Dal nuovo assetto concessorio agli investimenti sul gioco responsabile al futuro della rete PVR, passando per lo switch tecnologico del 13 novembre, il settore attraversa una trasformazione senza precedenti. Salvo Vullo (CEO Kogem) analizza opportunità, criticità e rischi, in una esclusiva intervista rilasciata ad Agimeg, di una fase nella quale chiarezza delle regole e sostenibilità degli operatori devono procedere insieme.
Il mercato italiano del gioco pubblico a distanza sta attraversando uno dei momenti di maggiore trasformazione della propria storia. L’aggiudicazione delle nuove concessioni online, avvenuta a fine 2025 e, l’avvio del nuovo assetto concessorio dal successivo 13 novembre, hanno ridisegnato profondamente il perimetro del comparto, richiedendo agli operatori investimenti economici, tecnologici e organizzativi particolarmente rilevanti.
La riforma non riguarda soltanto il costo sostenuto per ottenere la concessione. Introduce un modello maggiormente orientato alla sicurezza, alla tracciabilità, alla tutela del giocatore e alla responsabilizzazione degli operatori. In questa direzione si inserisce anche l’obbligo di destinare annualmente una quota pari allo 0,2 per cento dei ricavi netti del concessionario a campagne informative e di comunicazione sui temi del gioco responsabile e della prevenzione del gioco patologico.
Parallelamente, il comparto si prepara a un’altra trasformazione di portata eccezionale: l’avvio, previsto per il 13 novembre 2026, del nuovo sistema tecnologico del gioco a distanza. Un passaggio che comporta l’adeguamento dei protocolli, dei flussi informativi, delle piattaforme e delle procedure di certificazione e autorizzazione.
Ne abbiamo parlato con Salvatore Vullo, CEO di Kogem, società specializzata nella consulenza tecnica e nella compliance per il settore del gioco pubblico.
A quasi un anno dall’avvio del nuovo assetto concessorio, come sta cambiando il mercato italiano del gioco online?
Il settore sta vivendo un cambiamento profondo, probabilmente il più importante degli ultimi anni. Il nuovo assetto ha richiesto investimenti considerevoli e ha innalzato il livello delle responsabilità poste a carico dei concessionari. Non parliamo soltanto dell’onere economico sostenuto per la concessione, ma anche di adeguamenti tecnologici, nuovi obblighi organizzativi, procedure di controllo più articolate e investimenti specifici destinati alla tutela del giocatore.
È una trasformazione che, se correttamente accompagnata, può produrre benefici importanti. Può rendere il mercato più sicuro, tracciabile e moderno, rafforzando il ruolo del concessionario quale presidio dello Stato nella raccolta legale del gioco.
Proprio per questo è necessario che, alle maggiori responsabilità, corrisponda una cornice regolamentare altrettanto chiara. Gli operatori devono sapere preventivamente quali condotte sono richieste, quali sono consentite e quali possono determinare una contestazione.
La tutela del giocatore e il gioco responsabile hanno assunto un ruolo sempre più centrale. Il settore è pronto ad affrontare questa nuova fase?
La tutela dei cittadini e dei giocatori deve rimanere una priorità assoluta, soprattutto rispetto a temi delicati come la prevenzione delle dipendenze, la protezione dei minori e l’individuazione tempestiva dei comportamenti potenzialmente problematici.
Sono obiettivi che nessun operatore del gioco legale può mettere in discussione. La stessa previsione di investire lo 0,2 per cento dei ricavi netti in campagne informative e di comunicazione dimostra quanto il gioco responsabile sia ormai parte integrante del nuovo modello concessorio.
Il punto, però, è comprendere come queste campagne debbano essere concretamente realizzate. Il concessionario è chiamato a informare, sensibilizzare e promuovere comportamenti responsabili, ma deve farlo all’interno di un quadro nel quale il confine tra informazione, comunicazione istituzionale e promozione commerciale non sempre viene interpretato in maniera uniforme.
Per questo, mai come oggi, il comparto ha bisogno di riferimenti chiari, coerenti e preventivamente conoscibili. È un’esigenza rappresentata da tempo, ma che, alla luce del nuovo assetto concessorio e della trasformazione in corso, non può più essere rinviata.
Dove si concentrano le maggiori incertezze?
