In Giappone crescono i prediction markets ma diversi da Polymarket e Kalshi. Sono a punti, niente denaro reale, ma premi e gift card

In Giappone crescono i prediction markets basati su punti virtuali, un modello che consente agli utenti di fare previsioni su eventi reali senza utilizzsiare denaro. La startup Miraima ha raggiunto quasi un milione di utenti attivi mensili in sette mesi, mentre restano dubbi regolatori legati al valore economico dei premi.

Il funzionamento è diverso rispetto a piattaforme internazionali come Polymarket e Kalshi, che permettono operazioni con denaro o criptovalute. Nel modello giapponese, invece, gli utenti accumulano punti virtuali attraverso la registrazione, la visione di pubblicità o la partecipazione ad attività all’interno dell’app. I punti vengono poi utilizzati per formulare previsioni su eventi sportivi, movimenti finanziari, sviluppi politici o fatti di attualità.

In caso di pronostico corretto, l’utente riceve ulteriori punti, che possono essere convertiti in gift card, crediti digitali o programmi fedeltà collegati a marchi e servizi retail. Proprio questo aspetto sta attirando l’attenzione degli esperti, perché, pur non trattandosi di puntate in denaro, i premi ottenuti hanno comunque un valore economico.

Il caso Miraima

Tra le piattaforme emergenti spicca Miraima, startup lanciata a novembre 2025. In appena sette mesi, l’app avrebbe raggiunto quasi un milione di utenti attivi mensili, sostenuta dall’interesse per grandi eventi sportivi e per le elezioni della Camera bassa giapponese.

Il fondatore Keita Adachi ha spiegato che il progetto si ispira alla crescita dei prediction markets negli Stati Uniti, ma è stato adattato al contesto giapponese, dove il gioco con denaro reale è soggetto a forti limitazioni. La piattaforma punta quindi sulla cultura locale del gaming e della raccolta punti, molto diffusa tra i consumatori giapponesi.

Un modello vicino alla logica del pachinko

Il sistema richiama, almeno in parte, il modello del pachinko, settore storicamente radicato in Giappone. Anche in quel caso il giocatore non riceve direttamente denaro contante, ma premi che possono essere convertiti attraverso circuiti separati.

I nuovi prediction markets a punti provano a inserirsi in una zona diversa rispetto al betting tradizionale, facendo leva su meccaniche di gamification, premi digitali e programmi fedeltà. La crescita di queste piattaforme si collega anche alla cosiddetta cultura del poi-katsu, cioè l’abitudine dei consumatori giapponesi ad accumulare punti attraverso pagamenti digitali, app e servizi retail.

I dubbi dei regolatori

Nonostante l’assenza di puntate in soldi veri, il fenomeno potrebbe comunque finire sotto la lente delle autorità. Alcuni esperti legali ritengono infatti che il valore economico dei premi possa rendere queste piattaforme rilevanti dal punto di vista regolatorio.

Un altro tema riguarda l’accesso degli utenti più giovani. A differenza di operatori come Polymarket e Kalshi, che prevedono limiti di età, alcune piattaforme giapponesi basate su punti non imporrebbero al momento restrizioni anagrafiche. Questo elemento potrebbe aumentare l’attenzione delle autorità, soprattutto in relazione ai rischi di comportamenti compulsivi o di esposizione dei minori a meccaniche simili al gioco.Polymarket

Polymarket osserva il mercato giapponese

Il fenomeno interessa anche gli operatori internazionali. Il Japan Times ha riportato che Polymarket avrebbe nominato un rappresentante locale per sostenere iniziative finalizzate a un possibile riconoscimento regolatorio in Giappone.

Il caso giapponese conferma come i prediction markets stiano assumendo forme diverse a seconda dei singoli contesti normativi. Negli Stati Uniti il settore è al centro del dibattito tra innovazione finanziaria, scommesse e vigilanza sui mercati; in Giappone, invece, il modello sembra muoversi verso piattaforme senza denaro reale, ma con premi e sistemi di fidelizzazione che aprono comunque nuove questioni regolatorie. sb/AGIMEG