Garofalo (Fondazione FAIR): “Innovazione e creatività per rompere i paradigmi del gioco e conciliare redditività e tutela dei giocatori”

Creatività e innovazione possono aiutare il settore del gioco a superare modelli consolidati, mettendo in discussione i paradigmi esistenti e cercando soluzioni capaci di conciliare redditività e tutela dei giocatori.

Lo sostiene Alessandro Garofalo, membro del Comitato scientifico di Fondazione FAIR, in un’intervista pubblicata dalla Fondazione. Tra le possibili innovazioni cita budget di gioco prefissati, limiti di tempo, riduzione della velocità di gioco e programmi di fidelizzazione non basati sulla quantità giocata.

Creatività e innovazione nel modello di gioco

Lei è entrato nel Comitato scientifico di FAIR portando esperienze maturate nella ricerca, nell’innovazione, nello sviluppo di nuovi prodotti e nella formazione. In che modo la creatività può aiutare il settore del gioco a ripensare il proprio modello?

Per applicare la creatività e produrre innovazione è importante, tra le diverse possibilità, saper mettere in discussione il modello di riferimento del settore esaminato e, come si dice nel gergo, riuscire a rompere il paradigma.

Si tratta, per esempio, di pensare a una diversa organizzazione del gioco con vincite in denaro, capace di mantenere la redditività per chi lo gestisce e di ridurre il rischio che diventi dannoso per chi gioca.

Queste considerazioni conducono verso uno degli aspetti caratteristici della creatività: la ricerca dei paradossi intrinseci. Individuare le contraddizioni aiuta il pensiero critico e non convenzionale a generare idee originali. Alcuni esempi possono essere la definizione obbligatoria di un budget prima di iniziare a giocare, un tempo massimo di gioco, la riduzione della velocità oppure nuovi programmi di fidelizzazione che non siano legati al volume giocato.

Benchmarking e ispirazione da altri settori

Osservare le pratiche dei concorrenti è utile, ma può portare le aziende ad adottare soluzioni molto simili. Dove dovrebbe cercare ispirazione il settore del gioco per introdurre innovazioni capaci di modificare lo stato attuale?

Nelle pratiche aziendali questo approccio, peraltro corretto, prende il nome di benchmarking. Confrontarsi con la concorrenza è giusto, ma non basta.

Se voglio realizzare un’innovazione che scardini lo status quo, devo anzitutto individuare il processo da migliorare. A quel punto posso confrontarmi con chi gestisce quel processo nel modo migliore, anche se opera in un settore completamente diverso.

Se, per esempio, voglio trasformare la sala da gioco in un luogo maggiormente orientato alla socialità, devo studiare la disposizione dei tavoli, distribuire i giochi evitando che siano troppo addensati e pensare alla presenza della luce naturale. Posso quindi cercare ispirazione in spazi come ristoranti, centri commerciali, resort e spa.

Storytelling e comprensione delle nuove idee

La ricerca dei paradossi può aiutare a generare nuove idee. Quanto conta saperle raccontare e rendere comprensibili alle persone?

Come accennato, la ricerca dei paradossi aiuta a trovare idee innovative. Un casco più leggero della media, per esempio, potrebbe apparire meno sicuro; se contiene grafene, tuttavia, può offrire una maggiore resistenza agli impatti.

In questi casi è importante anche la narrazione del fenomeno. Occorre trovare la giusta alchimia tra cinque coppie di fattori: materiale e immateriale, razionale e irrazionale, impersonale e soggettivo, convincente ed emozionante, sapere e saper immaginare.

Questo equilibrio rappresenta, a mio parere, una formula efficace per lo storytelling, ispirata anche alle riflessioni di Alessandro Baricco, che hanno accompagnato il mio lavoro nel corso degli anni.

L’evoluzione del gioco e il ruolo dell’intelligenza artificialeintelligenza artificiale

Nel suo primo periodo all’interno del Comitato scientifico di FAIR, quali aspetti dell’evoluzione del gioco l’hanno colpita maggiormente?

Due riflessioni mi hanno inquietato. Durante gli Stati generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è emerso il ruolo sempre più centrale dell’intelligenza artificiale nel contrasto al gioco illegale. È però evidente che anche chi opera nell’illegalità può utilizzare gli stessi strumenti.

La seconda riflessione riguarda la crescente estensione degli eventi sui quali è possibile scommettere. Oggi si scommette ormai su tutto, come mostra anche la piattaforma Polymarket. In questo contesto, chi dispone delle informazioni prima degli altri può ottenere un vantaggio determinante.

Un laboratorio per la tutela dei giocatori

Se dovesse progettare un laboratorio di innovazione dedicato alla tutela dei giocatori, quali aspetti sceglierebbe di affrontare fin dall’inizio?

Penserei a un laboratorio dedicato all’intelligenza emotiva, perché la dimensione emotiva è ormai un aspetto determinante nei processi decisionali. Si potrebbe elaborare un profilo personalizzato capace di offrire indicazioni utili a ridurre il peso delle proprie ansie, legate per esempio all’intimità, alla perdita, all’attenzione, al confronto o alla critica. Un progetto di questo tipo dovrebbe naturalmente essere sviluppato con il supporto di psicologi ed esperti di neuroscienze.

Un altro laboratorio potrebbe concentrarsi sulla messa a punto di un diverso modello economico per la sala da gioco, basato su ricavi maggiormente distribuiti e su percezioni multisensoriali diffuse.

In sintesi, si tratterebbe ancora una volta di provare a rompere il paradigma, ricercando i paradossi all’interno di un approccio multisensoriale. Una sfida certamente difficile. cdn/AGIMEG