La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità degli accertamenti fiscali emessi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei confronti di una società che gestiva attività di raccolta di scommesse tramite un bookmaker estero non autorizzato.
Con due ordinanze pubblicate il 4 e il 5 marzo 2026, la Quinta Sezione civile ha respinto i ricorsi di una società attiva nel settore delle scommesse, confermando le decisioni dei giudici tributari che avevano già ritenuto legittimi gli avvisi di accertamento emessi dall’amministrazione finanziaria.
La vicenda giudiziaria
L’origine delle vicende risale a una verifica fiscale effettuata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei locali della società. Durante l’accesso ispettivo era stata accertata l’esistenza di un’attività di intermediazione nella raccolta di scommesse tramite il bookmaker estero “Sportelite10.eu”.
Secondo quanto ricostruito dall’amministrazione, all’interno del locale era presente una postazione informatica dedicata alla raccolta delle scommesse collegata alla piattaforma del sito estero, attività svolta senza la licenza prevista dall’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.
Da queste verifiche erano scaturiti gli avvisi di accertamento con cui l’Agenzia aveva richiesto il pagamento dell’imposta unica sui giochi e sulle scommesse.
Il ricorso della società
La società aveva contestato gli accertamenti sostenendo che i giudici tributari avessero valutato in modo errato le prove raccolte dall’amministrazione e che non fosse dimostrata l’effettiva attività di raccolta delle scommesse.
I ricorsi in Cassazione erano fondati su diversi motivi, tra cui presunti errori di diritto, carenze di motivazione e violazioni delle regole sulla prova.
La decisione della Cassazione

La Corte ha però dichiarato inammissibili o infondati tutti i motivi di entrambi i ricorsi.
Secondo i giudici, le ragioni della società si limitavano in gran parte a chiedere una nuova valutazione dei fatti, operazione che non è consentita nel giudizio in Cassazione. Inoltre le decisioni dei giudici tributari di merito risultavano coerenti e basate su elementi probatori diretti.
In particolare, è stato ritenuto decisivo l’accertamento secondo cui il locale era organizzato logisticamente per consentire la raccolta fisica di scommesse tramite il sito estero.
La Cassazione ha inoltre chiarito che la normativa fiscale che impone il pagamento dell’imposta anche per apparecchi utilizzati per il gioco illegale resta pienamente valida e autonoma rispetto ad altre disposizioni dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale.
I due provvedimenti
Le due ordinanze affrontano casi sostanzialmente analoghi ma derivano da procedimenti tributari distinti.
La prima decisione (ordinanza n. 4838/2026) riguarda il ricorso contro una sentenza della Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia relativa a un primo accertamento fiscale e si conclude con la condanna della società al pagamento delle spese processuali per 4.200 euro oltre ulteriori sanzioni per abuso del processo.
La seconda ordinanza (n. 4913/2026) riguarda invece un diverso accertamento, sempre confermato dai giudici tributari, e prevede una condanna alle spese più elevata, pari a 5.800 euro, oltre ulteriori importi a titolo di responsabilità aggravata. mg/AGIMEG

