Il mercato del gioco pubblico italiano continua a rappresentare uno dei comparti più rilevanti dell’economia nazionale, ma parallelamente cresce la preoccupazione per l’espansione del gioco non regolato, soprattutto sul canale online. È questo il quadro delineato dal nuovo studio “Il mercato italiano del gioco non regolato”, realizzato nel 2026 con la collaborazione del Gruppo di Ricerche Industriali e Finanziari “Fabio Gobbo” della Luiss.
Il documento nasce con l’obiettivo di definire una metodologia scientifica per stimare il mercato illegale del gioco e misurare gli impatti economici e sociali derivanti dalla sua presenza e dalla sua possibile ulteriore diffusione.
Secondo il report, il gioco legale continua a essere un pilastro dell’economia italiana. Le rilevazioni di fine 2024 indicano infatti un consumo di gioco legale pari a circa l’1% del PIL nazionale, con oltre 11 miliardi di euro di entrate dirette per l’Erario e una filiera occupazionale composta da circa 80.000 addetti tra concessionari, punti vendita e imprese collegate alla produzione di tecnologie e servizi.
Lo studio sottolinea però come la presenza di operatori illegali e irregolari continui a rappresentare una minaccia concreta. Secondo gli autori, gli operatori del mercato nero riescono a intercettare volumi significativi di domanda grazie a un modello economicamente più aggressivo, basato su payout più elevati, bonus senza restrizioni, minori controlli e un’offerta considerata più ampia e flessibile dai giocatori. 
Il sorpasso dell’online sul retail
Uno dei temi centrali del documento riguarda la trasformazione del mercato italiano negli ultimi vent’anni. Fino al 2019 il canale retail rappresentava la parte predominante della raccolta complessiva, ma dal 2020 si è verificato un cambio strutturale con il definitivo sorpasso dell’online. 
Nel 2024 la raccolta online ha raggiunto 92,1 miliardi di euro contro i 65,3 miliardi del fisico, arrivando a rappresentare quasi il 59% dell’intero mercato legale italiano.
Il report collega questa evoluzione alla pandemia Covid, alla digitalizzazione dei consumi e alla crescente diffusione degli smartphone. Gli autori evidenziano inoltre come la trasformazione digitale abbia modificato radicalmente anche le preferenze dei giocatori.
Casino games e scommesse sempre più centrali
Secondo il documento, il comparto degli apparecchi da intrattenimento, storicamente dominante nel mercato italiano, sta progressivamente perdendo attrattività. A crescere sono soprattutto casino games online e scommesse, in particolare quelle sportive e virtuali.
Lo studio attribuisce questa trasformazione a diversi fattori: il ricambio generazionale, la diffusione delle nuove tecnologie, la progressiva obsolescenza di alcuni prodotti retail e una fiscalità giudicata poco flessibile rispetto ai cambiamenti del mercato.
Dal 2022, conclusa la fase pandemica, la domanda di gioco si concentra infatti soprattutto sui casino games online, seguiti dagli apparecchi da intrattenimento e dalle scommesse.
Il tema del payout e il “prezzo” del gioco
Una delle analisi più interessanti del report riguarda il payout, cioè la quota della raccolta restituita ai giocatori sotto forma di vincite.
Gli autori evidenziano come negli ultimi anni i giocatori si siano orientati verso prodotti con payout sempre più elevati, riducendo così il costo medio dell’intrattenimento.
Nel 2024 i casino games online registrano payout vicini al 96%, il poker supera il 95% e le scommesse online si attestano oltre il 90%. Molto diversa invece la situazione delle AWP, ferme attorno al 65%.
Secondo lo studio, questa differenza avrebbe contribuito allo spostamento della domanda verso prodotti online percepiti come più competitivi e meno onerosi.
La spesa reale dei giocatori
Il documento dedica ampio spazio anche all’analisi della spesa effettiva sostenuta dai giocatori. Nel 2024 la spesa complessiva del mercato legale ha raggiunto 21,4 miliardi di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti.
Nonostante l’espansione del mercato, il rapporto tra spesa e PIL resta sostanzialmente stabile attorno all’1%, elemento che secondo il report dimostrerebbe una continuità rispetto al passato.
