Titolare sale scommesse a Gubbio e Pesaro: “Se le sale scommesse chiudono, si tornerà a giocare sulla rete illegale o sui siti.com”

“Il settore del gioco, sia come scommesse sportive sia come apparecchi da intrattenimento, continua ad essere martoriato. Veniamo accusati come se offrissimo qualcosa di illecito, quando invece lavoriamo per conto dello Stato e diamo 10 miliardi di euro l’anno, rappresentando una delle voci più importanti in termini erariali. Noi siamo il baluardo dell’illegalità. Il previsto aumento dello 0,75% sulla raccolta delle scommesse è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma la situazione da tempo è diventata insostenibile”. E’ quanto ha dichiarato ad Agimeg Andrea Chiarucci, che gestisce due sale scommesse a Gubbio (PG) e a Cagli (PU), e che ieri pomeriggio ha partecipato alla protesta organizzata da Agire accendendo gli allarmi delle proprie sale scommesse contro le misure previste nel ‘Decreto Rilancio’. “Ogni sala dà lavoro a persone, versa le tasse per lo Stato, ma non siamo minimamente riconosciuti per questo, anche se poi ci chiedono soldi. Veniamo visti come rovina famiglie, le banche non ci concedono prestiti, mentre in realtà noi abbiamo una funzione sociale, permettiamo alla gente di svagarsi, di vedersi una partita se non ha Sky a casa, il nostro è intrattenimento. Lo Stato deve aiutarci eliminando come prima cosa l’assurdo codice etico delle banche, che ogni settimana prendono decine di migliaia di euro di versamenti dalle nostre sale, ma poi ci negano finanziamenti. Chiediamo di essere ascoltati quanto prima – l’appello di Chiarucci – vogliamo avere date certe sulla ripartenza prima che sia troppo tardi. Che il Governo poi non si lamenti se la gente tornerà a giocare sulla rete illegale o sui siti .com, dove i giocatori non sono affatto tutelati. Si sta distruggendo un settore sano con misure assurde”. cr/AGIMEG