Decreto Dignità, Pirondini (M5S): “No al ritorno della pubblicità del gioco”

Durante l’audizione in Commissione Cultura del Senato sul ddl Marcheschi a sostegno del sistema calcio, il senatore del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini ha ribadito la netta contrarietà del suo gruppo a qualsiasi allentamento del divieto di pubblicità del gioco introdotto dal Decreto Dignità.

Contrarietà al ritorno delle sponsorizzazioni betting

Pur dichiarandosi disponibile a discutere della restituzione di una quota delle entrate delle scommesse a favore dello sport, Pirondini ha respinto l’ipotesi di reintrodurre le sponsorizzazioni delle società di scommesse nel calcio. Secondo il senatore, il problema non è la possibilità di scommettere legalmente, ma la continua esposizione degli spettatori ai messaggi pubblicitari, che favorirebbe il gioco patologico.

“Da giorni assistiamo ad una vicenda particolare. Pirlo è stato messo da parte come allenatore della Nazionale italiana per motivi di opportunità, come da lei dichiarato. Oggi arriviamo ad un’altra scelta. Io leggo un’ipocrisia di fondo rispetto a questo tema. L’opportunità di cui lei parla riguardava il legame di Pirlo con una società di scommesse o il fatto che quella società fosse russa? L’opportunità e i valori etici valgono per tutti o solamente in alcuni casi?”, ha sottolineato.

I costi del calcio e il tema delle nuove entrate

Pirondini ha inoltre contestato le motivazioni economiche avanzate dal calcio per chiedere la revisione del Decreto Dignità, osservando che i circa 100 milioni di euro di ricavi attesi dalle sponsorizzazioni del betting sono inferiori ai circa 250 milioni spesi dalle società di Serie A in commissioni agli agenti. Per questo ha sostenuto che il calcio dovrebbe prima ridurre i propri costi interni, anziché cercare nuove entrate dalla pubblicità del gioco.Senato della Repubblica

“Vorrei soffermarmi sul Decreto Dignità e il divieto di pubblicità del gioco. Non si tratta del divieto di scommettere, non siamo proibizionisti. È giusto che una parte delle giocate finisca nel sistema relativo ad un evento. Non è giusto però che durante un evento qualcuno mi ricordi di scommettere. Il costo sociale dell’azzardopatia è superiore a ciò che potrebbe portare allo sport togliere il divieto”, ha aggiunto.

I dati sul gioco e la posizione del M5S

A sostegno della sua posizione ha citato i dati del 2025: 165 miliardi di euro giocati, perdite per i giocatori pari a 21,9 miliardi, un gettito fiscale di circa 11,4 miliardi e un costo sociale dell’azzardo stimato tra 5 e 7 miliardi di euro.

In conclusione, il senatore ha ribadito che il Movimento 5 Stelle non è contrario alle scommesse legali, ma ritiene che la loro promozione commerciale debba restare vietata per tutelare i soggetti più vulnerabili e limitare i costi sociali dell’azzardo. cdn/AGIMEG