Operazione ‘Gaming Machine’, tutti i dettagli dell’indagine: ai clan 100 euro per ogni apparecchio installato o fino a 5 mila euro al mese per ogni esercizio commerciale. Il video

“La provvigione corrisposta ai clan era parametrata al numero di slot machine che le organizzazioni riuscivano a far installare presso gli esercizi ubicati nelle zone di rispettiva influenza, ovvero agli introiti che ciascun esercizio commerciale otteneva dalle giocate effettuate sugli apparecchi noleggiati. Le indagini hanno evidenziato talvolta la riscossione di una somma di circa 100 euro per congegno installato, ovvero la corresponsione di una somma forfettaria mensile variabile tra 1.000 e 5.000 euro (in ragione ad esempio della qualità dei rapporti con il clan criminale di riferimento ovvero in base all’ubicazione dell’esercizio commerciale ove erano installati gli apparecchi)”. Sono alcuni dei dettagli che emergono dall’operazione ‘Gaming Machine’ che ha portato i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, in collaborazione con i colleghi del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari nei confronti di 36 soggetti (27 in carcere e 9 agli arresti domiciliari), al termine di complesse ed articolate indagini condotte dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.), sotto la direzione della locale Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia. “In altri casi la provvigione riconosciuta al clan era proporzionale al volume delle giocate al netto delle vincite pagate. Vincite del tutto esigue, tenuto conto che in diversi casi i congegni elettronici erano stati manomessi e scollegati dalla rete telematica di collegamento con l’Agenzia dei Monopoli, con evidenti riflessi negativi per l’Erario”, sottolineano gli inquirenti.
Le indagini, protrattesi per oltre due anni, hanno permesso di disvelare un più ampio e diffuso sistema di malaffare, esistente nella città di Bari e nei paesi limitrofi, finalizzato all’imposizione del noleggio delle apparecchiature da intrattenimento delle società riconducibili al D’Ambrogio presso gli esercizi commerciali, realizzato anche mediante l’appoggio di esponenti di sodalizi criminali egemoni sui rispettivi territori di riferimento, i cui metodi mafiosi basati sulla forza di intimidazione neutralizzavano di fatto ogni tentativo degli imprenditori di sottrarsi al noleggio stesso e di rivolgersi ad altre imprese di settore, impedendo così agli esercenti la libera scelta del fornitore cui rivolgersi in base alla convenienza economica e alle regole di mercato improntate alla libera concorrenza.
A favorire l’imprenditore colluso, Baldassarre D’Ambrogio, nei rapporti con i vari esponenti dei clan, contribuiva la sua origine familiare, in quanto nipote di Nicola D’Ambrogio, uno degli esponenti di maggiore rilievo del “clan Strisciuglio”, già detenuto per altra causa, nonché destinatario del provvedimento restrittivo odierno analogamente al nipote. “Dalle indagini è inoltre emerso che l’uomo avrebbe riciclato per conto del predetto zio cospicue somme di denaro provenienti dalle attività illecite gestite dal “clan Strisciuglio”; in particolare, nel 2012, avrebbe acquistato le quote di due sale da gioco in Bari, sottoscrivendo con il venditore due contratti di compravendita delle relative quote sociali per un corrispettivo dichiarato di 50000 euro, che le indagini hanno tuttavia quantificato in oltre 430.000 euro, versati con cadenza mensile in quote frazionate di 22.500 euro. Le indagini hanno infine acclarato che l’attività usuraria condotta dal D’Ambrogio e da altri soggetti della criminalità locale (già gravati da precedenti penali della specie), nei confronti di piccoli imprenditori locali, per la maggior parte conduttori degli apparecchi da gioco, consentiva la corresponsione di tassi oscillanti tra il 125% ed il 2.000% annuo”. L’operazione ha permesso di sottoporre a sequestro i beni risultati nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro, tra cui 3 sale “VLT” ubicate in Bari, 4 immobili, 5 veicoli, 2 complessi aziendali (un concessionaria di veicoli e una ditta individuale operante nel settore della riparazione di personal computer) e oltre 200 rapporti finanziari.

lp/AGIMEG

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