Cons. Coordinamento Veneto 2020: “Legge sul contrasto del Gap impedisce tutela delle persone, rinunciando a limitare distanze dei punti di gioco dai luoghi sensibili”

“Può la Regione approvare una legge efficace per il contrasto all’azzardo? Pensavamo di sì, speravamo di sì. Ma dopo mesi di lavoro positivo della Quinta commissione, il cambio di rotta della maggioranza ci rammarica enormemente: impedisce la tutela delle persone più vulnerabili, rinunciando a limitare le distanze dei punti di gioco dai luoghi sensibili”. Così i Consiglieri regionali del Coordinamento Veneto 2020, Cristina Guarda (Civica per il Veneto), Piero Ruzzante (Liberi e Uguali) e Patrizia Bartelle (Italia in Comune) hanno commentato l’approvazione della normativa sulla prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo patologico. “Le slot e le sale da gioco vicino a scuole, chiese, oratori, case di riposo, ospedali, ci rimarranno e continueranno ad essere un enorme rischio di invito all’azzardo. L’esperienza del Consiglio regionale piemontese ci ha testimoniato che agire sugli esercizi esistenti sia possibile, nel rispetto delle priorità sociali espresse dall’articolo 41 della costituzione”, hanno continuato.

“Il miglior risultato possibile nell’attuale contesto legislativo nazionale, che nessun governo, né presente né passato, ha avuto il coraggio di riformare in un’ottica di dissuasione e di contrasto”, ha invece affermato l’assessore regionale alla sanità e al sociale, Manuela Lanzarin. “La legge veneta approvata oggi dall’aula di palazzo Ferro-Fini – ha detto – è un provvedimento restrittivo, voluto e appoggiato dalla Giunta, per far ordine tra le diverse norme regionali adottate dal 2015 in poi e per dare certezza agli enti locali che, con ordinanze proprie, hanno adottato ordinanze e regolamenti su distanze e orari. Con la nuova legge, si stabiliscono distanze minime di 400 metri dai luoghi sensibili, orari di apertura, aumento massimo dell’aliquota Irap e sanzioni fino a 6 mila euro: così si fa finalmente chiarezza e si introducono criteri di omogeneità per tutto il territorio regionale”. “Si tratta di una legge fortemente restrittiva visto che innalza l’aliquota Irap per gli esercenti che installano apparecchiature da gioco al valore massimo possibile previsto: lo 0,92 per cento rispetto allo 0,20 previsto dall’articolo 20 del collegato del 2015 alla legge di stabilità. Una scelta chiara, che va nella direzione di utilizzare tutti gli elementi che possono essere lecitamente utilizzati come deterrenti”, ha aggiunto. “Ci sono, però dei diritti acquisiti e quindi abbiamo ritenuto di dover mettere in protezione la legge da eventuali contenziosi, stabilendo che le nuove norme di applicano alla nuova programmazione e non all’esistente. Come tutti sanno, una legge non può essere retroattiva”, ha sottolineato. “Agli strumenti di dissuasione e di controllo continueranno ad affiancarsi quelli di prevenzione e cura: la Regione Veneto, per parte sua, integra con oltre 1,2 milioni di euro di risorse proprie i 4 milioni del fondo sanitario nazionale erogato con i Lea per finanziare l’attività di prevenzione, cura e recupero dei Servizi per le dipendenze e, con il piano regionale per il gioco patologico, sta sperimentando alcuni percorsi sperimentali, residenziali, semiresidenziali e di auto-aiuto, in collaborazione con le associazioni di volontariato e le comunità locali”, ha continuato. cdn/AGIMEG

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