In occasione dell’SBC Summit di Lisbona, il direttore di Agimeg Fabio Felici ha intervistato Luigi Ughi, amministratore di Giotto Better Solution, società che fornisce servizi per le agenzie di betting. Al centro del confronto il bisogno di innovare l’offerta nei punti vendita, tra nuovi prodotti e un sistema di gioco più vicino a quello online.
Ultimamente si è parlato molto del gioco online, delle sue problematiche e dei suoi possibili sviluppi, mentre forse si è parlato un po’ meno delle agenzie e del riordino che poi non si è fatto. Voi siete titolari di parecchie agenzie storiche: quali sono le problematiche che ancora pesano sul vostro tipo di attività?
“Sicuramente è il fatto di non avere nuovi prodotti. Nelle agenzie è come se fosse piatta la situazione: abbiamo solamente lo sport, abbiamo le virtuali, abbiamo l’ippica. Noi abbiamo la fortuna di avere ancora del pubblico appassionato di ippica, e lì è difficile magari avere qualcosa di più innovativo, anche se ci sono dei prodotti che stanno venendo fuori. Noi per esempio, a suo tempo, avevamo proposto gli eSports a livello di tipologia sportiva, cioè con il calcio, il basket, per farli vedere per tutto il giorno, quindi riempiendo anche il palinsesto sportivo. Al momento però ADM non vuole proporlo per problematiche loro che non ci hanno ancora spiegato perfettamente.
Dobbiamo quindi trovare il modo di avere un ricambio all’interno dei punti vendita, ma la stessa problematica riguarda anche l’online. Avere nuovi prodotti stimola sicuramente di più il giocatore a entrare all’interno dei punti vendita, come anche avere nuovi prodotti sulle virtuali. Ora sulle virtuali abbiamo i prodotti con le immagini reali della Serie A, abbiamo le immagini reali dei cavalli. Però proporre nuovi prodotti anche per le virtuali è una cosa comunque fondamentale”.
Il gioco fisico e online
Ma il pubblico di agenzia non è stato tutto risucchiato dall’online? Voi avete comunque gente che ha piacere di passare il tempo in agenzia, magari per vedere una partita o fare due chiacchiere con qualcuno che ha la stessa passione. C’è ancora quel tipo di pubblico?
“Assolutamente sì. Noi siamo abbastanza fortunati perché abbiamo molto pubblico all’interno delle nostre agenzie, quindi vediamo proprio questo. Vediamo il fatto che c’è interazione, soprattutto nella parte ippica e nella parte sportiva. Le virtuali sono un prodotto comunque fine a sé stesso, però parlano anche di quello, perché magari c’è l’azione del gol vecchio visto negli anni 2000, magari nel 2019 rivedono quello del 2018. Quindi c’è interazione anche su quello. Però è proprio il bello del locale avere comunque un’interazione tra persone”.
La speranza è quella che le agenzie non rimangano a quella calma piatta, ma ci sia qualche innovazione a livello soprattutto di offerta, per riscaldare ancora l’animo di chi ha questa passione del gioco in agenzia, di dargli delle novità, di rendere forse più vivo tutto l’ambiente.
“Assolutamente sì, anche nel sistema di gioco. Per quale motivo non avvicinare comunque un sistema di gioco più simile all’online, dato che è anche più semplice? Magari non renderlo nominativo, perché comunque è sempre un prodotto al consumatore, quindi è come quando uno va a comprare una giacca, non è che ti chiedono il nome e cose del genere. Quindi è la stessa cosa. Magari però cercare di arrivare ad avere un sistema molto simile all’online, che anche noi abbiamo già sviluppato, però non abbiamo potuto ancora metterlo in funzione”. fp/AGIMEG









