La commissione Cultura del Senato ha respinto, nella seduta del 28 luglio 2026, l’emendamento con cui il Partito Democratico proponeva di elevare l’aliquota dell’imposta unica sulle scommesse a quota fissa al 21% per la raccolta su rete fisica e al 25% per quella a distanza, vincolando parte del maggior gettito al calcio femminile e ai progetti di contrasto alla ludopatia.
La proposta, a prima firma della senatrice D’Elia (PD-IDP) e sottoscritta da Verducci, Crisanti e Rando, era riferita all’articolo 6 del Dl sport, il decreto-legge del 26 giugno scorso approvato con modifiche dalla Camera e ora all’esame di Palazzo Madama.
L’aliquota al 21% sulla rete fisica e al 25% sul canale a distanza
L’emendamento 6.2 interveniva sul decreto legislativo 504 del 1998, stabilendo l’aliquota dell’imposta unica per le scommesse a quota fissa, escluse quelle ippiche, nella misura del 21% se la raccolta avviene su rete fisica e del 25% se avviene a distanza, con applicazione sulla differenza tra le somme giocate e le vincite corrisposte.
La proposta sopprimeva inoltre la lettera b) del comma 1 dell’articolo 6, che assegna una quota dello 0,5% al soggetto che organizza il campionato professionistico di Serie A femminile.
Almeno 13 milioni l’anno al calcio femminile e ai progetti contro la ludopatia
Una quota delle maggiori entrate derivanti dalla rideterminazione delle aliquote, comunque non inferiore a 13 milioni di euro annui, sarebbe stata destinata in via esclusiva al soggetto che organizza la Serie A femminile, allo sviluppo dell’attività di base del calcio femminile e del calcio a cinque femminile, al sostegno delle società dilettantistiche e alla promozione della pratica calcistica femminile sull’intero territorio nazionale, oltre che ai progetti per contrastare la ludopatia.
Il riparto sarebbe stato affidato a un decreto della Presidenza del Consiglio da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, su proposta del Ministro per lo sport e i giovani di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. In commissione la senatrice D’Elia ha motivato la linea del proprio Gruppo con una riserva di metodo sulle coperture previste dal Dl sport, ritenendo non corretto sottrarre risorse patrimoniali ad altri comparti sportivi e rivendicando uno stanziamento autonomo per il movimento femminile.
Gli stessi firmatari avevano depositato una versione alternativa, l’emendamento 6.3, che destinava al calcio femminile fino a un massimo di 13 milioni di euro annui, e comunque nei limiti delle maggiori entrate effettivamente accertate, inasprendo le sanzioni pecuniarie irrogate dall’Agcom, portate da 20.000 euro fino al 5% del fatturato in luogo dei 10.000 euro e del 2% previsti dalla norma vigente. In questo secondo testo non compare alcun riferimento alla ludopatia.
L’emendamento respinto, mandato alla relatrice
L’emendamento 6.2 è stato posto in votazione e respinto dalla commissione del Senato, insieme alla versione alternativa 6.3. Nella seduta pomeridiana è stato poi conferito mandato alla relatrice Cosenza (FdI) a riferire favorevolmente all’Assemblea sul testo già approvato dalla Camera, con il voto contrario del Partito Democratico, annunciato dalla senatrice D’Elia, che ha lamentato risorse ancora insufficienti sia per il calcio femminile professionistico sia per quello di base. fp/AGIMEG










