Presso la Sala Matteotti di Palazzo Theodoli Bianchelli si sta svolgendo il convegno “Identità digitale, social e tutela dei minori”. Ad aprire i lavori è stato il segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari (PD).
“La proposta di legge che presentiamo si muove lungo otto direttrici fondamentali. La prima è l’introduzione di un limite di età digitale reale: si prevede il divieto di accesso ai social network e alle piattaforme interattive per i minori di 16 anni, con una deroga rigorosa tra i 14 e i 16 anni. Non è una scelta ideologica, è una misura di protezione in una fase delicatissima dello sviluppo psicologico, emotivo e relazionale.
La seconda direttrice è il superamento dell’autodichiarazione: non sarà più sufficiente dichiarare di avere una certa età o cliccare una casella. Le piattaforme dovranno dotarsi di sistemi effettivi, affidabili e non facilmente aggirabili di verifica dell’età, nel rispetto della privacy e del principio di minimizzazione dei dati. La proposta vieta l’uso di identificazione biometrica o riconoscimento facciale per queste finalità. Proteggere i minori non significa creare nuovi rischi per i loro dati personali”, ha spiegato.
Legge minori digitali: account 14-16 anni con controllo parentale
“La terza direttrice riguarda l’account minorile dedicato: per i ragazzi tra i 14 e i 16 anni l’accesso potrà avvenire solo con consenso genitoriale qualificato, con un account speciale strutturalmente diverso da quello ordinario, un account con controllo parentale effettivo, limiti non disattivabili dal minore, divieto di profilazione commerciale e possibilità per i genitori di intervenire realmente.
La quarta è lo stop alle funzionalità addictive by design: autoplay, scrolling infiniti, le notifiche push non essenziali, sistemi di streak, i premi variabili, sono meccanismi costruiti per alimentare compulsività. Non possiamo fingere che siano neutri. Per gli account minorili devono essere disattivati per impostazione predefinita e in modo non eludibile”, ha detto.
Minori online: stop a profilazione e loot box nella legge
“La quinta direttrice riguarda gli algoritmi e la profilazione. Oggi il modello economico di molte piattaforme vive sulla capacità di prevedere, orientare e sfruttare l’attenzione. Non stiamo parlando di fenomeni marginali”, ha aggiunto.
“Proponiamo di vietare la profilazione a fini commerciali o di engagement per i minori. La sesta direttrice interviene sulle meccaniche assimilabili al gioco d’azzardo, questione di cui mi sono occupato e continuo a occuparmi. I loot box, cioè le casse premio, i premi casuali, le ricompense aleatorie, la pressione temporale, la monetizzazione predatoria non sono dettagli tecnici. Sono leve psicologiche e, quando sono rivolte ai minori, diventano un problema pubblico e la proposta ne vieta l’accesso ai minori e colpisce anche la promozione diretta o indiretta delle piattaforme”.
Piattaforme digitali, stretta sulla responsabilità: multe fino al 6% del fatturato
“La settima direttrice è la responsabilità. Le piattaforme devono rispondere concretamente delle violazioni. Non bastano codici etici, dichiarazioni di principio o promesse volontarie. Servono audit, controlli, ordini di adeguamento e sanzioni reali, fino al 6% del fatturato annuo mondiale della piattaforma e, nei casi più gravi, deve essere possibile sospendere funzionalità o servizi sul territorio nazionale.
L’ottava direttrice è educativa. Questa legge non è solo di divieti, prevede campagne permanenti nelle scuole, il coinvolgimento delle famiglie, dei servizi, la promozione di consapevolezza critica sull’uso degli strumenti digitali e degli algoritmi, come tante realtà, regioni, comuni, stanno già cominciando a fare, perché la protezione normativa è necessaria ma non basta senza cultura, educazione e prevenzione”, ha specificato.
Tutela minori digitali: alleanza tra famiglie, scuole e istituzioni
“Il punto politico è questo: non possiamo continuare a chiedere ai ragazzi di difendersi da soli in ambienti progettati da adulti, regolati da logiche economiche globali e ottimizzati per catturare attenzione. Dobbiamo spostare il baricentro della responsabilità: non dai genitori allo Stato, non dallo Stato alle piattaforme, ma dentro un’alleanza nuova in cui famiglie, scuole, istituzioni, autorità indipendenti, operatori digitali si assumono ciascuno la propria fetta di responsabilità.
Questa proposta si inserisce pienamente anche nel quadro europeo: il Digital Services Act, il GDPR, la tutela dei minori online, il principio di protezione per impostazione predefinita, ma prova a rendere quei principi concreti nel contesto nazionale”, ha continuato.
Tutela minori: no a gioco d’azzardo in sport e pubblicità
“Voglio aggiungere un punto che considero decisivo, e cioè la coerenza dei messaggi che il sistema Paese trasmette ai giovani. Non possiamo dire di volerli proteggere online e poi normalizzare il gioco d’azzardo nello sport, nella pubblicità, nelle sponsorizzazioni, persino nei contesti che dovrebbero educare a inclusione, rispetto, disciplina, salute e comunità. Lo sport deve indicare ai ragazzi una strada di crescita, non una scorciatoia verso la dipendenza, come il gaming disorder, già riconosciuto come patologia dall’OMS.
Questa proposta di legge, quindi, non riguarda solo i social network, riguarda anche un’idea di infanzia e adolescenza che vogliamo costruire e proteggere. Riguarda il diritto dei minori a non essere trasformati in target commerciali permanenti. Riguarda il dovere della politica di non arrivare sempre dopo: dopo il danno, dopo l’abuso, dopo la dipendenza, dopo la tragedia. La tutela dei minori non può essere una bandiera di parte, ma è una responsabilità collettiva”, ha concluso. cdn/AGIMEG

