“Un’informativa urgente al Ministro dello Sport Abodi relativamente a tutto quello che sta succedendo e a quello che stiamo vedendo, in queste ore, di nuovo nel mondo dello sport e, nel caso specifico, del calcio”. E’ quanto richiesto dal deputato Salvatore Caiata (FDI) in Aula alla Camera.
Calcio italiano, bufera su Rocchi: “Sistema ancora credibile?”
“Sappiamo tutti – è agli onori della cronaca – che, in queste ore, il designatore arbitrale Rocchi è stato raggiunto da un avviso di garanzia. Dobbiamo chiederci che credibilità abbia ancora un sistema che, dopo aver messo in fila decine di fallimenti sportivi, ossia mancata qualificazione ai Mondiali, decine di fallimenti gestionali, decine di fallimenti di società calcistiche, ancora continua a chiudersi a riccio, ad autotutelarsi per continuare a gestire una situazione che noi, invece, riteniamo non possa essere più gestita in questo modo.
Non c’è alcuna volontà da parte della politica di invadere il campo dello sport. Non c’è alcuna volontà della politica di andare a ledere il principio dell’autonomia dello sport; lo dice uno che è stato per lungo tempo presidente di una squadra di calcio e che capisce bene le dinamiche del mondo dello sport e quelle del mondo del calcio. Non c’è sicuramente alcuna volontà politica di procedere a un commissariamento politico di quel sistema.
C’è una necessità però che credo ci dovrebbe vedere tutti uniti: quella di cercare di alzare il livello di analisi rispetto a quello che sta succedendo. È troppo semplice, è troppo banale ricondurre queste vicende a questioni meramente di tifo: qui non stiamo parlando di fare il tifo per l’Inter, e quindi difendere un sistema, o fare il tifo per la Juve, e quindi attaccare quel sistema. Qui noi, in questi banchi, dobbiamo parlare di credibilità di quel sistema. Quel sistema, questo sistema calcio è ancora un sistema credibile? È ancora un sistema che ha le carte per poter continuare a gestire? È un sistema che ha dato risposte agli italiani?”, ha aggiunto Caiata (FDI).
Crisi FIGC: tra scandali, fallimenti e perdita di credibilità del calcio
“Da questo punto di vista, dobbiamo sicuramente ricordare tre cose. Grandi e conclamati fallimenti sportivi di questo sistema: tre mancate qualificazioni ai Mondiali parlano da sole, gridano vendetta da sole. Conclamato fallimento gestionale di questo sistema. Ormai non c’è un campionato che si conclude senza che le Aule dei tribunali abbiano riscritto le classifiche: punti di penalizzazione, società che iniziano i campionati e non li finiscono; negli ultimi 10 anni ci sono stati più di 80 fallimenti di società professionistiche sportive: è evidente che questo sistema non funziona.
Poi, fallimento economico di questa governance. Il valore dei diritti televisivi che, voglio ricordare a tutti, sono le risorse che poi, redistribuite, permettono a questo sistema di stare in piedi, cala continuamente. Perché cala il valore dei diritti televisivi? Perché cala la credibilità di questo sistema, cala la credibilità del sistema calcio che, ogni giorno, perde di valore. Ricordiamo l’anno scorso la serie B: aveva conclamato delle retrocessioni che poi, a tavolino, sono state cambiate con sentenze di tribunali per ripescare alcune squadre e farne fallire delle altre.
Allora, a fronte di tutto questo, Presidente, non sta a noi dire se la FIGC debba essere commissariata o meno. Il CONI saprà fare le sue valutazioni, ma noi riteniamo che questo sistema non sia più credibile e autonomo per continuare, da solo, a gestire il calcio, che è un valore patrimoniale, immateriale e di amore dell’Italia intera”, ha concluso Caiata (FDI).
Zaratti (AVS): “Sistema calcio senza credibilità, servono cambiamenti”
Filiberto Zaratti (AVS) ha aggiunto: “Che la situazione sia una situazione drammatica è del tutto evidente non soltanto dai risultati sportivi, ma anche da ciò che sta accadendo. Io credo che gli appassionati di calcio e il Paese sentano fortemente che il cattivo funzionamento del sistema non dà credibilità ai risultati sportivi che vengono conseguiti sul campo.
Quindi, che ci sia necessità di intervenire è un dato evidente. Da questo punto di vista, siamo contenti di poter ascoltare, di poter interloquire con il Ministro Abodi, perché noi pensiamo che il problema vada risolto in modo strutturale. Non bastano più, secondo me, le parole, non bastano più le condanne, non bastano più neanche i conflitti, all’interno di questo mondo, tra diverse tendenze tra diversi gruppi che si confrontano per avere posti di potere in Federcalcio, piuttosto che alla Lega: tutto cambia perché non cambi mai nulla. Noi dobbiamo mettere mano al funzionamento del calcio italiano.