Gli apparecchi da intrattenimento continuano a rappresentare il comparto che genera la maggiore spesa per i giocatori, seguiti da scommesse e lotterie. Tuttavia il report sottolinea come, dal 2020 in poi, sia venuta meno la corrispondenza tra volumi di raccolta e spesa effettiva, soprattutto a causa delle differenze di payout tra i vari prodotti.
Fiscalità: il report parla di modello “disomogeneo”
Una parte centrale dello studio riguarda il sistema fiscale italiano, definito fortemente disomogeneo e caratterizzato da aliquote molto diverse tra comparti e canali.
Secondo gli autori, il retail continua a sostenere una pressione fiscale molto più elevata rispetto all’online. Questa situazione, si legge nel documento, ridurrebbe lo “spazio competitivo” di alcuni giochi legali, favorendo indirettamente gli operatori non autorizzati.
Lo studio sottolinea inoltre come il modello fiscale italiano sia ancora fortemente dipendente dal gioco fisico. Nel 2024 circa il 87,6% delle imposte dirette è derivato dal retail, mentre solo il 12,4% è arrivato dall’online.
Secondo il report, questa situazione potrebbe creare criticità nel lungo periodo: i giocatori si spostano verso il digitale, ma il canale online presenta una fiscalità meno onerosa e produce quindi un gettito inferiore rispetto al retail.
Slot e Vlt restano fondamentali per il gettito
Il documento evidenzia anche il peso ancora decisivo degli apparecchi da intrattenimento per le entrate dello Stato.
Nel 2024 gli ADI hanno generato circa il 50% delle imposte dirette complessive del settore. Sommando anche Lotto e Lotterie, la quota supera il 78% del totale del gettito diretto.
Secondo gli autori, questo dimostra come il modello fiscale italiano sia fortemente concentrato su pochi comparti retail e come eventuali variazioni della spesa su questi segmenti possano avere effetti molto rilevanti sulle entrate erariali complessive.
Crypto Casino, Telegram Casino e operatori offshore
Ampio spazio viene dedicato anche all’evoluzione del gioco illegale online. Nel nomenclatore iniziale del report vengono analizzati Crypto Casino, Telegram Casino, mirror sites, VPN e operatori .com offshore.
I Crypto Casino vengono descritti come piattaforme che operano esclusivamente tramite criptovalute e senza procedure KYC, spesso con licenze ottenute in giurisdizioni offshore.
I Telegram Casino vengono invece identificati come sistemi di gioco illegale sviluppati direttamente all’interno dell’app Telegram attraverso bot automatici, gruppi privati e pagamenti effettuati con criptovalute o voucher anonimi.
Il report sottolinea inoltre come strumenti tecnologici come VPN e mirror sites consentano agli operatori illegali di aggirare con maggiore facilità i blocchi DNS e mantenere operativi i propri servizi.
Il ruolo della regolazione
Uno dei concetti più ricorrenti nel documento riguarda il rapporto tra regolazione e crescita del mercato illegale.
Secondo gli autori, l’introduzione di restrizioni sempre più severe per gli operatori legali rischierebbe di aumentare il vantaggio competitivo del mercato nero, soprattutto online.
Il report cita anche esperienze internazionali, come quelle di Regno Unito e Romania, dove l’inasprimento delle restrizioni avrebbe favorito l’espansione dell’offerta illegale.
Tra gli elementi che, secondo lo studio, alimentano la domanda illegale vengono indicati payout più elevati, bonus aggressivi, minori limiti operativi, assenza di controlli KYC e maggiore accessibilità delle piattaforme offshore.
La metodologia della ricerca
Per stimare il mercato illegale il documento utilizza un approccio econometrico basato su dati regionali relativi al periodo 2015-2023. Lo studio integra dati ADM, indicatori socioeconomici ISTAT e diversi modelli statistici, tra cui OLS, Two-Way Fixed Effects e Random Forest.
Gli autori precisano però che la stima riguarda soltanto il gioco “illegalità osservabile” e che per il gioco online offshore e crypto sono stati applicati moltiplicatori correttivi per tenere conto della quota sommersa non direttamente rilevabile.
sb/AGIMEG












