La Guardia di Finanza di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, ha scoperto un presunto sistema di scommesse illegali online gestito con il supporto di società utilizzate come copertura. L’indagine, coordinata dalla DDA di Napoli, ha portato a cinque arresti e al sequestro di quote societarie, aziende ed esercizi commerciali.
Il presunto sistema criminale
In particolare, la DDA di Napoli e la Guardia di Finanza hanno ricostruito un presunto sistema criminale tra Castellammare di Stabia, Gragnano, Sant’Antonio Abate, Penisola Sorrentina e Monti Lattari, basato sul controllo del settore delle scommesse, sul riciclaggio di denaro e su attività estorsive.
L’indagine ha portato a cinque arresti: due persone sono finite in carcere perché ritenute collegate direttamente al clan D’Alessandro, mentre altre tre sono ai domiciliari e considerate vicine all’organizzazione. Nel provvedimento relativo agli arresti risultano indagate anche altre sei persone.
Le accuse e i sequestri
Gli indagati sono accusati, tra gli altri reati, di associazione per delinquere, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, autoriciclaggio, violazione degli obblighi della sorveglianza speciale ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Secondo gli investigatori, i guadagni delle scommesse illegali sarebbero stati reinvestiti in attività economiche: sono state sequestrate quote societarie, aziende ed esercizi commerciali tra Castellammare di Stabia, Gragnano e Sorrento. Nel provvedimento sono finite anche quattro società operanti nel settore delle scommesse, sottoposte a sequestro preventivo – riporta il Gazzettino Vesuviano.
Gli sviluppi dell’indagine Golden Gol

L’inchiesta della Procura di Napoli nasce dagli sviluppi dell’indagine “Golden Gol” sugli interessi della criminalità organizzata nel settore delle scommesse clandestine. Secondo gli investigatori, tra il 2023 e il 2024 alcuni imprenditori avrebbero creato una rete di società di scommesse intestate a familiari e prestanome per aggirare controlli e possibili interdittive. Il clan avrebbe esercitato un controllo indiretto sulle attività.
Le attività, distribuite tra Sorrento, Castellammare di Stabia e Gragnano, sarebbero state formalmente affidate a prestanome e avrebbero gestito grandi volumi di giocate con modalità ritenute finalizzate ad aggirare le norme antiriciclaggio.
Nel sistema avrebbe avuto un ruolo anche un commercialista, accusato di aver fornito strategie per eludere i controlli.
Il ruolo degli indagati e le società di scommesse
Inoltre, uno degli arrestati, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Castellammare di Stabia, è accusato di aver violato le restrizioni incontrando diversi pregiudicati tra settembre 2023 e aprile 2024. Gli investigatori lo avrebbero ripreso mentre si spostava con un collaboratore per incontrare esponenti criminali. L’uomo, condannato recentemente all’ergastolo, è indicato come figura di collegamento nell’alleanza tra il clan D’Alessandro e il gruppo dei Di Martino.
Al centro dell’indagine una società di scommesse formalmente intestata a giovani, ma che secondo l’accusa sarebbe stata gestita da persone già note alla giustizia. Gli investigatori hanno evidenziato anche operazioni sospette segnalate dalla Banca d’Italia e presunti tentativi di proteggere le società da sequestri attraverso strategie contabili.
L’indagine descrive inoltre una rete di società e attività che avrebbe gestito scommesse anche tramite telefono e WhatsApp, con pagamenti a credito e sistemi per ridurre i controlli antiriciclaggio.
Le presunte pressioni sulle attività commerciali
L’inchiesta contesta poi presunte pressioni su bar, ristoranti e hotel per imporre l’acquisto di gadget e prodotti commerciali, tra cui articoli per San Valentino e materiali legati alla festa per la promozione della Juve Stabia in Serie B. Tra gli episodi contestati figura anche l’imposizione di una specifica ditta per la fornitura di striscioni e addobbi. cdn/AGIMEG