Abbiamo bisogno di una riforma radicale che metta al centro i tifosi e gli appassionati di calcio. Questo calcio è in preda ai grandi fondi internazionali che vengono nel nostro Paese a investire per speculare, è in preda ai grandi imprenditori che usano il calcio a volte per finalità politiche e a volte per incrementare i loro guadagni: tutto sulle spalle dei cittadini tifosi che sono appassionati di questo calcio e che sono le vittime di questo sistema. E non è più possibile pensare che si vada avanti come si è andato avanti in questo modo”.
Crisi calcio: “Serve il modello Germania e proprietà ai tifosi”
“Il calcio italiano è l’unico che non ha una capacità di autoriforma. Circa 25 anni fa il calcio più in crisi d’Europa era il calcio tedesco: non c’erano più risultati sportivi, il campionato non era competitivo e gli stadi erano vuoti. Con una grande riforma radicale, i tedeschi sono tornati ad essere un modello e una grande potenza anche dal punto di vista calcistico. Come ci sono riusciti? La prima grande questione è che le società per legge devono essere di proprietà dei tifosi al 51 per cento: ogni tifoso un’azione. Una squadra come il Bayern Monaco, in questo momento, ha 340.000 soci che detengono il 51 per cento di quella grande società; nessun imprenditore può avere più del 49 per cento.
Si ridia il calcio ai tifosi anche in Italia! Questo è l’unico Paese dove ancora cerchiamo il patron oppure il fondo economico che viene nel nostro Paese a speculare. Se non si parte da questo, non si riforma il calcio: riprendiamoci il calcio.
Dopodiché, è necessaria una grande riforma dal punto di vista tecnico e una parte dei grandi stipendi, dei grandi introiti del calcio deve essere reinvestita nei vivai, nei campi di calcio della periferia, per fare in modo che i nostri ragazzi possano avere istruttori in grado di insegnare e si possa avere la possibilità di far emergere quel talento che, nel nostro Paese, sembra improvvisamente scomparso.
Vi siete domandati tutti voi, appassionate e appassionati di calcio, perché in Italia non ci sia più un grande campione, un grande fantasista.
L’ultimo grande fantasista del nostro calcio, forse, è stato un giocatore della Roma – ahimè, io sono tifoso della Lazio -, ossia Francesco Totti. C’è stata una stagione nella quale avevamo giocatori come Baggio, Zola e Mancini. Ora non ci sono più. È necessario rimettere in campo un grande piano di riforma. Non servono commissariamenti e, se i commissariamenti si fanno, si va contro la volontà dello sport mondiale. Non servono commissariamenti nascosti o diretti da parte del Governo. Serve una riforma e la può fare il Parlamento. Su questo sfidiamo i colleghi della maggioranza e chiediamo al Ministro di impegnarsi”, ha concluso Filiberto Zaratti (AVS).
Calcio italiano, Berruto (PD): “Serve indagine sulla giustizia sportiva”
Mauro Berruto (PD-IDP) ha sottolineato: “Siamo d’accordo e condivido tutta una serie di riflessioni sul degrado del calcio italiano dal punto di vista morale, dal punto di vista economico e dal punto di vista dei risultati sportivi.
Ho ascoltato con piacere l’onorevole Caiata quando ha detto che non c’è alcuna volontà politica di procedere a un commissariamento. Ne prendo atto e informo l’Assemblea che, a me, stanno per crescere bellissimi boccoli biondi; le due affermazioni hanno più o meno lo stesso significato, perché all’onorevole Caiata, tramite lei, Presidente, chiedo di voltarsi due settori alla sua destra e di chiedere, all’onorevole Mollicone, presidente della VII Commissione, perché tenga, nel suo cassetto, da nove mesi, da settembre 2025, una richiesta di indagine conoscitiva parlamentare da me depositata sul tema della giustizia sportiva.
Questi sono misteri, perché sette, otto mesi fa questi temi erano gli stessi e, mi permetto di allargare, non riguardano solo il calcio, perché il calcio, almeno, ha la fortuna, su alcuni temi che in alcuni casi sono tragici, di avere un’attenzione mediatica, mentre ci sono federazioni sportive che non hanno quell’attenzione mediatica, dove la giustizia sportiva fa disastri che non sono neanche raccontabili a chi interessa. Quando qualcuno di voi della maggioranza deciderà di far partire questa indagine conoscitiva, che ho chiesto nel settembre del 2025 – 9 mesi fa -, potrò portare sul tavolo della Commissione una cartella che ho sul computer riguardanti una sessantina di casi non raccontabili relativi a decine di federazioni sportive e non soltanto il calcio.
Quindi, prendo atto che, evidentemente, grazie a un’accelerazione dei risultati sportivi disastrosi della nazionale, questa inchiesta ricompaia a una decina di giorni dal deposito delle candidature alla presidenza della Federcalcio. Ricompare, ma prendo atto di quanto dice l’onorevole Caiata, ossia che non c’è volontà politica di commissariamento. Va bene, facciamo finta di crederci. Se con l’onorevole Caiata, sempre per suo tramite, volessimo fare un ragionamento serio su quello che può essere utile che il Parlamento faccia in termini di riforme del calcio, noi ci siamo”.
