È bastato un mese, forse meno, per trasformare la Juventus di Igor Tudor da certezza in crisi. L’allenatore croato, che fino a poche settimane fa divideva con Juric il privilegio di restare imbattuto in Serie A, oggi vede incrinarsi il suo futuro in bianconero. La sconfitta contro il Como ha acceso tutte le spie d’allarme: risultati in calo, gioco che non decolla, tensione crescente nell’ambiente.
Dopo la vittoria rocambolesca contro l’Inter — l’ultimo sorriso in campionato — la Juve ha raccolto soltanto tre pareggi e una sconfitta. Quattro partite, zero vittorie e un settimo posto che pesa come un macigno, anche se la classifica resta cortissima: sette squadre in quattro punti. Ma nel mondo bianconero, le attenuanti non bastano.
L’aria in casa Juve
In casa Juve si respira un’aria di valutazione. Ancora non di resa, ma di attesa. La dirigenza si interroga sul lavoro di Tudor, sulla solidità del progetto, sulla capacità del tecnico di riaccendere una squadra che pare spenta. Il croato non è mai stato tipo da compromessi: pretende intensità, disciplina e carattere, ma la squadra sembra aver smarrito proprio quello spirito di fuoco che doveva contraddistinguerla. Le prestazioni recenti hanno lasciato più domande che risposte, e anche la fiducia della dirigenza comincia a scricchiolare. Il pubblico rumoreggia, i risultati mancano, e il silenzio di Tudor amplifica la sensazione di precarietà.
Le quote raccontano la verità: la panchina traballa
Il mercato delle quote fotografa bene il momento. L’addio anticipato di Tudor entro Natale è valutato a 3.00, una stima che si è praticamente dimezzata rispetto all’inizio della stagione, quando la stessa ipotesi valeva 5.50. In termini calcistici, un crollo verticale di fiducia. Segno che la prospettiva di un cambio tecnico non è più remota, ma concretamente possibile se la Juve non rialza la testa subito. ng/AGIMEG









