Nella terza e ultima giornata di SiGMA World 2026 l’intervento conclusivo dell’Italy Stage è stato affidato a Rosaria Tassinari (FI), deputata alla Camera. La parlamentare ha parlato delle regole sull’intelligenza artificiale e della loro applicazione, anche nel mondo del gaming.
“Sono passati tre anni da quando, nel dicembre 2023, ho presentato alla Camera dei Deputati il disegno di legge 1631 sulla disciplina e l’impiego degli strumenti di intelligenza artificiale. Allora eravamo in una fase quasi precauzionale e di prospettiva. Oggi l’intelligenza artificiale è entrata in maniera determinante nelle nostre vite personali e professionali.
Questo ha cambiato radicalmente il punto di osservazione. Prima cercavamo di anticipare i rischi e di tracciare confini normativi per una rivoluzione che sentivamo imminente. Ora questa rivoluzione è avvenuta ed è necessario verificare quanto è stato fatto sul piano normativo, in Italia e soprattutto in Europa.
L’intelligenza artificiale non è più un’ipotesi di scuola né una tecnologia da osservare a distanza: riguarda il nostro presente. Siamo passati dalla fase di studio a una fase più matura e più complessa.
Oggi il vero nodo non è più definire i principi etici e i perimetri normativi generali, che sono stati scritti. La sfida è tradurli in decisioni operative quotidiane. La questione diventa pratica: occorre comprendere gli effetti di una trasformazione che non riguarda solo l’innovazione tecnologica ma incide profondamente sull’economia, sulle professioni e sulle relazioni sociali.
Per questo l’Unione europea è intervenuta con un quadro normativo organico, fondato sui rischi legati all’applicazione dell’intelligenza artificiale. Gli obblighi crescono in proporzione alla capacità dei sistemi di incidere sulla sicurezza, sui diritti fondamentali, sulle libertà individuali, sulla privacy e su diritti come il diritto d’autore. Un intervento quanto mai necessario.
L’AI Act resta il regolamento centrale e continuano ad applicarsi le normative sul trattamento dei dati personali, un elemento molto rilevante con l’avvento dell’intelligenza artificiale.
L’Italia si è dotata di una disciplina specifica con la legge 23 settembre 2025, n. 132, entrata in vigore un anno fa. La legge promuove un uso dell’intelligenza artificiale corretto, trasparente e responsabile, che pone al centro la persona. Interviene in diversi ambiti, come il lavoro, la sanità, la pubblica amministrazione, la tutela degli utenti e del diritto d’autore, sempre nella prospettiva della centralità dell’essere umano, il soggetto che guida e determina questa rivoluzione.
Il principio che emerge dal quadro europeo e nazionale è chiaro: l’intelligenza artificiale deve restare uno strumento al servizio dell’uomo, non un sistema che sostituisce le sue garanzie, comprime i suoi diritti o limita la sua libertà di scelta.
Lo stesso vale per il mondo del gaming. Anche nei videogiochi l’intelligenza artificiale si sta ricavando uno spazio importante e ha già inciso sui professionisti del settore, perché è in grado di sostituire il lavoro umano. Occorre quindi non frenare l’innovazione ma accompagnarla con regole e responsabilità. Il gioco è intrattenimento, creatività e libertà, ma anche in questo ambito vanno tutelati la persona, i suoi dati e la sua possibilità di scegliere consapevolmente.
Non siamo più nell’epoca dei fogli bianchi normativi ma in quella dell’applicazione sul campo. È un passaggio delicatissimo, che può comportare difficoltà immediate ma anche opportunità straordinarie. Un imprenditore che deve digitalizzare la propria attività, o un amministratore locale che deve ottimizzare i servizi ai cittadini, è tenuto a rispettare i principi fissati per legge. Non si tratta più di un esercizio teorico: bisogna rispondere a domande operative molto precise.
Quali dati si possono utilizzare legalmente ed eticamente? Come possono le imprese del settore addestrare i propri modelli senza violare la privacy, la proprietà intellettuale e la riservatezza delle informazioni? Come va verificato il risultato prodotto da un sistema algoritmico? L’intelligenza artificiale può generare allucinazioni: chi la utilizza deve essere in grado di controllarla e verificarla.
Questo vale anche in ambiti molto delicati come quello medico, dove è necessario poter valutare il risultato tecnologico ed evitare allucinazioni che possono causare danni”.
