“Ho imparato molto oggi. L’associazione e il comparto fanno il necessario, ma non è sufficiente. I dati ci dicono che dobbiamo intervenire su alcuni aspetti, potrei trincerarmi dietro ai divieti di gioco fisico, agli ostacoli per evitare che i minori possano giocare online, ai corsi di formazione per sensibilizzare sui minori gli operatori e in alcune Regioni sono obbligatori. Ma non basta questo. Il 19% dei minori non è consapevole degli effetti negativi del gioco, il 17% non è a conoscenza del divieto di gioco per i minori, l’8% non sa che è vietato entrare in una sala giochi, il 29% dei minori interpellati è entrato in una sala giochi nonostante il divieto, il 12% dei minori ha già giocato on line. All’interno della filiera, il 50% ha venduto gioco ai minori, il 68% dei rivenditori non spiega dei problemi del gioco. La barbarie inizia quando smettiamo di guardare alla parte fragile della società. Non è un problema a risoluzione verticale. I divieti non possono risolvere tutto. Questo è un problema a risoluzione orizzontale. Il nostro problema del gioco è interconnesso con altre dipendenze. Dobbiamo trasformare idee in fatti”.
E’ quanto ha dichiarato Massimiliano Pucci, Presidente As.Tro – Confindustria SIT presso la Sala Matteotti di Palazzo Theodoli – Bianchelli, durante il convegno “Venduti ai minori – Presentazione dell’indagine Moige-Istituto Piepoli sull’accesso dei minori a prodotti vietati o inadeguati”.
“È un problema che va affrontato anche, se non soprattutto, attraverso una visione “orizzontale”, nel senso che tutte le componenti della società devono sentirsene coinvolte: tutte le associazioni di categoria che, come la nostra, si occupano di settori imprenditoriali che hanno a che fare con prodotti sensibili, gli addetti ai punti vendita di prodotti sensibili, le famiglie, la scuola e coloro che interagiscono con i giovani in qualsiasi spazio organizzato di aggregazione. Dobbiamo, in sostanza, sentirci tutti “ingaggiati” dal problema, ed impegnati a tracciare percorsi virtuosi. Il concetto di visione “orizzontale” implica, a mio avviso, anche la necessità di inquadrare il problema all’interno della cornice più ampia del disagio giovanile che sta caratterizzando, con dimensioni preoccupanti, la società contemporanea. Stanno aumentando i giovani affetti da forme di dipendenza (droga, alcol gioco, ecc.) e, dato ancora più preoccupante, stanno emergendo nuove forme di dipendenza che coinvolgono principalmente i giovani (come, ad esempio, tra le tante, la dipendenza dai social e dalla pornografia). Tutto è indicativo di un disagio che trova conferma anche, come leggevo giorni fa sul Corriere della Sera, nel raddoppio del consumo degli psicofarmaci tra i giovani rispetto al 2016″, ha aggiunto.
“Ma per portare avanti questo compito abbiamo bisogno di approfondimenti, tant’è vero che abbiamo già messo in moto gli strumenti di cui ci siamo dotati attraverso la nostra Data Room per approfondire le conoscenze di quella fascia sociale che è indispensabile tutelare di più e meglio di quanto avviene oggi. Tra questi strumenti disponiamo di un software che, indagando nella rete, è in grado di monitorare come, all’interno di quel mondo, le dinamiche giovanili si esprimono. Quindi, non si tratta soltanto di approfondire il rapporto tra i giovani e l’alcol, il gioco e gli stupefacenti ma di estendere l’oggetto di indagine a tutte le tendenze che caratterizzano il mondo giovanile. Apprendo dal “Libro Blu” di ADM che nel 2023 sono stati eseguiti 12.360 controlli finalizzati all’individuazione delle violazioni del divieto di gioco minorile e sono state irrogate 113 sanzioni (ossia il 9% rispetto ai controlli effettuati). Il mio impegno, e quello dell’associazione che rappresento, è quello di rivederci il prossimo anno e raccontare del dimezzamento, se non, addirittura, dell’azzeramento degli accertamenti delle violazioni””, ha concluso. cdn/AGIMEG

