Tar Liguria: le fasce orarie tutelano la salute, interesse prevalente rispetto all’inziativa privata

Per valutare la proporzionalità delle fasce orarie “la comparazione non va operata sulla base di dati astratti e teorici (la circostanza che, in tesi, il fenomeno della ludopatia interesserebbe soltanto lo 0,023% della popolazione ventimigliese), bensì dei valori e degli interessi – pubblici e privati – in gioco”. Ovvero tra tutela della salute, che come prevede la Costituzione sono un “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, e iniziativa economica privata, “che non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza umana, e deve essere coordinata a fini sociali”. Di qui “la ragionevolezza e proporzionalità del bilanciamento operato”. Lo scrive il Tar Liguria respingendo il ricorso intentato da una sala slot contro le fasce orarie adottare dal Comune di Ventimiglia, Imperia. Per la sala, appunto, le limitazioni sarebbero state troppo invasive, dal momento che il gioco patologico riguardava una percentuale molto ridotta (lo 0,023%) della popolazione. La sala aveva provato anche a far leva sul difetto di istruttoria, ma secondo il giudice amministrativo il provvedimento si basa su dati forniti dall’ASL competente, dai quali emerge che “l’ASL imperiese ha in carico 49 persone con diagnosi accertata di disturbo da gioco d’azzardo”. A livello regionale, invece, “da sette anni il fenomeno, risulta che le richieste di cura sono costantemente in aumento, giacché i soggetti in carico ai SERT dei Dipartimenti di salute mentale e dipendenze liguri per gioco d’azzardo patologico sono passati da 116 nel 2011 a 368 nel 2016”. Respinta anche la tesi della disparità di trattamento, ovvero il fatto che le fasce orarie si applichino solo agli apparecchi e non agli altri giochi: “le altre tipologie di gioco lecito quali gratta e vinci, lotto e lotterie nazionali soggiacciono a discipline di rango esclusivamente primario, sulle quali il comune non è legittimato ad intervenire”. lp/AGIMEG

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