Inchiesta Casinò Saint-Vincent: fiches in cambio di mazzette, indagati funzionari della casa da gioco

Si riempie di nuovi dettagli l’operazione che ha fatto luce su un giro di fatture false per operazioni inesistenti per oltre 3 milioni di euro, in modo da avere denaro da riciclare nella casa da gioco di Saint-Vincent, in Valle d’Aosta, che è stato scoperto dalla guardia di finanza.

I finanzieri hanno eseguito un’ordinanza di sequestro nei confronti di 33 indagati a vario titolo per associazione per delinquere, riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.

Le forze dell’ordine hanno eseguito perquisizioni perquisizioni in Valle d’Aosta, in Piemonte, Lombardia, Toscana, Molise, Sicilia, Calabria, Liguria, Puglia, Campania e Lazio per cautelare denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili per un totale di 5 milioni di euro. Indagini di polizia giudiziaria hanno portato infatti a scoprire il riciclaggio di denaro proveniente da irregolarità fiscali di tre società che commerciano materiale ferroso in Piemonte. Contando solo il 2023 e il 2024 avrebbero emesso fatture false per oltre 3 milioni di euro. Il denaro ricavato veniva trasformato in contanti o in fiche da restituire alle società che emettevano le fatture, grazie alla compiacenza di due funzionari infedeli della casa da gioco. Viene contestata la condotta infedele di un funzionario, in cambio di compenso a ogni passaggio, che avrebbe celato l’origine illecita del denaro.

Nell’inchiesta risultano indagati tra agli altri Mariano Rossi, amministratore della Rigenera Italia srl, Eligio Boscaro, legale rappresentante di Italfibre srl, Riccardo Castagna rappresentante legale della Metalfer srl e i funzionari del Casinò di Saint-Vincent Cristiano Sblendorio, direttore dell’ufficio marketing e Augusto Chasseur Vaser, direttore dell’ufficio cambi e fidi. I reati contestati, a vario titolo vanno dalla dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, al riciclaggio, alla corruzione, all’associazione per delinquere.

Il complesso meccanismo prevedeva innanzi tutto l’emissione da parte delle società Metalfer e Italfibre di fatture false a beneficio di Rigenera per oltre 3 milioni di euro tra il 2023 e il 2024, ottenendo una detrazione indebita di Iva. Una volta incassato l’importo della fattura falsa, la società l’avrebbe trasferito sui conti personali di uno degli indagati, Massimo Martini, di 49 anni, di Alba, che si sarebbe poi occupato di riciclarlo presso la casa da gioco di Saint-Vincent. Qui Augusto Chasseur Vaser e Cristiano Sblendorio, in diversi e distinti episodi, avrebbero convertito in fiches le somme ricevute in contante, in violazione delle norme antiriciclaggio, dietro un corrispettivo in denaro. Attraverso la simulazione di una vincita, la casa da gioco avrebbe poi bonificato tali importi dando al denaro un’origine lecita. Tali somme ‘ripulite’ sarebbero poi rientrate nelle società attraverso altre fatturazioni, ottenendo liquidità oltre che un risparmio di imposta. Tra gli episodi contestati a Sblendorio anche quello di aver garantito a Massimo Martini i benefit dedicati ai clienti ‘Vip 5’, permettendogli di pernottare gratuitamente al Grand Hotel Billia e di accedere liberamente ai tavoli, potendo così facilmente monetizzare le fiches ricevute da Chasseur Vaser mediante giocate o simulazione di giocate ai tavoli. Inoltre, quello di aver cercato, senza riuscirci, di convincere l’amministratore delegato del Casinò di non inibire l’accesso a Martini, anche minacciando le proprie dimissioni.

C’è anche l’imprenditore portuale di Genova Aldo Spinelli tra gli indagati dell’inchiesta di Aosta. Spinelli, già finito ai domiciliari nell’ambito dell’indagine che aveva coinvolto l’allora presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, è stato perquisito questa mattina. “In merito alla perquisizione che ha riguardato questa mattina l’abitazione del commendatore Aldo Spinelli – spiega l’avvocata Sabrina Franzone – al fine di evitare supposizioni deformanti e fuori contesto, vorremmo definire i contorni della vicenda. L’accusa riguarda una cifra in contanti, in legittimo possesso di Spinelli tanto che non viene contestato alcun episodio di riciclaggio, che in data 11 agosto 2024 il commendatore ritirò dalla sua cassetta del Casinò di Montecarlo. La somma venne portata al Casinò di Saint Vincent dove Spinelli chiese a due funzionari della casa da gioco di cambiarla in fiches da gioco e a cui poi avrebbe elargito una mancia”. “Che Spinelli fosse assolutamente convinto della liceità dell’operazione – conclude la legale – lo confermano anche le intercettazioni in cui è lui stesso a chiedere conferma della regolarità dell’operazione. Senza dimenticare che la somma di cui si discute ammonterebbe a mille euro. La contestazione di corruzione ha sorpreso il commendatore che è comunque convinto di poter chiarire completamente il suo operato, pienamente lecito e da lui posto in essere in assoluta buona fede”. cdn/AGIMEG