Riforma calcio, scontro su scommesse e commissariamento FIGC
“Io ho ricevuto una bozza di un disegno di legge depositato, proposto dal senatore Marcheschi sulle riforme del calcio.
Ecco, curiosamente, al punto 6 di questa proposta, c’è un articolo che riguarda solo il commissariamento straordinario. Questo mi fa tornare un po’ sul pensiero di prima, ma ci sono cose su cui noi potremmo esserci con grande piacere. Se parliamo di contrasto alla pirateria, noi non solo ci siamo, ma ci siamo anche stati, perché abbiamo già votato provvedimenti in quella direzione. Se vogliamo, veramente, fare un ragionamento sull’introduzione di un tetto massimo alle percentuali dei procuratori, certamente, ci siamo.
Se vogliamo fare un ragionamento sui vivai e sulla possibilità di dare più chances a calciatori italiani di accedere al massimo livello, naturalmente ci siamo. È un peccato, però, che noi sentiamo sempre due temi, in particolare, dal Ministro Abodi: il primo è quello di stornare i profitti derivanti dalle scommesse sportive alle società di calcio. Ecco, su questo vorrei che ve lo mettesse in testa: noi non ci siamo. Non vogliamo che l’accesso a una maggiore diffusione della ludopatia possa mettere a posto i bilanci delle società calcistiche perché sarebbe utile sapere poi che cosa, di quel denaro, si fa. E, naturalmente, non ci siamo su un commissariamento nei termini in cui ci viene raccontato, ormai quotidianamente.
Perché non ci siamo? Lo dicevo, pochi giorni fa, nel corso della discussione del decreto Sicurezza. Avevo fatto l’elenco di sette deputati o senatori o Sottosegretari, tutti di maggioranza, al 100 per cento, che sono attualmente presidenti di federazioni sportive. Ma, allora come facciamo a credere che, sul serio, non ci voglia essere un’azione politica per avere l’ottavo collocato alla guida della Federazione calcio? Ribadisco: nessuno la sta difendendo. Le dimissioni di Gravina sono state doverose e non devono essere le uniche dal punto di vista della Federazione, ma credo che il Parlamento debba dare un contributo diverso dal commissariamento, un contributo propositivo sui temi che ho detto noi ci siamo, sugli altri no””, ha concluso Mauro Berruto (PD-IDP).
Luigi Marattin: “Calcio italiano, a 20 anni da Calciopoli, rischio nuovo scandalo?”
“Siamo a 20 anni da “Calciopoli” e rischiamo di vivere una cosa del genere che, magari, fa anche un po’ di, diciamo, revisione rispetto a quello che abbiamo passato. Quindi, credo sia importante avere un momento in cui la politica possa guardare a questi temi con giustizia e con cognizione di causa”, ha aggiunto Luigi Marattin (Misto).
Gaetano Amato: “Serve riforma del calcio, no a commissariamenti”
Gaetano Amato (M5S) ha ultimato: “L’onorevole Caiata, si ricorderà che, oltre un anno fa, noi abbiamo presentato una proposta di legge per una Commissione d’inchiesta e avevamo invitato tutta la maggioranza a sottoscriverla e a portarla in Commissione. Quella proposta giace ancora là e niente è stato fatto.
Allo stesso modo, devo dire che, insieme ai colleghi del PD, siamo stati gli unici a batterci contro la sponsorizzazione delle scommesse mentre proprio la squadra dell’Inter metteva sulla propria maglia il simbolo di una società di scommesse. Quindi, noi ci siamo.
Noi ci siamo nel voler ascoltare il Ministro Abodi; così come, sia chiaro per tutti, non accetteremo un commissariamento. Non accetteremo che la politica possa porre su un’altra poltrona un altro amico. Credo che ne siano stati già posti tanti di amici, quindi, in questo caso, ne facciamo a meno. Se vogliamo davvero fare qualcosa di serio, dovremmo prendere esempio dalla Germania che, alla fine degli anni Novanta e inizi degli anni Duemila, ha proposto una riforma seria, non un commissariamento o una sostituzione di poltrona.
C’era carenza di giovani talenti, un gioco poco moderno e la riforma fu quella dell’obbligatorietà dell’investimento nei settori giovanili per tutti i club professionistici; dovevano creare delle accademie e vennero costruiti centinaia di centri di formazione in tutto il Paese. Ecco, allora, se davvero vogliamo provare a dare una mano al calcio, facciamolo seriamente. Facciamolo senza pensare a poltrone, senza pensare a logiche di potere, ma pensando solamente a come offrire, anche a tanti ragazzi, l’opportunità di crescere in questa specialità sportiva”. cdn/AGIMEG

