“Il primo Report trimestrale sul Gioco Online Illegale ha preso in analisi il periodo dal 1 gennaio al 31 marzo 2026. Il nostro punto di partenza è stato rilevare come ci sia una presenza diffusa di spot sul gioco sul web. In Italia, però, sappiamo che vige il divieto assoluto di pubblicità sul gioco. Il circuito illegale è dunque attivo e soprattutto visibile su tre principali social network: Instagram, Facebook e TikTok”. Lo ha sottolineato Filippo Pucci, direttore scientifico Data Room Nexus, a Roma in occasione dell’evento di presentazione dell’Osservatorio sul Gioco Online Illegale, una nuova struttura di analisi e monitoraggio del fenomeno illegale nel comparto del gioco a distanza, sviluppata proprio da Data Room Nexus.
“Individuati 500 siti non autorizzati in tre mesi”
“Instagram è stato il primo oggetto dell’analisi perché possiede un pubblico ampio e eterogeneo. Abbiamo analizzato solo inserzioni dirette all’Italia, rilevando come esistano sistemi intermedi di smistamento del traffico che estrapolano i dati dell’utente e lo indirizzano verso un sito specifico che, molto spesso, non è quello cliccato in principio dall’utente.
Nel periodo di monitoraggio abbiamo rilevato 4/5 siti al giorno, per un totale di circa 500 siti nel primo trimestre. I 500 siti che abbiamo individuato sono stati sottoposti a una ulteriore fase analitica in cui ogni dominio è stato analizzato singolarmente per ricostruire il volume di traffico nel trimestre: in totale, 4.529.197 utenti attivi sul circuito illegale“, ha aggiunto.
“Il traffico direct è il principale canale di accesso”
“Abbiamo condotto un’analisi finalizzata a ricostruire le principali modalità di accesso degli utenti. I canali di traffico sono diversificati. Il traffico “direct” è il numero 1, e consiste in ricerche dirette del dominio, quindi utenti che conoscono il sito e lo cercano specificamente; ci sono poi i siti che circolano su app di messaggistica a circuito chiuso come Telegram
C’è poi il traffico organico, in cui l’utente cerca bonus generici sul web e si imbatte su siti illegali su Google, e il traffico “referral”: è il caso dei link che provengono da altri siti, come ad esempio profili di influencer su YouTube che mettono nel box in descrizione il link al sito illegale”, ha detto.
“Fino a 20 miliardi di raccolta annua in Italia”
“Il traffico social risulta basso ma è finto, perché i sistemi di smistamento non vengono rilevati dai sistemi di monitoraggio una volta che l’utente clicca sul link dai social e viene smistato.
Il peso in termini di raccolta, solo da Instagram, dei 500 siti dell’Osservatorio è di 500 milioni di euro nel primo trimestre, quindi circa 2 miliardi di raccolta annua. Ma non c’è solo Instagram, ci sono gli altri canali di accesso, quindi il guadagno è molto più ampio. Sull’anno in Italia potrebbe esserci un attività di 5.000 siti illegali, per un volume di raccolta tra i 18 e 20 miliardi l’anno“, ha concluso. fp/AGIMEG










