Geronimo Cardia, presidente di ACADI, ha preso parte oggi, 4 novembre, alla seconda giornata del SiGMA World 2026, in corso a Fiera Roma, intervenendo nel panel “Il futuro del giocatore ibrido e del mercato”.
“La manovra di bilancio toglie dalle tasche degli operatori del fisico il 10% secco dei guadagni. Se prima si lavorava con margini ridotti, ora i costi superano i ricavi. La presidente Meloni aveva dichiarato che sarebbe stata una manovra contro nessuno. Eppure, per il gioco fisico è previsto un aumento di un punto percentuale del PREU, con un rilancio limitato alle sole AWP, un payout al 70% e un PREU al 20%. Anche in questo caso, l’effetto è una riduzione del 10%.
C’è poi la proroga onerosa, con un aumento del 25% dei costi. Si tratta di una proroga subita dagli operatori, perché lo Stato ha definito un ordinamento che impedisce di svolgere le gare. Il gioco online, invece, non è stato toccato, ma anzi è stato esteso. Al canale fisico non è stato riservato lo stesso trattamento. È una manovra che colpisce duramente il territorio e accompagna il giocatore verso l’uscita, indirizzandolo a giocare online.
Il retail porta nelle casse dello Stato 10,5 miliardi di euro e garantisce occupazione a 135.000 lavoratori su un totale di 140.000. È quindi molto importante per l’occupazione. Sul fronte della legalità, raggiunge 7.000 degli 8.000 Comuni italiani e mette a disposizione del territorio 135.000 persone incaricate di pubblico servizio, anche con una funzione di tutela della salute.
Può essere proprio il territorio a svolgere il ruolo di drenare la domanda di gioco e indirizzarla verso l’online? Se non vengono indette le gare, se non è possibile utilizzare le carte di credito per le videolottery e se esistono limiti alla raccolta in contanti, ci sono disposizioni che finiscono per aggirare questi limiti, ammettendo ogni forma di pagamento”, ha detto.
“La determina ADM, di fatto, apre a una gestione che drena la domanda di gioco sul territorio e la riversa sull’online. I parametri, sia fiscali sia per gli operatori privati, sono diversi. Se un operatore privato non ha un approccio orientato all’online, perde una quota significativa dei ricavi, pari anche al 70%.
Se per l’online è consentito erogare 100 euro e utilizzare le carte di pagamento, perché non si può legittimare l’uso di carte di credito e POS anche per le videolottery? Pongo la stessa questione anche per le AWP: perché si può giocare soltanto con le monete e non con le carte di credito? Non si comprende come mai lo Stato, pur avendo ben chiaro quali conseguenze comporti giocare attraverso un canale piuttosto che un altro, non tenga conto di questi aspetti
Penso che l’innovazione sia la chiave per fare impresa. Per quanto riguarda i prediction market, sono favorevole a una regolamentazione delle piattaforme. In caso contrario, si rischia di creare una situazione di concorrenza sleale nei confronti di coloro che mettono in rete prodotti misurati e calibrati. Non si può pensare di sostenere che non si tratti di un prodotto di gioco, ma di un prodotto finanziario.
La misura con payout al 70% e PREU al 20% non è affatto un’innovazione da ‘prediction market’ per gli operatori degli apparecchi. Gli associati ACADI, che rappresentano cinque dei sette gruppi titolari di convenzioni di concessione per gli apparecchi, criticano questa misura.
Il Forum ACADI 2025 aveva proposto una misura ponte, identica sotto tutti gli aspetti, tranne che per quel dettaglio che porta nel baratro: il payout al 70% e il PREU al 19%. È proprio in quel punto percentuale che si concentra la perdita secca sui margini, già risicati, della filiera, composta da concessionari, gestori ed esercenti, ovvero baristi e tabaccai.
Questa misura non è affatto paragonabile al futuro radioso della linea dei ricavi dei prediction market online, ma rappresenta soltanto un altro colpo di grazia per il settore”, ha concluso. cdn/AGIMEG










