Legalità in gioco, Amorosini: “La vera sfida non è il gioco, ma distinguere il mercato legale da quello illegale”

Si è svolto presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, a Roma, il convegno “Legalità in Gioco”, promosso su iniziativa dell’on. Mauro D’Attis. Ad aprire i lavori sono stati Massimo Maria Amorosini, direttore di Fortune Italia, e Luigi Caramiello, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università Federico II di Napoli, che hanno introdotto i temi al centro dell’incontro dedicato al ruolo del sistema concessorio nella tutela della legalità, dei giocatori e del territorio.

“La sfida è governare davvero un mercato in profonda trasformazione”

“Negli ultimi anni il mercato del gioco è stato interessato da profondi cambiamenti e la vera sfida è riuscire a governarlo realmente. Da questa consapevolezza è nato il percorso che ci ha portato alla realizzazione di questo speciale”. E’ quanto ha detto Massimo Maria Amorosini.

“Il punto di partenza è stato il convegno ‘Misurare l’invisibile’, che si è svolto a Roma lo scorso 13 maggio. In quell’occasione istituzioni, Parlamento, autorità di controllo, forze dell’ordine, mondo accademico e operatori del settore si sono confrontati in maniera molto costruttiva, in un dibattito non si è limitato a fotografare il fenomeno o a descrivere l’esistente, ma ha cercato di comprendere le trasformazioni del settore del gioco in Italia e di delineare le politiche più efficaci per governarlo”.

Gioco e legalità, la nuova partita è tra mercato regolato e illegalità

“Da quel confronto è nato lo speciale “Legalità in gioco”, una pubblicazione che raccoglie numerosi contributi autorevoli, provenienti da prospettive anche molto diverse tra loro, ma complementari. Abbiamo voluto dare voce alla politica, alle istituzioni, agli organismi di controllo, agli studiosi e agli operatori economici, perché riteniamo che soltanto mettendo insieme competenze differenti sia possibile restituire tutta la complessità di un fenomeno che non può essere osservato da un unico punto di vista.

Uno degli elementi che emerge con maggiore forza è che oggi la vera distinzione non è più tra chi è favorevole e chi è contrario al gioco. La partita si è spostata: la differenza è tra un mercato regolato, sottoposto a controlli, tracciabilità e responsabilità, e un mercato illegale, che aggira le regole, alimenta i circuiti criminali, sottrae ingenti risorse all’erario e priva completamente i cittadini di ogni forma di tutela e protezione.

Da questo speciale emerge con chiarezza anche il valore del sistema concessorio, che rappresenta un fondamentale presidio di legalità dello Stato. Non serve soltanto a garantire, pur se molto importanti, le entrate erariali necessarie a sostenere i servizi per la collettività, ma soprattutto tutela gli interessi dei giocatori, delle comunità locali e di tutti gli operatori che ogni giorno investono per rispettare le regole del gioco”, ha aggiunto.

Caramiello: “Il gioco è un fenomeno umano da regolamentare, non da proibire”

“Bisogna distinguere la dimensione di fenomeno da quella di problema. Il gioco è una caratteristica umana universale: l’homo sapiens gioca per tutta la vita, non smette mai. Ma proprio per questo motivo non può essere abbandonato alla sregolatezza. Il gioco non è una merce come tutte le altre: è una merce che porta al proprio interno fattori problematici, capaci di creare squilibri e dipendenza. La legge controlla certi fenomeni non per contrastarli ma per tenerli sotto controllo, come una “diga””, ha specificato Luigi Caramiello, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università Federico II di Napoli.

“Combattere il gioco illegale è fondamentale per una serie di motivi: se è vero che il gioco è un fenomeno universale che non si può proibire, ed è altrettanto vero che questo diritto può generare fenomeni problematici, allora è indispensabile che venga regolato. Il gioco illegale sottrae risorse ma, soprattutto, introduce una tolleranza pratica dell’illegalità e mette in moto un meccanismo che svantaggia la comunità.

Oltre al lavoro, ottimo, dello Stato e delle autorità, ci sono due punti fondamentali da affrontare. Il primo è che non basta il meccanismo della repressione: bisogna accrescere il senso civico del giocatore, che deve sapere quando sta finanziando un ospedale o una struttura pubblica e quando invece sta finanziando una partita di droga. Il secondo è che il gioco legale accresce e potenzia la credibilità delle istituzioni, ma le istituzioni devono a loro volta mostrare come quel gettito viene ben impiegato”, ha concluso. fp/AGIMEG