“Lo dico ovviamente sulla base di una ricognizione della letteratura esistente, non che esprima particolari opinioni personali. Il gioco pubblico è uno degli strumenti di politica pubblica che si è dimostrata più efficace nel panorama internazionale in questo settore. Un’offerta legale che è storicamente ampia e regolamentata. Abbiamo raggiunto un tasso di canalizzazione del 92% della spesa effettiva”.
E’ quanto ha dichiarato Renato Loiero, Consigliere Economico Presidenza del Consiglio dei Ministri, durante l’incontro “Misurare l’invisibile. Il mercato del gioco non regolato in Italia”, in corso a Roma e organizzato da Prisma e LUISS.
“Siamo tra le nazioni più protette al mondo, siamo dietro solo a, rispetto a modelli di eccellenza con cui ci si paragona, il Regno Unito e la Spagna che sfiorano uno soglia superiore al 95%. Questo ovviamente non è casuale, è la conseguenza diretta di 20 anni di investimenti normativi, tecnologici, operativi da parte di operatori legali che hanno costruito queste piattaforme affidabili e avviato programmi di gioco responsabile”.
“È chiaro che mantenere competitivo questo settore legale, lo ripeto più di una volta, è la condizione essenziale per proteggere i giocatori, le varie ed innovazione e quindi conciliare i diversi motivi di intervento pubblico in questo settore che ho affermato prima. Un cenno alla comparazione internazionale: sono noti anche qui i fattori che garantiscono questa elevata canalizzazione. Paesi come il Portogallo, che anni hanno offerto un’opzione legale online ridotta, registrano tassi inferiori al 59%, con quindi il 41% dei giocatori attivi su piattaforme non autorizzate”, ha proseguito Loiero.
“Quindi un framework normativo bilanciato con un’offerta legale competitiva, adeguatamente profittevole, è l’unico antidoto efficace al mercato sommerso. Da analista della regolazione mi sento di dire che la canalizzazione non può essere indotta forzosamente dalla regolazione, come pure la cultura, che spesso si dice che bisognerebbe avere più cultura finanziaria, più cultura del gioco, non la si può imporre con legge”.
“La legge può al massimo indurre, obbligare con campagne di educazione finanziaria piuttosto che di altro tipo, sanitaria, nelle scuole. Sì, ma si ottiene rendendo il prodotto legale più attraente, perché l’economia è fondata sul principio di incentivo, di quella illegale sul piano dell’esperienza, dell’affidabilità e della varietà dell’offerta. Da questo punto di vista, restando in un’ottica solo di regolazione tecnica, l’impatto della regolazione può essere utile verificare se la compressione eventualmente eccessiva dei margini degli operatori legali attraverso un’imposizione fiscale squilibrata o di una limitazione severa dell’offerta delle reti in concessione statale, non possa eventualmente alimentare la migrazione dei giocatori, il condizionale è un po’ eufemistico, verso canali non controllati con effetti effettivamente paradossali sulla tutela dei consumatori, oltre che evidentemente sulle entrate”.
“In particolare tutto questo studio, Luiss Prisma, stima in 23,28, lo avete visto, i miliardi di euro la raccolta del mercato illegale in Italia nel 2024, il 16% del totale, l’85% di questo volume è generato da piattaforme digitali offshore che operano, ricordiamocelo, non avete bisogno che ve lo ricordi io, senza licenza, senza presidi anti-riciclaggio, senza limiti di deposita, in totale anonimato, inclusi i crypto casinò, i bot sui canali digitali non licito”.
“La prima tavola rotonda, visto che sono due tavole rotonde, spiegherà in pratica perché il mercato illegale esiste e come contrastarlo. Per mantenere competitivo il settore legale rispetto alla pressione del mercato offshore, ovvero illegale, ovviamente quindi necessitano di condizioni chiare, quello che è sempre il primo obiettivo dell’intervento regolatorio, chiare, incentivanti per continuare a investire in due aree strategiche: l’innovazione tecnologica, come si diceva prima, infrastrutture di gioco sicure, sistemi anti-frode di nuova generazione, strumenti di AI, non si parla d’altro in questi ultimi due anni almeno, per l’identificazione precoce dei comportamenti problematici, senza margini adeguati però da questo punto di vista prettamente aziendalistico, direi, questi investimenti potrebbero rivelarsi insostenibili nel quadro concessorio con eventuali effetti indesiderati di apertura di spazio ai concorrenti illegali tecnologicamente aggressivi”.
“La seconda priorità è la protezione dei giocatori, quello che abbiamo già affermato all’inizio. Il mercato legale è l’unico in grado di garantire adeguatamente l’autoesclusione, il controllo della spesa, i limiti di deposito, l’accesso ai servizi di supporto psicologico, sempre più con sempre maggiori anche invasioni di dipendenze, soprattutto nelle fasce più basse dell’età sono ancora più preoccupanti, vanno contrastate”.
“Ovviamente tutto questo ha un costo e il mercato illegale causa una perdita fiscale nell’analisi stimata di 658 milioni di euro di imposte di gioco, a cui dobbiamo aggiungere 621 stimati milioni di euro di imposte sul reddito d’impresa non versate dagli operatori offshore, quindi oltre 1.28 miliardi stimati di minor gettito, che ovviamente rischiano di alimentare i circuiti della criminalità organizzata”.

“Quindi qualsiasi politica pubblica sul gioco che ignori questa componente per definizione è incompleta. Da ultimo segnalo che questa ricerca ovviamente non è fondata sulle pubblicazioni o su ipotesi non dimostrate, ma è supportata, ho visto, da un’analisi econometrica rigorosa, quindi invito chi non l’abbia fatto, non penso che ve ne siano qui, a leggerla, anche perché è basata su dataset regionali 2015-2024, quindi ha spettro temporale lungo, non spettro temporale breve, modelli multivariati, quindi crime based on two-way fixed effects, random forest, che sono quindi valutabili, mutabili secondo criteri statistici della robustezza”.
“Le conclusioni sono uniche: il sistema concessorio, lo dicevo prima, funziona e va difeso. Ovviamente non penso che nessuno abbia intenzione di non difenderlo. Mi fermo qui perché ovviamente poi tutte le considerazioni di carattere più prettamente politico, visto che saranno oggetto della seconda tavola rotonda e davvero concludo, se me lo consentite, ricordando, da tecnico dell’analisi in base alla regolazione, segnalare l’auspicio che implicitamente direi emerge da queste analisi, che il regolatore possa valutare ogni intervento normativo sul settore anche alla luce del suo impatto sulla canalizzazione”.
“In questo senso direi che qui siamo un po’ tutti uniti come nel nostro inno nazionale: istituzioni, operatori, società civile, in un obiettivo unico: avere un mercato in cui nessun giocatore abbia convenienza a rivolgersi all’illegale. Questo però richiede un quadro fiscale sostenibile, un’offerta legale ampia e innovativa, strumenti tecnologici di contrasto al gioco offshore sempre più efficaci perché come evolve la tecnologia dell’offerta legale, evolve quasi alla stessa velocità, se non più velocemente, la tecnologia del mercato illegale”.

