Cafiero De Raho (Antimafia) : “Il volume dell’illegale in Italia è valutato intorno ai 20 miliardi annui, ovvero al 20% di quello del gioco pubblico”

Il Procuratore antimafia Cafiero de Raho nella presentazione del rapporto Eurispes sul gioco ha detto che “la predilezione del malaffare è per tutti quei settori in cui gira denaro e l’aumento dei volumi del gioco – nei decenni in cui lo Stato era presente solo “in tracce” con le lotterie tradizionali, e ancor più quando, a partire dalla metà degli anni 2000, si è dato vita ad un tumultuoso processo di rilascio di concessioni ai privati ‒ non poteva non interessare le mafie. Prima dell’emersione del gioco da illegale a pubblico/legale, le bische e gli allibratori clandestini lucravano elevate percentuali sulle giocate e sulle scommesse, e generavano un business parallelo, quello dell’usura. Quando il gioco è diventato “pubblico”, il volume dell’illegale si è certamente ridotto, ma la criminalità organizzata, infiltrandolo, ha iniziato a utilizzare l’area grigia ad esso collegata come clamorosa opportunità per riciclare denaro sporco proveniente da altre attività illecite. In un sondaggio curato dall’Eurispes e pubblicato a inizio 2019 – prosegue Cafiero De Raho – viene segnalato che il 4,7% del campione dichiara di aver consumato gioco attraverso circuiti illegali, e questa quota aumenta di molto al Sud e nelle Isole. Con ogni probabilità questo dato sottostima la realtà, perché non può tenere conto dell’inconsapevolezza di molti giocatori, che non sanno di essere incappati in reti illegali. Del resto, il volume dell’illegale in Italia è valutato intorno ai 20 miliardi annui, ovvero al 20% di quello del gioco pubblico. In proposito, va rimarcato che manca un’indagine nazionale in grado di rappresentare al meglio il suo impatto e la sua distribuzione territoriale. Si consideri che nella sola operazione coordinata dalla DNA lo scorso novembre, e che ha visto l’attivazione delle Procure di Reggio Calabria, Catania e Bari, sono stati sequestrati valori per circa 1 miliardo di euro. Queste e tutte le altre poste dell’illegale finiscono nei paradisi fiscali per poi ritornare “sbiancati” nella Penisola o in altri paesi europei, inquinando ulteriormente tanti settori dell’economia legale”, ha concluso. cr/AGIMEG

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