Occorre definire con maggiore precisione i criteri applicabili a ogni ambito del gioco online: dagli aspetti tecnologici e amministrativi fino ai profili legali, alla comunicazione commerciale e alle politiche di gioco responsabile.
Non si tratta di chiedere una riduzione dei controlli, che rimangono indispensabili per tutelare il giocatore e garantire la correttezza del mercato. Si tratta di assicurare che tali controlli si fondino su parametri oggettivi e che gli stessi parametri vengano interpretati in modo quanto più possibile uniforme da tutti i soggetti coinvolti.
Secondo quanto rappresentato da diversi concessionari, studi legali e partner del settore, l’assenza di una cornice applicativa sufficientemente definita sta determinando un aumento delle contestazioni. Il gioco legale, e in particolare quello online, appare sempre più esposto a verifiche e iniziative provenienti da più direzioni, non sempre riconducibili a criteri interpretativi coincidenti.
Una delle aree più delicate riguarda proprio la comunicazione del gioco responsabile, la presentazione dell’offerta, i bonus e i contenuti pubblicati sui portali dei concessionari. Negli ultimi mesi alcune associazioni impegnate nella tutela dei consumatori e dei giocatori hanno sollevato rilievi nei confronti degli operatori, contestando, tra gli altri aspetti, una presunta eccessiva enfasi comunicativa potenzialmente idonea a influenzare il comportamento dell’utente.
La tutela del cittadino costituisce un obiettivo pienamente condivisibile. Il problema nasce quando espressioni come “eccesso di enfasi”, “comunicazione suggestiva” o “potenziale capacità promozionale” non trovano una declinazione sufficientemente precisa e uniforme. In assenza di confini chiaramente individuati, il medesimo contenuto può essere considerato da un soggetto un’informazione consentita e da un altro una forma di comunicazione non conforme.
Negli ultimi mesi alcuni operatori si sono trovati a dover affrontare segnalazioni, diffide e procedimenti giudiziari. Sono iniziative contro il settore?
Non è in discussione la legittimità delle iniziative intraprese, né la finalità di tutela del consumatore che può esserne alla base. Sarebbe improprio attribuire a chi presenta una segnalazione, formula una diffida o promuove un’azione giudiziaria intenzioni diverse da quelle dichiarate.
Il punto è un altro: quando regole, linee guida e parametri applicativi lasciano spazio a interpretazioni differenti, anche un’iniziativa assunta in piena buona fede e con l’obiettivo di proteggere il giocatore può trasformarsi in un contenzioso complesso.
In molti casi non ci si trova necessariamente davanti a una condotta manifestamente irregolare, ma a una diversa lettura dei confini entro i quali il concessionario può comunicare la propria offerta. Se tali confini fossero definiti in modo ancora più chiaro, puntuale e condiviso, probabilmente diminuirebbero non soltanto i procedimenti giudiziari, ma anche le segnalazioni, le diffide, gli accertamenti e i relativi costi sostenuti da tutte le parti coinvolte.
Alcuni operatori si trovano già a dover sostenere rilevanti costi di difesa su questioni rispetto alle quali continuano a emergere letture differenti. Il rischio è che il confine tra informazione, promozione commerciale e comunicazione del gioco responsabile venga definito soltanto nelle aule di tribunale, attraverso decisioni adottate caso per caso.
Non credo che questa sia la strada più efficace per garantire la tutela del consumatore e la certezza operativa degli operatori. Un concessionario autorizzato deve poter conoscere in anticipo ciò che può comunicare, con quali modalità e attraverso quali contenuti, senza essere costretto a ricostruire successivamente i limiti applicabili sulla base delle contestazioni ricevute.
Quale contributo stanno offrendo le istituzioni per chiarire questi confini?
Su questo terreno è stato particolarmente importante il lavoro svolto da AGCOM, che ha avviato un confronto attento anche con i concessionari e ha contribuito a delineare nuovi indirizzi per la comunicazione nel settore.
È stato un lavoro puntuale e necessario, utile per accompagnare gli operatori verso modelli di comunicazione più consapevoli e maggiormente orientati alla tutela del giocatore. Le situazioni rappresentate da diversi concessionari dimostrano, tuttavia, che il percorso richiede un ulteriore avanzamento.
Servono criteri ancora più dettagliati, esempi concreti e parametri condivisi che consentano di distinguere con chiarezza la comunicazione istituzionale, l’informazione sull’offerta legale, i messaggi di gioco responsabile e la promozione commerciale.