Intelligenza artificiale e responsabilità, l’intervento della deputata Rosaria Tassinari a SiGMA World
“Porto un esempio dalla mia professione di avvocato. L’intelligenza artificiale ha trasformato il nostro lavoro, ma alcuni colleghi hanno riportato negli atti sentenze suggerite dall’intelligenza artificiale che si sono rivelate inesistenti. I magistrati hanno rilevato che erano frutto di allucinazioni e hanno aperto procedimenti disciplinari nei confronti degli avvocati, che avrebbero dovuto verificare la veridicità dei riferimenti giurisprudenziali.
Quando un sistema basato sull’intelligenza artificiale genera un errore o un danno, di chi è la responsabilità? Dello sviluppatore che ha scritto il codice, dell’azienda che ha implementato il software o dell’operatore che si è fidato del risultato? Sono questi i nodi da sciogliere. Se la legge non dà risposte chiare, il rischio è un corto circuito paralizzante: da un lato il timore che le sanzioni blocchino l’innovazione, dall’altro una carenza di tutele che esporrebbe cittadini e operatori a rischi inaccettabili.
Come legislatori e rappresentanti dei cittadini abbiamo il compito di non lasciare soli in questa transizione gli operatori economici, gli amministratori e i lavoratori. Le regole non devono diventare un fardello burocratico ma un vantaggio competitivo per il sistema Paese. Per riuscirci gli sforzi vanno concentrati su tre pilastri.
Il primo è la certezza della responsabilità. Servono catene di responsabilità chiare, che tutelino l’utente finale e lascino margini di manovra a chi vuole investire in innovazione. La responsabilità deve essere proporzionata al rischio reale dell’applicazione tecnologica.
Il secondo è lo sviluppo delle competenze, perché non esiste tecnologia intelligente senza una governance umana. Proprio ieri Bill Gates ha indicato le professioni destinate a sopravvivere all’avvento dell’intelligenza artificiale, un’indicazione utile per orientare la formazione dei giovani. Tra i settori irrinunciabili individua la medicina, con le professioni legate alla biologia e alle biotecnologie, l’ambiente e gli sviluppatori di codice. La governance deve restare umana: quindi la programmazione e la cybersicurezza.
In questi giorni si sono registrati allarmi su alcuni voli aerei. Pochi giorni fa un intervento informatico ha colpito alcuni supermercati: degli hacker sono intervenuti sui frigoriferi alzando la temperatura e danneggiando le merci. Sono episodi che impongono di puntare sulla formazione dei giovani e della forza lavoro.
Il terzo pilastro è l’equità nell’accesso all’innovazione. L’intelligenza artificiale non può e non deve essere il monopolio di pochi giganti tecnologici globali. In passato la ricerca e lo sviluppo erano affidati soprattutto alle università, quindi a soggetti pubblici. Oggi queste tecnologie sono in mano a grandi società private. Anche questo pone un tema etico. Negli Stati Uniti non esiste una regolamentazione vera e propria ma un codice etico sottoscritto anche dalle aziende del settore.
L’Europa deve continuare a fare un salto in avanti. C’è stato un investimento sui data center, fondamentali per la tutela e la conservazione dei dati. Durante una visita al Parlamento europeo a Bruxelles è emerso che i dati del Parlamento europeo si trovano su data center americani. I rapporti con gli Stati Uniti sono di grande amicizia, ma il fatto che i dati degli europei, anche quelli governativi, siano nelle mani degli Stati Uniti può sollevare problemi di natura etica. Per questo occorre sostenere lo sviluppo della tecnologia italiana ed europea e colmare il divario con l’innovazione americana.
Abbiamo davanti una sfida non solo tecnica ma profondamente politica, nel senso più ampio del termine. Governare l’intelligenza artificiale nella sua fase applicativa significa decidere quale forma dare alla società di domani. È una grande responsabilità. L’Italia e l’Europa sono chiamate a dimostrare di saper non solo regolamentare meglio degli altri ma anche innovare nel rispetto dei valori fondanti: la dignità umana, la libertà, l’equità e lo stato di diritto. La stagione delle discussioni è conclusa: ora bisogna lavorare con determinazione e accompagnare la comunità, passo dopo passo, verso un uso quotidiano, consapevole e fiero di questa straordinaria tecnologia”. fp/AGIMEG










