“Scommesse collettiva”, Mario Adinolfi resta in carcere: voleva ripagare le vittime giocando a poker

Il leader de Il Popolo della Famiglia ed ex parlamentare Mario Adinolfi rimane nel carcere romano di Regina Coeli. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta di revoca delle misure cautelari presentata dai suoi legali, confermando la gravità del quadro indiziario e l’attualità delle esigenze cautelari.

Il piano svelato al GIP e il rischio di recidiva

Fermato il 10 luglio scorso con l’accusa di truffa aggravata e continuata per una presunta cifra di 4,7 milioni di euro, Adinolfi ha sostenuto davanti al giudice per le indagini preliminari che il suo piano per risarcire le vittime della sua “Scommessa Collettiva” consisteva nel giocare alle finali mondiali di poker. “Ma mi avete bloccato”, avrebbe dichiarato al magistrato.

Proprio queste affermazioni hanno spinto i giudici a confermare il no alla scarcerazione – riporta Fanpage -: nelle motivazioni dell’ordinanza si evidenzia come il pericolo di recidiva sia del tutto attuale, dato che l’indagato ha manifestato l’intenzione di continuare a scommettere denaro altrui, essendosi al contempo dichiarato indigente.

Le accuse di truffa ed evasione fiscale

Oltre alla truffa contestata per aver persuaso i risparmiatori ad affidargli i propri capitali con la promessa di guadagni e garanzie, Adinolfi deve rispondere di evasione fiscale per circa 400.000 euro non dichiarati. Secondo le motivazioni dei giudici, l’ex parlamentare avrebbe mostrato un totale disinteresse verso gli obblighi tributari, facendo leva su un’ostentata indigenza che contrasta con lo stile di vita esibito fatto di viaggi, orologi di lusso e imbarcazioni, spesso intestati a terzi.

I proventi della “Scommessa Collettiva” sarebbero stati impiegati anche per spese personali e familiari. Inoltre, per il Tribunale pesa la mancata giustificazione sulle clausole presuntivamente truffaldine inserite nel regolamento fornito ai clienti. cdn/AGIMEG