Home Attualità Scommesse sportive e match fixing, Frongia (USSI): “Oggi il rischio di combine è più basso di 10 anni fa, ma la tutela deve alzare la guardia”

Scommesse sportive e match fixing, Frongia (USSI): “Oggi il rischio di combine è più basso di 10 anni fa, ma la tutela deve alzare la guardia”

Man in blazer and jeans sits on a chair on stage, holding a microphone, with a purple backdrop displaying SIGMA WORLD and REDCORE logos.

Mario Frongia, membro del Consiglio nazionale dell’Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI), è intervenuto al panel ‘Le scommesse sportive sotto i riflettori: dati, integrità e aspettative normative’, moderato da Silvia Paleari, responsabile degli Affari Societari dell’International Betting Integrity Association (IBIA), nel corso dell’ultima giornata del SiGMA World 2026 a Fiera Roma.

Frongia ha parlato dei fattori che espongono lo sport alle combine, a partire dalle difficoltà economiche dei club di Serie C. Si è poi soffermato sul ruolo della stampa nel raccontare i casi di match fixing e la crescita del mercato delle scommesse sportive.

“La dimensione del fenomeno non è suffragata solo dai numeri, ma anche dagli aspetti sociali. L’impatto sulle nuove generazioni, che risultano più esposte e più fragili nello sport e nella quotidianità, è uno degli obiettivi globali di cui ci si deve preoccupare con più attenzione. Non si può immaginare un percorso di mappatura, di argini e di normative senza che sia accompagnato da elementi che avvicinino.

Con le scommesse si torna indietro di millenni, alla sfida, al patto, al destino: l’uomo su questo è sfidante. È inutile immaginare di dare delle regole che tengano tutti al guinzaglio, sarà complicato. Però si è fatto molto, anche grazie al lavoro di associazioni come l’IBIA.

Il mondo del betting si sta attrezzando e vorrebbe avere gli anticorpi, perché le scommesse cammineranno sempre insieme all’uomo. Questo va raccontato in maniera franca e obiettiva. Bisogna però stare attenti che non ci siano percorsi avvelenati, in cui si insinuino la frode e l’imbroglio, a maggior ragione negli sport che hanno bisogno delle scommesse anche per sopravvivere.

Si è fatto tanto e tanto va fatto, ad esempio coinvolgendo i grandi testimonial. Da cronista e da consigliere dell’USSI, quindi con una visione presumibilmente più larga del fenomeno sport e scommesse, aggiungo che oggi il rischio che ci siano delle combine non è così concreto come fino a 10 anni fa. Il mondo è cambiato e in questo frammento di mutazione si intuiscono degli aspetti positivi.

Il primo aspetto è quello della tutela e della prevenzione, che va di pari passo con la mappatura. Scommettere ormai è un fiume: si vuole sfidare un po’ tutto per vincere, per essere protagonisti. Lanciamo allora modelli di dissuasione con dei testimonial. Bisogna giocare in maniera intelligente. È un messaggio che sentiamo in tv, nelle affissioni, sulla carta stampata e online. Si tratta di responsabilizzare, come quando si dice che chi esce a torso nudo in pieno inverno rischia di prendersi una polmonite.

Dietro le scommesse spesso c’è la criminalità organizzata, in tutte le discipline. Per non essere calciocentrici, anche nel tennis abbiamo visto minacce: nei tornei minori si è insinuata questa droga della manipolazione, che tocca anche i premi e il ranking internazionale di giocatori e giocatrici. La tutela deve alzare la guardia.

Frongia

Si dice che la stampa racconti solo le notizie negative. Si può però essere bravi con una narrazione puntuale, onesta e trasparente, perché anche nella combine non ci siano da subito capri espiatori, colpevoli numero uno e colpevoli numero due. Le inchieste le fa la Procura federale. Per gli aspetti che riguardano la salubrità collettiva se ne occuperà la Procura della Repubblica. Il compito dei cronisti è essere molto attenti, responsabili, senza sostituirsi al procuratore e al pubblico ministero. 

Il mondo delle scommesse, che muove vagonate di denaro, va raccontato con pulizia intellettuale e con una preparazione adeguata, in tutti i passaggi. Penso alle nuove generazioni, che saranno, se già non lo sono, i futuri scommettitori. Diamogli un airbag, la cintura di sicurezza, non facciamoli andare in macchina se rischiano di schiantarsi. 

La ludopatia, la dipendenza dal gioco, non è una barzelletta: è una patologia molto seria. Colpisce gli strati più deboli e fragili della popolazione, ma si insinua anche in chi non avrebbe alcun bisogno. È la molla che ti spinge sempre di più verso la scommessa, la stessa a cui dobbiamo dire: fermati, oltre c’è il precipizio”. fp/AGIMEG

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