La tutela dei minori rispetto ai rischi legati al gaming, al gioco online e all’utilizzo incontrollato degli smartphone è stata al centro di uno dei panel degli Stati Generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dedicati al settore giochi. Nel corso dell’incontro è emersa la necessità di rafforzare educazione, prevenzione e consapevolezza, coinvolgendo scuola, famiglie, istituzioni e mondo digitale. Tra i temi affrontati anche il ruolo dei social, il parental control, la diffusione del gioco illegale tra i più giovani e la necessità di insegnare ai ragazzi il “senso del limite”.
Andrea Bordoni, Dirigente tecnico della Direzione Generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito: “La rete e il gioco possono rappresentare un fattore di rischio molto grave a livello neurologico per i minori, ma non vanno demonizzati in senso assoluto. C’è infatti un diritto e un rovescio della medaglia: l’utilizzo del gioco in tempi e modi adeguati può favorire lo sviluppo di determinate capacità.
Dal punto di vista normativo, nelle scuole le azioni di prevenzione sono molteplici, sia a livello curriculare che extracurriculare. L’educazione civica è stata reintrodotta nel 2019 e si basa su diversi nuclei fondanti. Nel 2024 abbiamo riformato le linee guida, ampliando ulteriormente questi nuclei e inserendo riferimenti precisi al contrasto delle dipendenze, sia da sostanze sia comportamentali, come gaming e gioco d’azzardo.
Queste novità, però, hanno bisogno di sedimentarsi nella cultura dei giovani. Non basta vietare o informare sulle conseguenze del gioco d’azzardo e del gaming, perché i ragazzi difficilmente si lasciano convincere soltanto dai divieti. Per questo il Ministero dell’Istruzione attiva sinergie con soggetti esterni attraverso protocolli d’intesa con il Dipartimento della Salute, il Ministero della Salute, la Polizia di Stato e la Polizia Postale, coinvolgendo esperti che possano parlare di queste tematiche e fornire risposte precise.
Bisogna poi agire sulla famiglia, che è fondamentale, perché i ragazzi si connettono soprattutto da casa. Un altro aspetto centrale è l’introduzione nelle scuole delle competenze trasversali e non cognitive: un giovane non si convince solo con l’informazione, ma deve essere messo nelle condizioni di maturare competenze che gli consentano di fare scelte consapevoli e ponderate. Con il Ministero vogliamo portare questo approccio nelle scuole, affinché i ragazzi comprendano davvero cosa può fare bene e cosa no, attraverso una consapevolezza personale”.
Domenico Pellegrini, Presidente del Tribunale per i minorenni di Genova: “Il gioco è una dimensione naturale della vita: si gioca sempre, anche se in modi diversi. Bambini e ragazzi giocano perché il gioco rappresenta un momento fondamentale della crescita, ma crescere bene dipende dalla regolamentazione del tempo dedicato al gioco. Se manca questa regolazione, si rischia di sfociare nel gioco d’azzardo.
Con l’arrivo dello smartphone tutto questo si è amplificato, perché il dispositivo ha cambiato il nostro modello di vita. Spesso si pensa al gioco come a un’attività individuale, ad esempio con le console, ma lo smartphone ha trasformato il gioco in una dimensione sociale. I ragazzi giocano virtualmente con altre persone che conoscono, all’interno di comunità virtuali composte soprattutto da altri giovani e, più raramente, da sconosciuti.
I giochi sono costruiti in modo dopaminergico: producono piacere soprattutto attraverso le ricompense. Sono progettati per offrire continue micro-ricompense che spingono a non smettere mai. Molto spesso si scopre che un ragazzo ha sviluppato condotte legate al gioco d’azzardo attraverso altri reati, ad esempio quando estorce denaro a qualcuno e quel denaro viene poi destinato al gioco. A livello minorile è raro trovare vere e proprie gang specializzate nel gioco d’azzardo, mentre accade più frequentemente che famiglie si indebitino per le spese di gioco dei figli o che minori si facciano aiutare da adulti per giocare d’azzardo.
Il problema principale è l’assenza di controllo sull’uso dello smartphone: viene acquistato da un adulto e poi affidato a un minore senza verificare cosa faccia realmente. I genitori dovrebbero utilizzare strumenti di parental control.
Il punto centrale resta il processo evolutivo del minore, a cui deve corrispondere anche un percorso evolutivo nell’uso dello smartphone. Deve esserci una progressione. Oggi praticamente tutti i genitori danno uno smartphone ai figli, ma servono limiti chiari, ed è proprio questo che manca. È il senso del limite che bisogna insegnare, lo stesso senso del limite che spesso manca nel gioco patologico”.
Luigi Caramiello, Università degli studi di Napoli Federico II: “Siamo in una zona di frontiera. Dobbiamo intervenire anche con dinamiche esterne, ad esempio sui social, attraverso campagne che invitino i minori a scommettere sulle proprie qualità, sul proprio impegno, su sé stessi. Bisogna far capire che non è trendy puntare sul gioco e perdere soldi. Ho in mente una campagna con testimonial bambini e adulti che mostrino come sia meglio investire nel gioco della vita, del lavoro e degli impegni quotidiani, senza però demonizzare il gioco legale, che rappresenta comunque una fonte di introiti per lo Stato.
Stiamo inoltre analizzando i dati di una ricerca sui minori che non è ancora stata pubblicata, ma posso anticipare un elemento: la possibilità che un minore cada nella rete del gioco illegale è molto più alta se nel suo microcosmo familiare o sociale sono presenti giocatori, magari con comportamenti compulsivi”. fp/AGIMEG










