Underdog ha presentato un ricorso contro il Connecticut sui prediction market, portando davanti a un giudice federale lo scontro sull’offerta di contratti evento legati allo sport. L’azione arriva dopo l’ordine con cui il Department of Consumer Protection (DCP) dello Stato ha intimato a nove piattaforme di interrompere le attività considerate non autorizzate.
Il caso non riguarda soltanto la possibilità di continuare a offrire questi prodotti nel Connecticut. Al centro della controversia c’è una questione destinata a incidere sull’intero settore statunitense: chi abbia l’ultima parola sui contratti evento sportivi, tra autorità statali del gioco e Commodity Futures Trading Commission (CFTC).
Underdog contro il Connecticut sui prediction market
Nel ricorso depositato presso la U.S. District Court for the District of Connecticut, Underdog chiede che venga impedito alle autorità statali di applicare le norme locali sul gioco alla sua attività di prediction market. La società punta inoltre a ottenere una dichiarazione giudiziale secondo cui la disciplina statale non può essere estesa ai contratti offerti attraverso un mercato federale regolamentato.
Secondo la posizione sostenuta da Underdog, i contratti evento negoziati su un designated contract market rientrano nella competenza esclusiva della CFTC. Su questa base, l’azienda domanda anche un’ingiunzione permanente contro il DCP e l’Attorney General del Connecticut, William Tong.
L’ordine di stop rivolto a nove piattaforme
Il provvedimento del Connecticut ha coinvolto Underdog, Polymarket, Coinbase, Crypto.com, Robinhood, Prophet X, Novig, Webull e Gemini. Alle società è stato chiesto di fermare l’offerta dei contratti sportivi e la relativa pubblicità nello Stato, garantendo allo stesso tempo agli utenti la possibilità di ritirare i fondi disponibili.
Per le autorità locali, prodotti di questo tipo presenterebbero caratteristiche assimilabili alle scommesse sportive e richiederebbero quindi una licenza statale. Il contrasto nasce dal fatto che le piattaforme li qualificano invece come strumenti finanziari o derivati sottoposti alla disciplina federale.


Le contestazioni delle autorità statali
Il Connecticut sostiene che l’offerta contestata aggirerebbe alcune delle tutele previste per il gioco regolamentato. Tra i punti richiamati figurano il limite minimo di 21 anni, i meccanismi di autoesclusione e le restrizioni sulle scommesse riguardanti le squadre universitarie dello Stato.
Si tratta di differenze rilevanti perché le regole applicabili ai mercati finanziari non coincidono necessariamente con quelle delle scommesse. Per il DCP, la supervisione federale non eliminerebbe il potere dello Stato di intervenire quando i prodotti offerti ai residenti assumono, nella sostanza, la forma di gioco sportivo non autorizzato.
Il nodo della competenza CFTC
Underdog ribatte che il Congresso avrebbe assegnato alla CFTC l’autorità sui contratti negoziati nei mercati designati. La pagina istituzionale sui Designated Contract Markets della CFTC chiarisce che queste sedi di negoziazione operano nell’ambito del Commodity Exchange Act e della vigilanza federale.
Il giudizio dovrà quindi affrontare il confine tra due livelli normativi: da una parte la disciplina federale dei derivati, dall’altra le competenze statali in materia di gioco, licenze e protezione dei consumatori. L’esito potrebbe diventare un precedente importante per altri contenziosi già aperti negli Stati Uniti.
Una partita regolatoria sempre più ampia
Lo scontro in Connecticut si inserisce in una fase di forte pressione normativa sui prediction market, non soltanto negli Stati Uniti. Anche in Europa sono aumentati gli interventi delle autorità nazionali: AGIMEG ha recentemente raccontato lo stop a Polymarket in Lituania, provvedimento che si aggiunge alle iniziative adottate in diversi altri Paesi.
Il ricorso di Underdog sposta ora il confronto sul terreno giudiziario federale. La decisione potrà chiarire se l’inquadramento dei contratti sportivi come derivati sia sufficiente a sottrarli alle norme statali sul gioco oppure se gli Stati possano continuare a imporre licenze e tutele proprie. sb/AGIMEG

