“Bisogna capire cosa fare, cambiare il presente per salvare il futuro, perché le nostre scelte condizioneranno in maniera irreversibile la vita delle prossime generazioni. Così il Prof. Matteo Bassetti, Direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova scrive nel suo libro “Il mondo è dei microbi”. Un tema quanto mai caldo in questi giorni visto l’aumento dei casi di infezioni da Covid. E non sono pochi coloro che iniziano a preoccuparsi di un possibile ritorno di restrizioni e chiusure. Il direttore di Agimeg Fabio Felici ha chiesto al professor Bassetti qual è lo stato dell’arte della situazione epidemiologica e che conseguenze si potrebbero avere nei prossimi mesi.
Professore, il mondo è davvero dei microbi ma soprattutto del Covid? Stiamo assistendo ad un aumento dei contagi e siamo in estate, una stagione in cui i numeri dovrebbero andare dalla parte opposta. Rischiamo di andare incontro ad un autunno ed un inverno ancora più pesanti di quelli che abbiamo già passato?
“In realtà il mondo è dei microbi e non solo del Covid, perché in realtà il Covid è solo uno dei tanti nemici che abbiamo. Se fosse solo il covid saremmo molto felici perché di fatto gli abbiamo già messo la museruola. Oggi il Covid non è più quello che avevamo due anni fa, è poco più di un raffreddore, di una forma influenzale.
I numeri che vediamo oggi sono
E poi lo scorso anno per fare un tampone dovevi andare in farmacia o in ospedale. Oggi vai al supermercato e ti compri un tampone e te lo fai a casa. Quindi molte cose sono cambiate in maniera importante. Il punto è: ci interessa sapere quanta gente ha il raffreddore-influenza o ci interessa sapere quanta gente è in ospedale? A me personalmente interessa la seconda parte, cioè chi sta in ospedale, chi sta male, chi ha bisogno dell’ossigeno, chi della rianimazione.
Quindi dove siamo oggi? Certamente ci sono tanti contagi ma gli ospedali assolutamente non soffrono. Abbiamo tantissime possibilità di curare le persone. Quindi non è assolutamente la situazione che abbiamo vissuto nelle stagioni precedenti“.
Quanto è reale il rischio di rivedere esercizi commerciali e sale chiuse?
“Non voglio neanche sentire nominare la possibilità che ci possano essere ancora restrizioni o chiusure. Bisogna guardare anche quello che fanno gli altri. Non possiamo pensare di essere più avanti di tutti di gli altri Paesi del mondo. Quello che sta succedendo è già accaduto in Portogallo, Spagna, Germania e Sud Africa e lo hanno affrontato in maniera assolutamente razionale e 
Dobbiamo uscire, soprattutto la politica, da quella sorta di prigionia che era il Covid prima maniera. Dobbiamo capire che oggi la situazione è diversa, soprattutto grazie ai vaccini. Poi cosa succederà nel prossimo futuro, nessuno può saperlo. Io penso che se il prossimo autunno ci sarà un richiamo vaccinale, magari con un vaccino più specifico, sulle varianti, avremo un autunno-inverno come lo abbiamo già affrontato.
Non abbiamo mai fatto un milioni di tamponi come è successo per il Covid. Cosa sappiamo dei virus che c’erano prima del Covid? Nel 2019 cosa sappiamo dei virus che circolavano? Abbiamo mai fatto una ricerca spasmodica come stiamo facendo oggi a chiunque avesse qualche sintomo influenzale? Oggi secondo me stiamo facendo molti tamponi e anche per questo la situazione è diversa”.
Che consiglio darebbe in questo momento alle persone e alla politica?
“Alle persone direi di continuare a fare quello che hanno sempre fatto, cioè di continuare ad usare la mascherina, soprattutto le persone fragili o anziane. Di vaccinarsi chi non l’ha ancora fatto. Di pensare già al prossimo autunno magari con un richiamo vaccinale. E di godersi questa estate senza stare troppo a guardare i telegiornali ed i numeri che vengono proposti. La politica dovrebbe invece confrontarsi con i medici, piuttosto che ascoltare consulenti che un tempo facevano i medici ma che oggi fanno i burocrati. La politica deve ascoltare chi fa questo mestiere. Io sono qui in ospedale e ci sono altre decine di migliaia di colleghi che vivono giornalmente la situazione, che si rendono conto che la situazione è diversa da quella di due anni fa”. ff/AGIMEG