È necessario che ADM, AGCOM, concessionari e organismi rappresentativi proseguano il confronto, costruendo una cornice interpretativa capace di ridurre preventivamente le zone grigie. Una disciplina maggiormente dettagliata consentirebbe alle associazioni, alle autorità di controllo e agli stessi concessionari di operare sulla base di criteri comuni, distinguendo immediatamente le effettive violazioni dalle situazioni determinate da un’incertezza interpretativa.
La chiarezza delle regole non limiterebbe gli strumenti di tutela del giocatore. Al contrario, li renderebbe più mirati, efficaci e difficilmente contestabili.
Accanto alla tutela del giocatore, ritiene che oggi sia necessario parlare anche di tutela del concessionario e della filiera legale?
Assolutamente sì. La tutela del giocatore rimane prioritaria, ma non può essere dimenticata quella del concessionario e dell’intera filiera del gioco legale. Parliamo di imprese che operano sulla base di una concessione pubblica, sostengono investimenti economici e tecnologici rilevanti, garantiscono occupazione, contribuiscono al gettito erariale e sono sottoposte a controlli continui da parte di autorità e organismi differenti.
Dal confronto quotidiano con concessionari, provider, professionisti e operatori del comparto emerge una crescente sensazione di sofferenza. La percezione, soprattutto tra le realtà di dimensioni piccole e medie, è che il settore rischi di essere considerato una sorta di “bancomat” dal quale attingere attraverso nuovi oneri, sanzioni, contestazioni, richieste risarcitorie e costi di difesa.
Con questa espressione non intendo mettere in discussione la legittimità dei controlli, delle segnalazioni o delle iniziative giudiziarie. È però necessario evitare che la stratificazione degli obblighi e l’incertezza interpretativa trasformino ogni possibile divergenza nell’occasione per un’ulteriore contestazione economica a carico degli operatori autorizzati.
Un sistema equilibrato deve saper proteggere contemporaneamente il giocatore e chi opera legalmente al suo interno. Tutelare il concessionario non significa ridurre le garanzie per il cittadino, ma preservare quella rete legale, controllata e tracciabile che costituisce il principale presidio contro l’offerta illegale.
Se il peso economico, amministrativo e giudiziario dovesse diventare insostenibile, soprattutto per gli operatori medio-piccoli, il rischio sarebbe quello di favorire un’ulteriore concentrazione del mercato e di indebolire la pluralità dell’offerta legale. La tutela del giocatore e la sostenibilità della filiera non rappresentano interessi contrapposti: sono due condizioni indispensabili per garantire la solidità e la credibilità dell’intero sistema.

Il 24 settembre è atteso un importante passaggio giudiziario sul tema dei PVR. Quale ritiene debba essere il loro ruolo nel futuro del gioco pubblico?
Non entro nel merito della decisione, che spetta naturalmente alla magistratura, né ritengo corretto anticiparne gli esiti. Anche in questo caso ci troviamo davanti a una materia complessa, nella quale occorre valutare attentamente la natura dei PVR, la concreta fattibilità delle disposizioni, le differenti interpretazioni normative e l’impatto che ogni scelta può produrre sull’intera filiera.
Personalmente ritengo che i PVR rappresentino oggi una componente importante del sistema legale, soprattutto per i concessionari piccoli e medi. Il divieto di pubblicità introdotto dal Decreto Dignità ha profondamente limitato la possibilità degli operatori autorizzati di rendere riconoscibile la propria offerta. In questo contesto, una rete territoriale correttamente regolamentata e sottoposta a controlli può costituire un presidio di prossimità capace di aiutare il cittadino a distinguere il gioco autorizzato da quello illegale.
Il contributo dei PVR non dovrebbe essere valutato soltanto in relazione alla vendita delle ricariche. Questi punti possono svolgere anche una funzione informativa, spiegando le caratteristiche del gioco legale, richiamando i principi del gioco responsabile e aiutando l’utente a riconoscere un portale autorizzato rispetto a una piattaforma priva di concessione italiana e delle necessarie garanzie.
Trattare con cura questo comparto non significa sottrarlo alle verifiche, ma riconoscere che, se correttamente regolamentati, i PVR possono contribuire alla tutela del giocatore, alla sostenibilità dei concessionari medio-piccoli e al contrasto dell’offerta illegale.
