Mozione settore giochi, Vaccari (PD): “Rischio sociale e sanitario crescente. Serve una riforma organica del settore del gioco”

In Aula alla Camera si discute la mozione Merola ed altri concernente iniziative nell’ambito del settore dei giochi pubblici. Sono state presentate, inoltre, le mozioni Francesco Silvestri ed altri (M5S) e Giachetti ed altri (IV), che, vertendo su materia analoga a quella trattata dalla mozione all’ordine del giorno, verranno svolte congiuntamente.

Ad aprire i lavori è stato il deputato PD Stefano Vaccari, segretario di presidenza della Camera che ha detto: “​Sì, grazie Presidente. Colleghi e colleghe, Sottosegretaria Ferro. Oggi discutiamo una mozione che non riguarda semplicemente il riordino del gioco pubblico. Riguarda la qualità della nostra democrazia, il rapporto tra Stato e cittadini, il confine tra interesse pubblico e interesse economico. Perché quando in un Paese i suoi cittadini e le sue cittadine arrivano a giocare 165 miliardi di euro in un anno — il 7,3% del PIL nazionale — non siamo più davanti a un fenomeno marginale o ricreativo, siamo davanti a una crisi sistemica. Una crisi sociale, sanitaria, economica e culturale.

​Nel 2025 gli italiani hanno perso quasi 22 miliardi di euro netti nell’azzardo. Lo ripeto: 22 miliardi sottratti ai bilanci familiari, ai consumi, al risparmio, alla vita reale delle persone. Non è un gioco, è azzardo. E mentre tutto questo accade, il Governo continua a guardare il fenomeno quasi esclusivamente dal punto di vista del gettito. Ma il punto è politico, ed è proprio questo: uno Stato che fonda una parte crescente del proprio equilibrio fiscale sulla perdita economica dei cittadini è uno Stato che ha smesso di governare il fenomeno e ha iniziato a dipenderne”.

Gioco e disuguaglianze sociali

“​Ed è esattamente ciò che emerge dal Libro Nero dell’Azzardo di CGIL e Federconsumatori, che definisce lo Stato italiano uno “Stato perdente”. Perdente perché incassa da alcuni anni poco più di 11 miliardi a fronte di un aumento esponenziale della raccolta, ma scarica sul sistema sanitario, sui servizi sociali, sulle famiglie e sui territori costi enormemente superiori e che nessuno ha mai quantificato. Perché, mentre cresce l’azzardo, diminuiscono gli strumenti pubblici di prevenzione. E poi, perché ha cancellato l’osservatorio specifico sul gioco d’azzardo patologico e ha ridotto le risorse dedicate alla cura e alla prevenzione della dipendenza. E soprattutto perdente perché ha scelto scientemente di non affrontare il nodo centrale: la riduzione dell’offerta.

​Noi, dall’inizio della legislatura, predichiamo nel vuoto, chiedendo una riforma organica e avendo depositato una proposta di legge specifica su questo. Una riforma costruita insieme ai territori, ai servizi sanitari, alle associazioni, ai sindacati, alle famiglie, agli enti locali, che in gran parte ricalca la proposta Baretta della XVII legislatura. Una riforma che metta al centro la salute pubblica, la legalità, il contrasto alle mafie, la tutela dei minori e la trasparenza. Non è arrivata alcuna risposta. Si è preferito scegliere la strada più semplice: quella del rinvio e delle proroghe prima, e poi, con la delega fiscale, un’attuazione per pezzi, partendo dal gioco online, consentendogli di superare i 100 miliardi di euro di raccolta in due anni.

In appena sette anni siamo passati dal 33% al 61% del mercato complessivo. E attenzione, non stiamo parlando di innovazione neutrale: stiamo parlando di una forma di azzardo permanente, continua, invisibile, disponibile 24 ore su 24 dentro uno smartphone.
​17 milioni di conti gioco attivi, quasi 5 milioni di utenti stimati: l’84% dei conti chiude l’anno in perdita. E chi paga di più? Sempre gli stessi: le aree economicamente più fragili, le famiglie più vulnerabili, i giovani. Campania, Sicilia, Calabria registrano i livelli più alti di gioco online pro capite: in alcune province si superano i 4.500 euro a persona e in alcuni comuni, spesso medio e piccoli, si arriva a oltre 7.000 euro pro capite”, ha aggiunto.

Gioco d’azzardo e criminalità: “Il settore a rischio infiltrazioni mafiose”

“​E noi dovremmo far finta che questi dati non abbiano una connessione con povertà, sovraindebitamento, usura, marginalità sociale, infiltrazioni criminali? Davvero vogliamo ignorare che diversi territori evidenziano anomalie compatibili con fenomeni di riciclaggio? Perché il punto è anche questo: l’azzardo è uno dei principali strumenti di penetrazione economica della criminalità organizzata.

