Divieto pubblicità: la Serie A chiede di reintrodurre le sponsorizzazioni. Incontro tra Abodi (Ministro Sport) e MEF sulla questione. In Inghilterra gli sponsor del betting portano alle squadre oltre 83 milioni di euro

Rivedere il divieto di pubblicità e sponsorizzazione delle attività di gioco contenuto nel Decreto Dignità, consentendo così alle squadre di avere di nuovo come sponsor operatori del betting e permettere ai club di incassare una percentuale degli introiti delle scommesse generate dal calcio.

E’ questa la richiesta avanzata dalla Serie A, colpita dalla mancata proroga del Decreto Crescita.

Dal luglio 2019, quando è entrato in vigore il Decreto Dignità, fortemente voluto dal Movimento Cinque Stelle, durante le manifestazioni sportive, culturali o artistiche è vietato pubblicizzare, anche indirettamente, giochi o scommesse con vincite di denaro. Il mondo del pallone ha perso così circa 100 milioni a stagione come possibili introiti – riporta La Gazzetta dello Sport. Quando è entrato in vigore il Decreto Dignità, ben 15 club di A avevano accordi commerciali, non tutti come main sponsor, con operatori delle scommesse.

Il ministro dello Sport Andrea Abodi, negli ultimi mesi, ha più volto sottolineato il fatto che una fetta dei proventi dalle scommesse sullo sport dovrebbe restare allo sport. La prossima settimana proprio il ministro Abodi avrà una riunione al Mef, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per valutare quali strade possono essere percorse per aiutare un settore in crisi. Potrebbe essere aperto, quindi, un tavolo di confronto tra l’esecutivo, i rappresentati del mondo del calcio e gli operatori del betting.

Una soluzione potrebbe essere quella di considerare la sponsorizzazione sulla maglia e sui led dello stadio un’esposizione del marchio e vietare invece gli spot pubblicitari e le iniziative di marketing delle aziende di betting con i calciatori e gli allenatori.

Tra i possibili aiuti su cui sta lavorando il Governo potrebbero esserci anche assist per la costruzione di nuovi stadi o sgravi fiscali ad hoc.

E mentre in Italia si continua a discutere del divieto di sponsorizzazione, l’Estero guarda avanti. In Inghilterra i club della Premier League hanno messo al bando le compagnie di betting come main sponsor a partire da 2026-27, ma potranno comunque rimanere come sponsor di manica o sui led a bordo campo. Nella stagione 2023-24 sono sette le formazioni che le hanno come sponsor principale: Bournemouth (Dafabet), Aston Villa (BK8, accordo firmato la scorsa estate), Brentford (Hollywoodbets), Burnley (W88), Everton (Stake.com), Fulham (Sbotop) e West Ham (Betway). In tutto portano a questi club 83 milioni di euro, a cui si aggiungono i soldi che arrivano alle altre società attraverso accordi di sponsorizzazioni sulla manica (Crystal Palace e Wolverhampton) o di altro tipo.

In Spagna avere sulla maglia una compagnia di scommesse è vietato dal 2020-21, adesso diversi club hanno operatori di betting come sponsor regionali per l’estero. In Francia il divieto è relativo solo alle compagnie straniere e così un main sponsor legato alle scommesse sulla maglia lo hanno il Montpellier (Paratouche) e il Le Havre (Winamax); il Psg (Parions Sport come premium partner”), il Monaco e il Nizza (Vbet), il Marsiglia (Mojabet come sponsor per l’Africa) e la FFF (tra i partner Betclic).

In Germania, i Laender a vietano o consentono accordi commerciali con aziende del betting: un solo club della Bundesliga ne ha una come sponsor di maglia (lo Stoccarda con Winamax), ma il Borussia Dortmund ha da anni una partnership con Bwin, sponsor anche della German Football Association e di altre quattro società (Union Berlino, Colonia, St. Pauli e Dynamo Dresda), il Bayern Monaco tra i suoi partner ha Tipico, il Darmstadt e l’Hoffenheim sono legati a Neo.bet, l’Hannover ha StarGames sulle maglie da allenamento. cdn/AGIMEG