Tra gli interventi del convegno “Legalità in Gioco” anche quello di Raffaele Gnazzi, Legal & Compliance Director di Novomatic Italia, che ha partecipato alla tavola rotonda dedicata al ruolo del sistema concessorio nella tutela della legalità e alla collaborazione tra istituzioni e operatori del comparto del gioco pubblico.
Compliance e gioco pubblico: gli investimenti necessari per un mercato più sicuro
“Il termine compliance indica la conformità normativa: definirla un costo sarebbe paradossale, perché nel mercato del gioco legale è naturale che gli operatori siano conformi alla legge. Gli operatori sostengono certamente molteplici costi di compliance, sia formali, come le certificazioni ISO o quelle sulla parità di genere e sul gioco responsabile, sia sostanziali, come gli sforzi profusi nel settore per contrastare il riciclaggio e la dipendenza patologica da gioco. Il costo della compliance non va però visto come un costo vivo per l’azienda: è l’assenza di compliance a generare un’esternalità negativa, creando margini di agire illegale che pregiudicano le possibilità di guadagno di chi rispetta le norme.
Si crea quindi un doppio binario, una concorrenza sleale all’interno del settore? Assolutamente sì: avere da un lato operatori soggetti a numerose normative volte a preservare la legalità, contrastare il riciclaggio e tutelare il giocatore, e dall’altro un mercato senza regole, genera inevitabilmente sacche di concorrenza e di inefficienza tra settore legale e illegale”, ha detto.
Gioco legale e normativa: gli operatori chiedono regole equilibrate per competere
“Un ulteriore aspetto è l’importanza dell’intervento legislativo a supporto dell’impresa di gioco. Il settore non nasce con la normativa che ha introdotto gli apparecchi da gioco né con quelle successive sulle scommesse e sul gioco online: il gioco esiste da sempre e fa parte dell’essere umano. Gli operatori si sono trovati un ventennio fa a entrare in un mercato già esistente, non regolamentato e quindi inevitabilmente nelle mani della criminalità organizzata, e hanno dovuto assistere lo Stato nel costruire una rete di tutele e garanzie in grado di ricondurre quel gioco irregolare a un gioco legale, nel rispetto di regole certe, della tutela del giocatore e dell’interesse erariale.
Gli operatori leciti partono dunque con uno svantaggio competitivo: se questo svantaggio non viene compensato dal legislatore, non con contributi o fondi ma con un atteggiamento non eccessivamente repressivo e stringente sulle regole, si crea inevitabilmente un doppio binario a danno dell’industria del gioco legale e a beneficio di chi lavora sotto traccia”, ha aggiunto.
Omnicanalità nel gioco: online e fisico non si sostituiscono, ma si completano
“Quanto all’omnicanalità, è fisiologica al periodo in cui viviamo e la osserviamo in tanti settori. Nel retail le abitudini di acquisto si sono spostate sulle piattaforme digitali, ma i negozi non sono scomparsi; si è passati in maniera importante alla consegna a domicilio e all’asporto, ma i ristoranti continuano a lavorare tantissimo. Le abitudini non sono state sostituite, sono state ampliate. Il gioco online è un fenomeno piuttosto recente e non è intervenuto per sostituire il gioco fisico, ma per completare un’esperienza di gioco.
Tuttavia oggi la differenza normativa e regolamentare tra gioco online e gioco fisico è grandissima: se prima si è fatto un paragone sulla distanza tra gioco legale e illegale, si potrebbe ritenere, su altri presupposti, che la stessa distanza esista tra fisico e online”, ha aggiunto.
Slot, sale giochi e online: il divario normativo che penalizza il gioco fisico
“Il gioco fisico è stato disciplinato nel 2004 e ritoccato nel 2010 con l’avvento delle videolottery, ed è stato oggetto di numerosi interventi mirati soprattutto ad aumentare il prelievo erariale, oltre che di accorgimenti che hanno fatto molto male agli operatori e che forse non hanno prodotto i risultati sperati nel contrasto alla ludopatia: i limiti di orario, i luoghi sensibili, l’introduzione della tessera sanitaria.
Il gioco online, paradossalmente, è stato trattato dal regolatore come il figlio bravo: non ha limiti di orario, di spesa né territoriali, può essere giocato ovunque, ha una tassazione molto più agevolata e costi di gestione molto più bassi rispetto al fisico. Prima delle nuove regole introdotte con il bando, inoltre, i controlli all’apertura del conto di gioco non erano così dirimenti e, avvenendo a distanza, potevano essere facilmente aggirati, con il rischio che anche i minori cadessero nella rete del gioco online.
Premiare un settore e penalizzarne un altro fa male a tutti, a partire dal consumatore, che pur volendo giocare online conserva il desiderio del momento di socializzazione: come ordiniamo il cibo sulle piattaforme ma poi vogliamo andare al ristorante con gli amici, così il giocatore vorrà continuare a frequentare le sale da gioco. Bisogna però metterlo in condizione di trovarvi lo stesso prodotto e la stessa offerta. Il riordino è quindi fondamentale, sia per riavvicinare competitivamente i vari prodotti, sia per garantire al giocatore un’offerta complementare in base alle sue esigenze. L’alternativa è che il giocatore si rivolga a settori molto meno regolamentati, con un conseguente accrescimento del gioco illegale”, ha concluso. fp/AGIMEG

