Riordino gioco fisico, PVR e sistemi di pagamento. Maurizio Ughi ad Agimeg: “Persa una grande occasione per il rilancio del gioco fisico. Regole da riscrivere perché ormai datate. I Punti Vendita Ricariche vanno salvaguardati. Un futuro senza denaro contante in agenzia”

La tanto attesa riforma del gioco fisico in Italia dovrà ancora aspettare. Il 29 agosto scade infatti la Delega Fiscale che all’interno conteneva anche l’ipotesi di riordino della parte retail. Dopo anni di proroghe, ancora una volta il comparto del gioco terrestre resta quindi senza un riordino, con la situazione di incertezza normativa che rischia di durare ancora a lungo.

Uno scenario preoccupante che investe migliaia di lavoratori del settore, aziende e imprenditori, che chiedevano regole chiare e certe per operare sul territorio italiano. Maurizio Ughi, ex amministratore delegato di SNAI e figura storica del settore in Italia, ha affidato ad Agimeg il suo pensiero su questo mancato riordino: “Sono demoralizzato, purtroppo non posso che prendere atto con amarezza che nessuno all’interno del governo abbia voluto mettere testa e faccia sulla questione. Nessuno dei nostri governanti ha voluto occuparsi di questo settore, che però intanto continua a generare profitti per lo Stato. Ormai il settore del gioco è diventato un foglio excel, dove devono tornare i conti e basta. Osservo la politica e mi dispiace che nessuno abbia voluto dedicarsi al riordino”.

Questione territoriale e regole tecniche

“A questo punto, dato che ci sono le elezioni tra circa un anno, molto probabilmente nessuno si occuperà più della questione. Il problema, che da anni affligge il settore del gioco fisico in Italia, è la questione del territorio. Il riordino non si è fatto perché era difficile trovarsi d’accordo sulla distribuzione territoriale. Quindi c’è un problema di come viene distribuita la rete, dove stanno i vari giochi e le slot. La questione territoriale è quella che ha creato l’impasse dal 2016 e che continua ancora oggi”.

Problemi di territorio, quindi, ma secondo Maurizio Ughi c’è dell’altro: “Poi ci sono le regole tecniche che risalgono al 2000 e che poche volte sono state rinnovate. Le regole del gioco sono appannaggio di ADM, allora dico: siccome prima o poi si dovrà rifare questo riordino, almeno per proteggere l’attuale rete di accettazione del gioco fisico sul territorio, perché non far fare ad ADM le regole di aiuto e semplificazione verso il cliente? Si potrebbero modificare le regole tecniche e il capitolato tecnico di modo che ci sia un’innovazione sul territorio, così almeno si passa alla digitalizzazione. Così, se c’è una semplificazione c’è anche una diminuzione dei costi”.

Quindi secondo me ADM potrebbe benissimo fare le regole tecniche e i capitolati tecnici che ritiene opportuni, in attesa della gara, di modo da verificare che le regole che ha emanato siano quelle giuste in previsione della gara. Quindi utilizzare questi anni di proroga come prova per vedere se le regole funzionano sul territorio. Ritengo che ADM debba riguardare queste regole tecniche e questi capitolati tecnici e innovarli sulla base della tecnologia esistente, in modo da rendere più snello il negozio di scommesse e più facile l’attività di controllo all’interno del punto di gioco. A questo punto, i concessionari possono sperimentare le nuove regole tecniche e i nuovi capitolati tecnici, sulla base dei quali decideranno di investire per le prossime concessioni. L’adeguamento al nuovo capitolato tecnico richiederà un investimento da parte dei concessionari che potrà così rendere giustificabile un rinnovo della concessione per i prossimi tre anni”, ha proseguito Ughi.

Il futuro dei PVR

PVR

Un altro argomento molto caldo, negli ultimi mesi, è stato poi quello dei PVR: “Anche qui bisogna andare dietro alle esigenze del mercato. Le regole ormai le hanno date, i 100 euro di ricarica, i conti, i wallet. Mi chiedo solo perché il gestore del punto vendita debba essere obbligato a fare il PVR solo per un marchio. Secondo me potrebbero essere autorizzati a fare da punto di vendita per più operatori, più concessionari. Perché avere PVR solo monomarca? La legge parla di altro, parla di concessione, quindi i PVR dovrebbero essere liberi di fare i punti vendita per più concessionari”.

“Ovviamente, non è vietato che i PVR facciano i PVR per più di un concessionario online. Però sono i contratti dei concessionari che gestiscono sia il fisico che l’online che chiedono l’esclusiva a quel negozio per il marchio che intendono loro. Dovrebbero essere aboliti i diritti di esclusiva all’interno dei PVR, che dovrebbero essere autorizzati a fare da PVR per tutti i concessionari online che richiedono quel servizio senza limiti e senza esclusive”. 

Ughi lancia quindi una proposta: “Se i negozi di scommesse e i corner potessero diventare PVR per tutti i concessionari online che lo richiedono, i PVR verrebbero collocati nella loro collocazione naturale, senza il rischio che ci siano PVR abusivi. Il miglior controllo che esiste per i PVR è stare all’interno di un negozio che vende già scommesse. L’esistenza del PVR certifica che l’online ha per forza bisogno del fisico. L’online è la vetrina, ma sul territorio ci sono i negozi. E i PVR starebbero benissimo nei negozi, nei corner e devono poterlo fare per tutti i marchi che glielo chiedono”.

Metodi di pagamento e contanti

Infine, l’ex amministratore delegato di Snai ha espresso la propria opinione sugli strumenti di pagamento: “Molti terminali hanno integrato pos e carte di credito, la vedo come una cosa evolutiva, logica e positiva. Nel futuro vedo agenzie senza denaro contante, perché l’evoluzione è quella, l’assenza di contanti. Questo rende il centro scommesse più sicuro per i clienti e anche per i titolari. Il pagamento tracciato è molto più sicuro”.

Secondo Ughi: “Anche nel settore delle scommesse dovrebbero esistere le carte prepagate o i voucher, come in un qualsiasi negozio. Questo per ridurre al minimo il giro di contanti, perché la sicurezza è sia per chi sta dietro al banco, sia per i clienti. Quindi più strumenti di pagamento efficaci e sicuri ci sono, meglio è. I voucher, ad esempio, potrebbero essere metodi sicuri e limitano anche i costi di commissione”. lb/AGIMEG