Riordino gioco fisico: “Gli esercizi generalisti con awp insidiosi per lo sviluppo del disturbo dal gioco d’azzardo”. La pesante accusa del documento delle Regioni presentato al MEF

C’è molta preoccupazione tra gli operatori, ma anche tra i lavoratori delle attività di gioco, per il secondo documento presentato dal Gruppo Tecnico delle Regioni e Province Autonome Sub Area Dipendenze al MEF. Oltre ad un giro di vite per quanto riguarda il distanziometro, aumentato a 500 metri dai 250 del primo documento ed alla chiusura delle attività non più per 6 ma bensì per 11 ore al giorno, il documento presenta delle vere e proprie “accuse” relativamente ad alcune negozi dove si effettua la raccolta di gioco.

In particolate, nella parte “Razionalizzazione territoriale e numerica dei luoghi fisici di offerta di gioco”, si specifica che: “La razionalizzazione territoriale e numerica dei luoghi fisici di offerta di gioco rappresenta la base di una presenza sostenibile dei punti gioco nel territorio. La pianificazione e programmazione dell’offerta costituisce la prima fase di un sistema di gestione virtuoso che contemperi i bisogni di tutela della salute e le necessità inerenti la libertà di iniziativa economica. Il numero massimo di luoghi fisici di offerta di gioco dovrebbe quindi essere definito secondo criteri che contemplino i seguenti aspetti…

Tra questi aspetti c’è la densità abitativa, la disponibilità di alternative al gioco, analisi ed evidenze scientifiche ed un punto dedicato alla “tipologia di punti vendita”. Ed è proprio in quest’ultimo passaggio che c’è una forte accusa verso un tipo di attività che sarebbe pericolsa per lo sviluppo di patologie legate al gioco.

Ecco il testo in questione: “secondo i dati forniti da Sogei Società Generale di Informatica S.p.A. il numero più elevato di punti vendita in Italia (e nelle diverse realtà regionali) è relativo ad esercizi AWP generalisti con un numero pari a 36.298 punti vendita. In ambitoslot AWP, la maggior parte della raccolta deriva appunto da punti vendita generalisti (76% del totale). Da un punto di vista dello sviluppo della patologia Disturbo da Gioco d’Azzardo, gli esercizi generalisti sono i più insidiosi in quanto si propongono nel contesto di vita delle persone e spingono verso una distorsiva “normalizzazione” del gioco d’azzardo. I punti vendita specializzati, essendo “scelti” dai giocatori con un maggior grado di consapevolezza, possono essere indice di comportamenti problematici già in atto. Quindi, ferma restando la rispettiva incidenza nella diffusione della dipendenza comportamentale, le due tipologie di punti vendita (generalisti e specializzati) nella determinazione del numero massimo dovrebbero essere “pesate” in maniera diversa. Ciò, in linea con quanto dispone la Legge delega”.

Invece che considerare i negozi generalisti una prima linea di contrasto al gioco illegale, di tutela e controllo dei minori, di importante risorsa per l’Erario, gli stessi sono accusati di essere un importante veicolo per la diffusione della ludopatia. Usando gli stessi termini del documento, questa accusa è una evidente distorsione della realtà. lp/AGIMEG