I giudici della prima sezione penale hanno respinto la richiesta di Vincenzo Corvitto di scontare gli arresti domiciliari a Licata anziché a Milano, sostenendo che la distanza geografica è necessaria per garantire le esigenze cautelari e prevenire la reiterazione dei reati.
Corvitto, 52 anni di Licata, è il principale imputato nell’ambito dell’operazione “Breaking Bet”, un’inchiesta antimafia del 2022 che ha smantellato un sistema di scommesse illegali gestito da affiliati a Cosa nostra tra Agrigento e Trapani.
L’operazione, denominata “Breaking Bet”, in particolare, ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati a cui si contestano, a vario titolo, responsabilità in ordine alle ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa, esercizio abusivo di attività d’intermediazione nella raccolta di gioco, tramite l’installazione di apparecchi da gioco in assenza di concessione ADM, estorsione aggravata dall’agevolazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori.
Le indagini hanno fatto luce su una distribuzione e installazione di postazioni da gioco, resa possibile mediante la costituzione di società intestate a prestanomi: tramite gli apparecchi collegati in rete a siti internet esteri, ai giocatori era consentito di partecipare a scommesse su eventi sportivi, oppure di scegliere, oltre ai giochi di abilità a distanza, anche opzioni di gioco caratterizzate dall’alea e dal fine di lucro. cdn/AGIMEG










