E’ in corso, presso il Chiostro dei Santi Marcellino e Festo – Aula G3, l’evento di presentazione dei risultati della ricerca “Valutazione del fenomeno del gioco minorile con vincita in denaro a Napoli”, realizzata dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II sotto la direzione scientifica del prof. Luigi Caramiello.
Lo studio, condotto da un team composto dai professori Luca Bifulco, Monia Calia, Linda De Feo, Roberto Flauto e Gianfranco Pecchinenda, con il coordinamento progettuale della dott.ssa Laura D’Angeli e il supporto dell’Istituto Demoscopico Noto Sondaggi, offre un’analisi approfondita e multidimensionale del fenomeno del gioco con vincita in denaro tra i minorenni e i giovani adulti (18-24 anni) nella città di Napoli.
L’indagine
L’indagine evidenzia un dato significativo: il 34% del campione minorile dichiara di aver giocato almeno una volta nell’ultimo anno. Il gioco emerge spesso come forma di trasgressione rispetto ai limiti normativi e ai principi di tutela dello sviluppo individuale, delineando la necessità di interventi strutturati e integrati.
La ricerca analizza il fenomeno attraverso diverse dimensioni — normative, sociali, economiche e culturali — approfondendo il quadro legislativo vigente, con particolare riferimento alla Legge Regionale Campania n. 2/2020 e al Regolamento comunale di Napoli del 2015. Parallelamente, mette in relazione il contesto territoriale e socio-economico con i comportamenti di gioco, evidenziando come disuguaglianze educative e reddituali incidano significativamente. Dal punto di vista sociologico, emergono correlazioni rilevanti tra vulnerabilità sociale, modelli educativi e dinamiche relazionali. In particolare, il ruolo della famiglia e del gruppo dei pari si conferma determinante nella costruzione di comportamenti a rischio.
Una rete di prevenzione
A partire dai risultati emersi, lo studio propone un modello innovativo di prevenzione denominato “Rete multilivello di protezione dei minori”, che coinvolge scuola, famiglia, istituzioni, comunità e rete dei punti di gioco legale. Il modello si fonda su azioni coordinate di natura educativa, formativa e comunicativa, con l’obiettivo di promuovere una cultura della legalità e del gioco consapevole.
La ricerca: alcuni dati
La ricerca analizza il fenomeno del gioco con vincita in denaro tra i minori e i giovani adulti (18-24), adottando una prospettiva multidisciplinare che integra dimensioni sociologiche, culturali e comportamentali. Il gioco emerge come pratica socialmente normalizzata e, al contempo, come indicatore delle disuguaglianze, capace di riflettere e amplificare vulnerabilità economiche, educative e relazionali.
L’analisi evidenzia il ruolo determinante dei fattori familiari e dei pari, della disponibilità economica e dell’accessibilità ai contesti di gioco, fisici e digitali, nel favorire l’avvicinamento precoce all’azzardo. In particolare, il 34% dei minori dichiara di aver giocato almeno una volta nell’ultimo anno.
L’ingresso nel gioco è principalmente determinato da fattori relazionali, in particolare dall’influenza dei pari (51,4%) e dal contesto familiare (37,5%), mentre una quota significativa (36,8%) associa il gioco a dinamiche di accettazione sociale. Il fenomeno si configura, inoltre, come parte di un più ampio cluster di comportamenti a rischio, risultando associato, tra l’altro, a una maggiore frequenza di consumo di energy drink e tabacco.
L’ambiente digitale e la consapevolezza
Emergono elementi rilevanti legati all’ambiente digitale: circa un quarto dei minori partecipa a challenge online e il 14% ha acquistato o richiesto loot box nei videogiochi; tali comportamenti risultano più diffusi tra i soggetti con maggiore frequenza di gioco d’azzardo. Il digitale non sostituisce il contesto fisico, ma contribuisce ai processi di esposizione, familiarizzazione e normalizzazione del gioco.
Permangono criticità sul piano della consapevolezza: circa la metà dei minori dichiara di non saper distinguere tra punti di gioco legale e illegale, mentre la percezione e visibilità dei divieti risultano non omogenee nei diversi contesti. Il tema dei rischi è affrontato prevalentemente in ambito familiare (52,9%), mentre la scuola e i pari rivestono un ruolo più limitato. Si evidenzia inoltre una discrepanza tra la percezione dei genitori e quella dei figli rispetto alla qualità delle relazioni familiari, nonché l’incidenza del finanziamento del gioco tramite risorse familiari.
Un modello di intervento multilivello
Alla luce di tali evidenze, la ricerca propone un modello di intervento multilivello, fondato sull’integrazione tra dimensione educativa, regolatoria e socio-territoriale. In particolare, si delineano:
• il rafforzamento degli interventi educativi strutturati nelle scuole, con programmi continuativi di prevenzione e sviluppo delle competenze critiche;
• il coinvolgimento attivo delle famiglie, attraverso iniziative di informazione e formazione orientate alla gestione dei comportamenti a rischio e all’uso consapevole delle risorse economiche;
• la qualificazione della rete dei punti di gioco legale, mediante standard omogenei di riconoscibilità, comunicazione del divieto e formazione degli operatori;
• il potenziamento delle azioni di comunicazione istituzionale, con messaggi chiari, coerenti e mirati ai diversi target;
• l’integrazione con strumenti di monitoraggio e analisi dei comportamenti, anche in ambiente digitale, al fine di intercettare precocemente situazioni di rischio.
Nel contesto specifico di Napoli, tali strategie assumono particolare rilevanza in considerazione delle fragilità socio-economiche e della forte componente culturale del fenomeno. La ricerca evidenzia, pertanto, la necessità di un approccio sistemico e coordinato, capace di coniugare tutela dei minori, responsabilizzazione degli attori coinvolti e qualificazione dell’offerta legale, in coerenza con il quadro normativo vigente. cdn/AGIMEG










