Il Tribunale del Riesame di Aosta ha confermato quasi integralmente i sequestri di beni nell’inchiesta sul presunto riciclaggio legato al Casinò di Saint-Vincent. I beni congelati ammontano a circa 5 milioni di euro. Solo alcune posizioni considerate marginali hanno ottenuto un parziale alleggerimento delle misure.
La decisione del Riesame rappresenta un passaggio rilevante dell’indagine. Il provvedimento rafforza l’impianto accusatorio delineato dalla Procura. I giudici hanno ritenuto sussistenti i presupposti per mantenere in vigore le misure cautelari patrimoniali. La Guardia di Finanza aveva eseguito i sequestri nei giorni scorsi.
Riesame respinge i ricorsi e conferma i sequestri
Il Tribunale ha respinto la maggior parte dei ricorsi presentati dagli indagati contro l’ordinanza di sequestro. Restano quindi bloccati conti correnti, denaro contante, disponibilità finanziarie e immobili, riconducibili a 33 persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta.
Le accuse contestate comprendono: associazione per delinquere, riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio. Secondo i giudici, allo stato degli atti, esistono elementi sufficienti per ritenere che i beni sequestrati siano collegati ai reati ipotizzati.
Il presunto meccanismo di riciclaggio nel Casinò
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, somme di denaro contante di provenienza irregolare sarebbero state introdotte all’interno della casa da gioco valdostana. Il denaro contante sarebbe stato convertito in fiches, in violazione delle norme antiriciclaggio e senza adeguata tracciabilità.
Successivamente, il denaro sarebbe rientrato nel circuito economico tramite bonifici. Questi bonifici simulavano vincite al gioco e attribuivano alle somme un’apparente origine lecita. Per la Procura non si tratterebbe di episodi sporadici, ma di un meccanismo strutturato, ripetuto nel tempo e basato su ruoli ben definiti.
Fatture false e controlli sotto osservazione
L’inchiesta riguarda anche un presunto giro di fatture false per oltre 3 milioni di euro, riconducibile a società attive nel commercio di materiale ferroso, con base principalmente in Piemonte. Le fatturazioni avrebbero consentito di creare liquidità solo apparente, poi trasformata in contante e reinserita nel circuito attraverso il passaggio dal Casinò.
Un altro elemento al centro dell’indagine riguarda la tenuta dei controlli interni della casa da gioco. Gli investigatori hanno analizzato le procedure adottate negli ultimi anni. In particolare hanno esaminato il numero delle segnalazioni di operazioni sospette. In un arco temporale di circa due anni, le segnalazioni risultano poche. Un dato che ha attirato l’attenzione degli inquirenti. Secondo chi indaga, questo elemento appare anomalo se rapportato alle dimensioni della struttura e ai volumi di denaro che transitano abitualmente nella casa da gioco.
Un passaggio chiave dell’inchiesta
La decisione del Tribunale del Riesame non entra nel merito della responsabilità penale degli indagati. Questo aspetto sarà valutato nelle successive fasi del procedimento. La conferma dei sequestri, però, rappresenta un segnale importante sulla solidità del quadro accusatorio. L’inchiesta prosegue sotto il coordinamento della Procura di Aosta.


