Home Attualità Casinò e cambio fiches-contanti, due decisioni della Cassazione sui sequestri dell’inchiesta di Aosta

Casinò e cambio fiches-contanti, due decisioni della Cassazione sui sequestri dell’inchiesta di Aosta

CasinòCasinò

Due provvedimenti della Cassazione intervengono sulla stessa vicenda investigativa legata alla casa da gioco di Saint-Vincent, ma con esiti e contenuti molto diversi. Al centro ci sono sequestri preventivi disposti dal Tribunale di Aosta nell’ambito di un’indagine su presunte operazioni irregolari di cambio tra fiches e denaro contante.

Le ipotesi riguardano corruzione, riciclaggio, autoriciclaggio, reati fiscali e profili collegati alla normativa antiriciclaggio. Le due decisioni riguardano lo stesso contesto di fondo, ma non la stessa posizione processuale.

Il caso del ricorso tardivo

Il primo provvedimento riguarda il ricorso di un indagato contro l’ordinanza con cui il Tribunale di Aosta aveva confermato in parte il sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari.

La difesa contestava diversi profili: la mancanza di una motivazione autonoma sul sequestro, il pericolo di dispersione del patrimonio, il fumus del reato di corruzione, la qualificazione delle somme sequestrate come profitto del reato e la qualifica di incaricato di pubblico servizio attribuita a un cassiere della casa da gioco.

Nel merito, la tesi difensiva era che le somme oggetto di cambio fossero legate a vincite lecite e che il denaro consegnato al personale di sala potesse essere ricondotto a una mancia, secondo una prassi del casinò, e non al prezzo di un accordo corruttivo.

La Cassazione, però, non ha esaminato queste questioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché depositato oltre il termine di quindici giorni previsto per impugnare le ordinanze in materia di sequestro. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese processuali e al pagamento di 3mila euro alla Cassa delle ammende.

La decisione sui ricorsi degli altri indagati

Il secondo provvedimento riguarda invece i ricorsi presentati da più indagati e da una società contro sequestri preventivi, anche per equivalente, confermati dal Tribunale di Aosta nella stessa indagine.

Qui la Cassazione ha affrontato il merito delle censure. Le difese contestavano, tra l’altro, la qualificazione del cassiere della casa da gioco come incaricato di pubblico servizio, la configurabilità del reato di corruzione, la nozione di profitto sequestrabile, il pericolo di dispersione delle somme e la proporzionalità dei sequestri.

Un punto centrale riguardava proprio la lettura delle operazioni di cambio tra fiches e contanti. Secondo le difese, in alcuni casi non vi sarebbe stato un reale incremento patrimoniale illecito, ma soltanto la trasformazione di fiches in contanti, o viceversa, per importi corrispondenti. Veniva inoltre contestata la ricostruzione secondo cui le somme date al personale della casa da gioco fossero il prezzo della corruzione, anziché mance o omaggi legati alla prassi del gioco.

La differenza decisiva tra i due provvedimenti

La differenza principale tra le due decisioni sta dunque nel livello di esame compiuto dalla Cassazione.

Nel primo caso, la Suprema Corte non entra nel merito dell’indagine e delle contestazioni difensive, perché il ricorso è tardivo. Di conseguenza, il sequestro resta confermato per ragioni processuali.

Nel secondo caso, invece, i ricorsi sono esaminati nel merito. La Cassazione valuta le censure sulla motivazione dei sequestri, sulla posizione dei singoli indagati e sulla necessità di una verifica più precisa dei presupposti delle misure reali.

La Corte sottolinea che, in materia di sequestro preventivo, non basta una motivazione generica o uguale per tutti. Occorre una valutazione individualizzata, soprattutto quando le posizioni degli indagati sono diverse e le contestazioni riguardano reati differenti.

Fiches, contanti e obblighi antiriciclaggio

La vicenda mostra anche il rilievo delle regole antiriciclaggio nelle case da gioco. Le operazioni di cambio tra contante e fiches, o tra fiches e contante, sono al centro dell’indagine perché possono assumere significato diverso a seconda del contesto: semplice attività di gioco, operazione non correttamente tracciata, oppure strumento per movimentare o ripulire denaro.

Proprio per questo, secondo la Cassazione, il giudice del riesame deve spiegare in modo puntuale perché le somme sequestrate siano riconducibili al profitto dei reati ipotizzati e perché vi sia un concreto rischio di dispersione. Non è sufficiente richiamare in modo generico la gravità delle accuse o la natura delle operazioni contestate.

cassazione Tar tribunale giudicecassazione Tar tribunale giudice

Nuovo esame per il filone principale

Nel secondo procedimento, la Cassazione ha quindi annullato l’ordinanza impugnata e disposto il rinvio al Tribunale di Aosta per un nuovo esame. Il giudice dovrà rivalutare le questioni sollevate dalle difese, con particolare attenzione alla motivazione sui presupposti dei sequestri, alla posizione dei singoli ricorrenti e alla proporzionalità delle somme vincolate.

I due provvedimenti, letti insieme, riguardano dunque la stessa inchiesta sulla casa da gioco valdostana, ma hanno una portata diversa: uno chiude il ricorso per tardività, senza affrontare il merito; l’altro riapre la valutazione sui sequestri e impone al Tribunale un approfondimento più preciso sulle singole posizioni. mg/AGIMEG

Exit mobile version