Dal 1° agosto 2026 la Romania applica un nuovo sistema di prelievo a scaglioni sulle vincite da gioco, approvato dal governo guidato dal primo ministro Ilie Bolojan all’interno del piano di risanamento dei conti pubblici.
Il provvedimento interviene sul mercato regolamentato e aperto agli operatori in possesso di licenza, sia nella rete fisica che online, la cui vigilanza spetta all’ONJN, l’autorità di regolamentazione del gioco romena. Le nuove aliquote aumentano la quota trattenuta dallo Stato su ogni fascia di vincita.
Le tre fasce di prelievo sulle vincite
Le vincite fino a 10.000 lei, circa 2.000 euro, sono ora tassate con un’aliquota del 4%, rispetto al precedente 3%.
Per gli importi compresi tra 10.001 e 66.750 lei, ovvero tra 2.000 e 13.350 euro, è prevista un’imposta fissa di 400 lei (circa 80 euro), alla quale si aggiunge un prelievo del 20% sulla parte eccedente i 10.000 lei.
Sopra la soglia dei 66.750 lei il carico fiscale sale in modo netto: l’imposta fissa arriva a 11.750 lei (circa 2.350 euro), mentre un’ulteriore aliquota del 40% si applica a tutto quanto supera quel limite.
Romania: il piano fiscale del governo e gli impegni con Bruxelles
La misura si inserisce nel programma di correzione dei conti avviato dopo le elezioni del 2025, che hanno portato Bolojan alla guida dell’esecutivo e Nicușor Dan alla presidenza della Repubblica. Il deficit di bilancio romeno si attesta al 7% del PIL, il più elevato dell’Europa centrale e superiore alla soglia fissata dalla Commissione europea, verso la quale il governo ha assunto impegni precisi di rientro. Nell’ultimo anno l’esecutivo è intervenuto anche sull’IVA e sulle accise.
Il gioco occupa una posizione centrale nella prima fase dell’azione di governo, che ha avviato una revisione più ampia della normativa e del regime delle licenze. L’agenda è sostenuta dalla coalizione a quattro formata da PSD, PNL, USR e UDMR, all’interno della quale convivono priorità diverse. L’USR si è mostrata la più critica verso l’assetto attuale e ha chiesto a più riprese di sottrarre all’ONJN una parte dei poteri di vigilanza, mentre il PSD ha invece insistito sul fronte della tutela dei consumatori proponendo di innalzare l’età minima per il gioco da 18 a 21 anni, ipotesi che non ha ancora ottenuto il via libera del Parlamento.

Le indagini per corruzione sull’autorità di regolamentazione
Il nuovo regime fiscale in Romania arriva in una fase delicata per l’ONJN. La Direzione nazionale anticorruzione (DNA) contesta infatti alla vicedirettrice generale Ana-Maria Badea di aver ricevuto denaro per accelerare l’autorizzazione di prodotti di gioco e ne ha chiesto al tribunale la custodia cautelare per 30 giorni, sostenendo che i pagamenti rientrino in una condotta corruttiva ripetuta all’interno dell’ufficio. Secondo gli inquirenti la dirigente avrebbe accettato 2.500 euro per velocizzare le autorizzazioni. Il marito e alcuni ispettori sono stati sottoposti a misure cautelari non detentive mentre l’inchiesta si allarga.
Il caso pesa anche sulla posizione del presidente dell’ONJN, Vlad-Cristian Soare, che ha ammesso come quattro dipendenti dei servizi di controllo e autorizzazione siano attualmente indagati. La vicenda segue di poche settimane l’arresto, a giugno, dell’ex presidente dell’ufficio Odeta Nestor, accusata di aver contribuito a organizzare una tangente da 100.000 euro collegata a violazioni della normativa antiriciclaggio. Nestor, che in seguito aveva assunto la guida dell’associazione degli operatori di gioco a distanza, si trova agli arresti domiciliari.
La credibilità dell’autorità era già stata intaccata dalla verifica contabile del 2025, che aveva portato alla luce quasi 1 miliardo di euro di entrate fiscali sul gioco mai riscosse e aveva provocato le dimissioni dell’allora presidente dell’ufficio. fp/AGIMEG