A questa complessità normativa e interpretativa si aggiunge il passaggio al nuovo sistema tecnologico. Qual è la portata dello switch del prossimo 13 novembre?
La transizione verso il nuovo sistema del gioco pubblico a distanza rappresenta uno dei cambiamenti tecnologici e regolamentari più importanti affrontati dal settore negli ultimi anni.
L’obiettivo è modernizzare l’infrastruttura sulla quale operano i concessionari, migliorando la sicurezza, la tracciabilità, il controllo delle operazioni e l’interoperabilità tra i diversi sistemi. È un obiettivo positivo e condivisibile, ma la complessità dell’intervento non deve essere sottovalutata.
Dopo anni di utilizzo di protocolli ormai consolidati, il settore deve adeguarsi contemporaneamente a nuove regole tecniche, nuovi flussi informativi e nuove procedure di verifica e autorizzazione. Deve inoltre sostenere nuove verifiche tecnico-funzionali per le diverse verticali di gioco, necessarie a completare l’iter di attivazione del nuovo sistema del concessionario, mentre continua a garantire l’operatività attraverso quello attuale.
Un supporto particolarmente significativo sta arrivando dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha progressivamente intensificato il confronto con gli stakeholder. Se nella fase iniziale i tavoli tecnici si susseguivano a distanza di due o tre settimane, oggi gli incontri vengono organizzati con cadenza pressoché settimanale.
È un impegno importante, che consente a concessionari, Sogei, software house, provider, enti certificatori, consulenti e professionisti, di rappresentare le difficoltà operative e contribuire all’individuazione delle soluzioni necessarie. La frequenza degli incontri dimostra la volontà dell’Amministrazione di accompagnare concretamente il comparto verso la scadenza del 13 novembre.
Allo stesso tempo, l’intensificarsi del confronto testimonia la complessità della transizione e la quantità di questioni che devono essere affrontate in tempi ormai molto limitati.
Qual è il rischio concreto se una parte della filiera tecnica non riuscisse a completare in tempo gli adeguamenti e le certificazioni? Come si potrebbe ottenere una fotografia attendibile dello stato della transizione?
Il rischio, pur auspicando che venga superato grazie al lavoro congiunto già avviato, è che nella prima fase del nuovo sistema l’offerta legale possa risultare sensibilmente più limitata rispetto a quella attuale.
Non si tratterebbe necessariamente di un’inadempienza dei concessionari, ma dell’effetto prodotto dalla mole di giochi da adeguare, dalle integrazioni con i fornitori da modificare e ricertificare, dai nuovi dati da acquisire e trasmettere attraverso protocolli di comunicazione profondamente aggiornati e, infine, dalle verifiche e autorizzazioni da completare entro una scadenza ormai imminente.
La questione assume particolare rilevanza nel comparto casinò, caratterizzato da migliaia di titoli e da un numero elevato di provider. Anche quando il sistema principale del concessionario sarà pronto, la disponibilità effettiva dei singoli giochi dipenderà dal completamento dell’intera filiera: adeguamento tecnologico, verifica, certificazione, inserimento nelle nuove istanze e successiva autorizzazione.
Considerando che diversi provider e fornitori stanno completando i propri adempimenti proprio in queste settimane, appare evidente che l’intera industria stia operando in tempi estremamente compressi rispetto alla quantità di attività ancora necessarie.
In questa fase diventa quindi fondamentale intensificare il confronto diretto con gli enti certificatori. Sono questi ultimi ad avere la fotografia più aggiornata delle nuove certificazioni già completate, di quelle ancora in lavorazione, delle eventuali criticità emerse e dei tempi concretamente necessari per concludere le verifiche.
La mole di lavoro sostenuta dagli enti non è certamente indifferente. Sebbene le attività siano distribuite tra diversi certificatori, ciascuno di essi è chiamato a esaminare e validare un numero particolarmente elevato di sistemi, integrazioni e applicazioni di gioco, svolgendo controlli tecnici necessariamente rigorosi e scrupolosi. Sono verifiche che non possono essere superficialmente accelerate, perché rappresentano una garanzia essenziale per la sicurezza del sistema e per la tutela del giocatore.