​Eppure, mentre le mafie investono nel settore, mentre il mercato si concentra, mentre il digitale esplode, lo Stato arretra. Arretra sulla trasparenza dei dati, arretra sul controllo pubblico, arretra sulla prevenzione. In questi anni, però, non sono mancate realtà sociali, associative, istituzionali che hanno provato a costruire un argine culturale e civile contro la diffusione dell’azzardo”, ha detto.

“Servono più tutele e meno offerta”

“​La mozione – ha aggiunto – che presentiamo dice con chiarezza che questo non è più accettabile. Servono risposte diverse che abbiamo in questi anni provato anche a condividere con i colleghi dell’intergruppo parlamentare sul tema, sia con alcune associazioni di impresa del settore, ma dal governo nessun accenno di dialogo. Noi diciamo che il riordino del gioco fisico non può essere costruito attorno ai, pur legittimi, interessi concessori. Non può essere una semplice ed ennesima operazione fiscale. Non può diventare il tentativo di smontare le tutele territoriali costruite da regioni e comuni in questi anni.

Per questo abbiamo chiesto la riduzione progressiva dell’offerta di gioco, la tutela dei distanziometri e dei limiti orari, il rafforzamento dei controlli antimafia, l’accesso pubblico e trasparente ai dati territoriali, la tutela reale dei minori, meccanismi obbligatori di autoesclusione e monitoraggio dei comportamenti a rischio, il divieto di utilizzare i dati dei giocatori per finalità commerciali, il ripristino dell’osservatorio sul disturbo da gioco d’azzardo, il rifinanziamento del fondo GAP.

​E diciamo una cosa molto chiara: la prevenzione non può dipendere dal gettito prodotto dall’azzardo, perché sarebbe una distorsione etica prima ancora che politica. Più persone si rovinano, più lo Stato incassa. Più territori soffrono, più aumentano le entrate. Questo non è un modello sostenibile, non è nemmeno moralmente difendibile”.

Pubblicità del gioco

“E c’è un altro tema enorme che troppo spesso viene rimosso. Mi riferisco alla pubblicità. Il divieto formale viene ormai aggirato ogni giorno attraverso piattaforme ibride, influencer, ambientazioni sportive, bonus mascherati, strumenti digitali costruiti per colpire soprattutto i giovani. Si parla di gioco responsabile, ma spesso quel linguaggio diventa fuorviante e promozione indiretta all’azzardo.

​La verità è che abbiamo progressivamente normalizzato il rischio, abbiamo reso l’azzardo familiare, quotidiano, socialmente accettato. Ed è qui che emerge il fallimento più grande della politica e delle istituzioni. Un fallimento non solo normativo, ma culturale, sociale ed emotivo. Perché una Repubblica fondata sul lavoro non può trasformarsi in una Repubblica fondata sulla dipendenza da gioco.

​Noi oggi abbiamo una responsabilità precisa: decidere se stare dalla parte di uno Stato biscazziere, che tutela, volente o nolente, grandi player economici, spesso nemmeno più italiani, oppure dalla parte degli effetti collaterali dell’azzardo, e cioè le famiglie, i territori, i giovani, le persone più fragili che vengono ogni giorno illuse dalle centinaia e centinaia di offerte di azzardo”, ha continuato.Camera deputati

“Lo Stato deve governare il fenomeno con più responsabilità”

“Questa mozione sceglie da che parte stare e chiede alla politica di fare finalmente ciò che finora non ha avuto il coraggio di fare, ovvero governare davvero il fenomeno: ridurre l’offerta, aumentare la trasparenza, proteggere la salute pubblica e restituire allo Stato un ruolo che non sia quello del banco che vince sempre. Perché oggi il vero rischio non è soltanto che milioni di persone perdano soldi, il vero rischio è che lo Stato perda se stesso.

​E allora, colleghe e colleghi, governo, su mozioni come questa ci si dovrebbe esprimere andando oltre i posizionamenti politici, oltre le appartenenze, oltre persino i rispettivi ruoli tra maggioranza e opposizione, perché davanti a noi c’è un interesse più grande: l’interesse di un Paese che non può pensare di fare cassa sulle pelle delle persone, sulle fragilità sociali, sulle dipendenze, sull’impoverimento delle famiglie e dei giovani. Siamo davanti a un crocevia dal quale non ci si può sottrare, e non lo può fare nemmeno scegliendo di rinviare ancora, come sappiamo si stia pensando, o di voltarsi dall’altra parte o, peggio, di buttare il pallone in tribuna.

Questo è il momento delle decisioni, della responsabilità, del coraggio politico. Per questo rivolgo un appello sincero a tutte le forze parlamentari: interroghiamo le nostre coscienze, per una volta proviamo a costruire insieme una risposta all’altezza della sfida che abbiamo davanti. Uniamoci e incamminiamoci tutti lungo la stessa strada. Possiamo farlo, dobbiamo farlo”, ha concluso. cdn/AGIMEG