Home Attualità Regno Unito, limiti a sale giochi e scommesse: individuati luoghi sensibili e aree a rischio

Regno Unito, limiti a sale giochi e scommesse: individuati luoghi sensibili e aree a rischio

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Chi vuole aprire una sala scommesse o una sala giochi nel Regno Unito potrebbe presto trovarsi davanti a un iter autorizzativo più complesso. La Camera dei Lord ha approvato in terza lettura l’English Devolution and Community Empowerment Bill, che introduce uno strumento inedito per gli enti locali: la facoltà di richiedere una valutazione d’impatto prima di concedere nuove licenze in aree considerate a rischio.

Il percorso non è ancora chiuso. Il disegno di legge torna alla Camera dei Comuni, che conserva la facoltà di respingere l’emendamento prima del Royal Assent.

La spinta dei sindaci

Da anni gli enti locali richiedevano maggiore autonomia in materia di licenze, in particolare dalle amministrazioni che avevano visto moltiplicarsi le sale scommesse in quartieri già esposti a fenomeni di disagio sociale.

Il premier Keir Starmer aveva incluso il rafforzamento dei poteri comunali tra i suoi impegni. L’emendamento 305, sostenuto dalla baronessa Taylor of Stevenage durante la fase istruttoria, è diventato la prima concretizzazione legislativa di quella promessa.

Come cambia la logica delle licenze

Fino a oggi il Gambling Act 2005 imponeva alle autorità locali un approccio permissivo. Le domande di licenza andavano accolte salvo prova contraria, e spettava al Comune dimostrare, con documentazione specifica, l’esistenza di rischi concreti per poter opporre un diniego. In assenza di prove sufficienti, il ricorso dell’operatore poteva facilmente far cadere il rifiuto.

L’emendamento 305 rovescia questa dinamica nelle zone classificate come sensibili. I Comuni potranno adottare le cosiddette Gambling Impact Assessments, valutazioni che identificano aree dove la concentrazione di esercizi è già considerata problematica. In quei perimetri sarà l’operatore a dover dimostrare la conformità agli obiettivi autorizzativi, non l’ente locale a giustificare il diniego. Il diritto di impugnare la decisione resta, ma la presunzione automatica di favore cade. fp/AGIMEG

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