Per questo potrebbe essere utile richiedere a ciascun ente certificatore un report aggiornato sullo stato delle attività relative ai singoli concessionari: certificazioni concluse, verifiche in corso, criticità riscontrate e tempistiche realisticamente necessarie per il completamento.
La trasmissione di questi report ad ADM permetterebbe all’Agenzia di disporre di un quadro complessivo, concreto e documentato della situazione. Su questa base sarebbe possibile verificare se le attività ancora da completare siano realmente compatibili con la scadenza del 13 novembre e, qualora emergessero difficoltà oggettive, valutare tempestivamente gli interventi tecnici, amministrativi o transitori necessari per rendere quella data concretamente sostenibile.
L’obiettivo non sarebbe rallentare il processo o ridurre il livello dei controlli, ma creare le condizioni affinché la transizione possa avvenire garantendo contemporaneamente la continuità operativa dei concessionari, la tutela dei giocatori, la sicurezza dell’offerta legale e l’assenza di significative flessioni del gettito erariale.
Esiste anche un problema legato alle verifiche tecnico-funzionali che ADM dovrà effettuare prima dello switch?
È una delle questioni che merita maggiore attenzione. Se molti concessionari riuscissero a certificare il nuovo sistema soltanto a ridosso della scadenza, ADM potrebbe trovarsi a dover sostenere, in pochissimi giorni, decine di verifiche tecnico-funzionali necessarie per autorizzare l’avvio delle diverse verticali di gioco.
Occorre, quindi, comprendere quale parte dell’attuale offerta potrà essere effettivamente certificata, inserita nelle nuove istanze, verificata e resa disponibile online entro il 13 novembre.
Questa valutazione diventa ancora più importante considerando che subito dopo lo switch inizierà il periodo di dicembre, tradizionalmente molto rilevante per i volumi di gioco. Un avvio con un’offerta fortemente ridotta produrrebbe conseguenze economiche per i concessionari, per i provider e per l’intera filiera, oltre a una possibile contrazione del gettito erariale.
Una riduzione dell’offerta legale potrebbe favorire anche il mercato illegale?
È un rischio che non può essere sottovalutato. Se il giocatore non dovesse trovare sul portale autorizzato i titoli o le tipologie di gioco abitualmente utilizzati, potrebbe essere indotto a cercare sul web offerte alternative.
Chi opera da anni nel settore e chi svolge attività di controllo sul territorio conosce bene la facilità con cui un utente può imbattersi in piattaforme prive di concessione italiana, sulle quali non esistono le medesime garanzie in materia di identificazione, protezione dei minori, tracciabilità dei flussi, tutela del saldo e gioco responsabile.
Si determinerebbe così un effetto paradossale: una riforma costruita per aumentare sicurezza, controllo e legalità rischierebbe, nella sua fase iniziale, di lasciare involontariamente spazio proprio a quell’offerta illegale che si intende contrastare.
Per questo è necessario disporre rapidamente di una fotografia attendibile dello stato delle certificazioni e della quota di offerta che potrà essere concretamente disponibile al momento dello switch. Qualora emergessero criticità oggettive, sarebbe opportuno individuare soluzioni tecniche e amministrative capaci di garantire la continuità dell’offerta legale senza ridurre la qualità e l’efficacia dei controlli.
Quale dovrebbe essere, allora, la priorità delle prossime settimane?
La priorità deve essere il coordinamento. Amministrazione, concessionari, Sogei, software house, provider ed enti certificatori devono poter lavorare su un quadro condiviso, con procedure certe, risposte tempestive e una visione realistica delle attività ancora da completare.
Il 13 novembre non deve rappresentare soltanto una scadenza formale. Deve segnare l’avvio effettivo di un sistema più moderno, controllato ed efficiente. Perché ciò accada, l’innovazione tecnologica deve essere accompagnata da tempi sostenibili e dalla garanzia di continuità dell’offerta legale.
Il settore non chiede meno controlli, né minori responsabilità. Chiede che gli obblighi siano chiari, che i parametri vengano applicati in modo uniforme e che chi opera legalmente possa programmare investimenti e attività senza essere costantemente esposto a interpretazioni divergenti.
La tutela del giocatore, la sostenibilità della filiera e il contrasto al gioco illegale devono procedere insieme. Se anche uno soltanto di questi elementi viene indebolito, a risentirne è la credibilità dell’intero sistema. ff/AGIMEG

