Con grande piacere torniamo ad ospitare un approfondimento, su un tema d’attualità, di Roberto Fanelli, ex Direttore dei Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. In particolare l’articolo esamina le cinque mozioni concernenti il settore dei giochi pubblici discusse dalla Camera dei deputati nella seduta del 18 giugno 2026, nonché la proposta di riformulazione unitaria predisposta dal Governo quale condizione per l’espressione del parere favorevole sugli atti di indirizzo parlamentare.
L’analisi delle mozioni assume particolare interesse in quanto consente di ricostruire il quadro delle posizioni politiche emerse in relazione al completamento della delega fiscale conferita dalla legge n. 111 del 2023 per il riordino del settore dei giochi pubblici.
Presentate 5 mozioni
All’ordine del giorno della seduta n. 678 di giovedì 18 giugno 2026 della Camera dei Deputati sono allegate ben 5 mozioni concernenti iniziative nell’ambito del settore dei giochi pubblici: Mozione Merola (Partito Democratico), Mozione Silvestri (Movimento 5 Stelle), Mozione Giachetti (Italia Viva), Mozione gruppi di centrodestra, Quinta mozione (primo firmatario on.le Sottanelli di Azione). Tutte le mozioni sono state respinte dalla Camera.
Tuttavia, il Governo, tramite la sottosegretaria al MEF On.le Lucia Albano, aveva espresso parere favorevole, subordinatamente, però, alla riformulazione unica onnicomprensiva per tutte le mozioni, predisposta dallo stesso Governo.
L’esame delle mozioni parlamentari presentate, nonché della formula unificata proposta dal Governo, risulta particolarmente interessante poiché consente di cogliere gli orientamenti politici e le diverse sensibilità istituzionali che caratterizzano il dibattito sul riordino del settore e di comprendere il posizionamento delle principali forze politiche che oscilla tra una visione orientata alla riduzione dell’offerta e una maggiormente focalizzata sulla regolazione e sul controllo del fenomeno.
Il riordino del gioco fisico
Il primo punto di interesse della mozione proposta dalla sottosegretaria del MEF impegna il Governo a proseguire il processo di riordino del settore dei giochi pubblici, nel quadro della delega fiscale del 2023, di cui, come noto, è prossima la scadenza, salvo proroghe. Il che starebbe a significare che dovrebbe profilarsi una corsa contro il tempo perché il decreto legislativo approdi in Gazzetta prima della fine di agosto.
Sul punto, si osserva che la mozione proposta non impegna il Governo a completare il riordino entro termini certi ma lo invita semplicemente a “valutare l’opportunità” di proseguire l’iter legislativo in corso.
Gli strumenti individuati per perseguire contestualmente le finalità ritenute più importanti (tutela della salute pubblica, protezione delle famiglie e dei consumatori, salvaguardia dei soggetti vulnerabili e dei minori, coinvolgimento delle autonomie territoriali nella Conferenza Unificata, promozione del “gioco responsabile“, contrasto al disturbo da gioco d’azzardo, contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata) sarebbero la razionalizzazione dell’offerta di gioco, il rafforzamento dei sistemi di autoesclusione, l’introduzione di criteri uniformi nazionali su orari e distanze dai luoghi sensibili, il rafforzamento dei requisiti di onorabilità e affidabilità degli operatori.
Il testo proposto quale mozione comune non assume una posizione netta sul tema centrale che attraversa tutte le altre mozioni: se l’obiettivo prioritario debba essere la riduzione dell’offerta di gioco oppure la razionalizzazione del sistema esistente (razionalizzazione che può significare sia riduzione del numero dei punti gioco, sia redistribuzione territoriale, sia “concentrazione” degli operatori). Tuttavia, rispetto ad alcune mozioni, che parlano esplicitamente di riduzione dell’offerta, nella proposta di mozione unitaria si adotta una formula senza dubbio più compatibile con gli interessi della filiera e, in fin dei conti, dell’Erario.
Orari di gioco e distanze dai luoghi sensibili
Sul tema degli orari e delle distanze dei punti di gioco dai luoghi sensibili, che rappresenta uno dei punti più delicati per il settore, la proposta di mozione parla di “definizione di criteri uniformi a livello nazionale in materia di orari di esercizio e di distanze dai luoghi sensibili“. L’introduzione di criteri nazionali uniformi dovrebbe perseguire l’obiettivo di armonizzare la disciplina vigente, salvaguardando gli attuali livelli della filiera (o, comunque, riducendoli in modo sostenibile), attenuando, quindi, le restrizioni locali più severe.
Le 5 mozioni respinte, partendo da dati e preoccupazioni in larga parte comuni (crescita del gioco, ludopatia, infiltrazioni criminali, mancato completamento della riforma della rete fisica), si differenziano per l’approccio: alcune privilegiano la tutela della salute e la riduzione dell’offerta, altre pongono maggiore attenzione all’equilibrio tra tutela, legalità e sostenibilità del sistema concessorio.
La tabella comparativa che segue è stata predisposta con finalità essenzialmente espositive e di sintesi, con carattere necessariamente semplificatorio e risponde unicamente all’esigenza di facilitare la lettura delle mozioni e la comparazione tra i diversi indirizzi politico-legislativi sottesi alle mozioni esaminate.
Il dettaglio delle mozioni
- Dalla mozione Merola (Partito Democratico), fortemente orientata alla tutela della salute pubblica, emerge una visione fortemente restrittiva e sanitaria: il gioco è considerato principalmente come fenomeno da contenere.
- La mozione Silvestri (Movimento 5 Stelle) è quella più “severa” sotto il profilo politico e culturale e, nel contempo, è la più critica nei confronti dell’attuale modello di “azzardo di Stato”, visto come strutturalmente contraddittorio perché fondato su entrate derivanti da un fenomeno socialmente dannoso.
- La mozione Giachetti (Italia Viva) ha un approccio più pragmatico e regolatorio. Non propone una drastica riduzione dell’offerta di gioco, ma punta a rendere il sistema più sicuro, trasparente e tecnologicamente controllato. È la mozione più favorevole a una gestione regolata del mercato legale.
- La mozione Gruppi di centrodestra pone al centro il problema della frammentazione normativa e dell’incertezza regolatoria creata dall’intervento di Stato, Regioni e Comuni. Probabilmente, è la mozione più equilibrata verso gli operatori del settore e meno favorevole a politiche fortemente restrittive affidate alle autonomie locali.
- La Quinta mozione si concentra anch’essa sul riordino della rete fisica, ma con accenti diversi rispetto alle precedenti, cercando di conciliare il contrasto al gioco illegale, la tutela dei consumatori, la sostenibilità del sistema concessorio e l’equilibrio tra competenze statali e territoriali.
L’esame delle mozioni parlamentari e della proposta di sintesi elaborata dal Governo restituisce l’immagine di un settore nel quale continua a mancare una visione condivisa circa le finalità ultime del riordino. Se, da un lato, tutte le forze politiche dichiarano di voler rafforzare la tutela della salute pubblica, prevenire il disturbo da gioco d’azzardo e contrastare le infiltrazioni criminali, dall’altro emergono profonde divergenze sugli strumenti attraverso i quali tali obiettivi dovrebbero essere perseguiti e, soprattutto, sul ruolo che il gioco pubblico è destinato a svolgere nell’economia nazionale.
La persistente contrapposizione tra istanze restrittive, orientate alla riduzione dell’offerta, e approcci maggiormente incentrati sulla regolazione del mercato legale rende, in conclusione difficile intravedere le condizioni per un riordino ragionato e sostenibile, realmente organico e stabile del settore. sb/AGIMEG










