Si sta svolgendo, presso il Chiostro dei Santi Marcellino e Festo, l’evento di presentazione dei risultati della ricerca “Valutazione del fenomeno del gioco minorile con vincita in denaro a Napoli”, realizzata dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Laura D’Angeli, coordinatrice del progetto, ha presentato alcuni aspetti del metodo seguito nell’effettuare la rilevazione. “In una delle prime riunioni che abbiamo fatto con i colleghi del gruppo che ha svolto questa ricerca ho chiesto se avremmo potuto capire bene cosa significa, per un giovane, la parola “azzardo”.
E per capirlo abbiamo dovuto anche indagare sui giovani che hanno già compiuto 18 anni ed erano minorenni solo qualche anno prima. Proprio perché così abbiamo potuto verificare come le convinzioni che si hanno durante l’adolescenza possono permanere o modificarsi una volta che si diventa adulti. Quello che è emerso in modo chiaro è una differenza tra le percezioni dei genitori e dei figli. Capita che i genitori dichiarino di avere un ottimo rapporto con i figli mentre questi ultimi dicono di non avere con loro un rapporto così buono”.
Gioco legale e illegale: il 51% non sa distinguere i punti vendita
“Nella nostra ricerca, il 51% ha dichiarato di non sapere distinguere tra un punto vendita legale e uno illegale. Abbiamo usato un metodo complesso per fare le rilevazioni che avevamo in target. Siamo partiti dal quadro normativo, visto che il gioco è un mercato regolamentato, quali sono i dati socio economici che caratterizzano il territorio e solo dopo esaminiamo gli elementi sociologici.
Da tutta questa parte di analisi abbiamo estrapolato delle suggestioni, degli interventi di tipo strategico ma anche delle azioni che possono rappresentare un suggerimento per un intervento sul campo. Abbiamo ipotizzato degli interventi sulla rete fisica“, ha aggiunto.
Campania: le caratteristiche della Regione
“Ma il quadro normativo di partenza qual è? Ci troviamo in Campania e, oltre alle norme nazionali, ci ritroviamo con la legge regionale del 2020 che prevede, per la prima volta, un intervento dei diversi soggetti. Prescrive la formazione per gli operatori con il coinvolgimento delle Asl. La legge ha anche previsto la nascita dell’Osservatorio regionale. Certo, con il continuo sviluppo tecnologico, tutte le norme devono continuamente essere aggiornate.
Parlando di Napoli, il punto di partenza è rappresentato da una densità abitativa molto più alta rispetto alle altre città metropolitane e con un reddito medio inferiore. Altra peculiarità è una grande differenziazione tra i vari quartieri, anche se queste differenze non trovano riscontro sul comportamento nel gioco.
Altro elemento rilevato, la formazione scolastica. Una scarsa competenza in matematica, per esempio, ha un peso notevole. Basti pensare che il decreto Balduzzi impone la comunicazione delle percentuali di vincita. Ma chi non ha dimestichezza con i calcoli numerici, non può dare grande peso a messaggi di questo genere. E ancora più significativa è la demarcazione tra chi frequenta la scuola rispetto a chi ha deciso di non proseguire negli studi. E forse il gioco è anche considerato un modo per riempire il proprio tempo quando non ci sono obiettivi nella vita”, ha aggiunto.
Informazione ed educazione
“Per finire, abbiamo individuato delle direttrici per un intervento sul campo – ha concluso -. Prima cosa l’informazione. Un’azione che va realizzata su tutti i soggetti coinvolti, quindi anche i genitori e gli educatori. L’altra riguarda l’educazione stessa, che coinvolge la scuola ma anche la famiglia”. gpm/AGIMEG

