L’annuncio di Polymarket come nuovo sponsor di maglia della Lazio ha sollevato un acceso dibattito nel settore del gioco pubblico. Soprattutto in merito alla qualifica di Polymarket, che è classificato come prediction market sebbene l’attività svolta non sia troppo diversa da un operatore legalizzato che non è autorizzato dal Decreto Dignità a pubblicizzarsi in questo modo.
Sul punto, è intervenuto anche Stefano Tino, managing director dell’area Southern Europe del gruppo Betsson. “Sono intervenuto all’IGE: Italian Gaming Expo & Conference sul tema del gioco responsabile e regolamentato, come faccio di solito in modo diretto e non particolarmente diplomatico. Meno di una settimana dopo, leggo: ‘Lazio: Polymarket nuovo shirt sponsor’”.
“C’è qualcosa di profondamente incoerente nel dibattito italiano sul gioco. Da un lato, un quadro normativo fortemente restrittivo — compreso il quasi totale divieto di pubblicità introdotto con il Decreto Dignità — continua a mettere sotto pressione gli operatori regolamentati. Dall’altro, vediamo ora i cosiddetti prediction markets entrare nella sponsorizzazione sportiva mainstream”.
“Il problema non è il nome. Il problema è la sostanza. Su queste piattaforme, gli utenti assumono posizioni economiche su eventi futuri con esiti in profitto o perdita. Si possono chiamare “prezzi” invece di quote, “posizioni” invece di scommesse, ma il meccanismo resta lo stesso” ha osservato Tino.
“Quindi cosa stiamo facendo davvero? Se limitiamo fortemente gli operatori regolamentati, ma tolleriamo modelli equivalenti sotto etichette diverse, allora non stiamo regolando l’attività: stiamo regolando il lessico”.
Tino: “ADM oscuri Polymarket”
L’analisi di Tino è proseguita. “Il risultato è paradossale: gli operatori conformi alle regole vengono penalizzati, mentre chi resta fuori dal perimetro beneficia di scorciatoie semantiche e tecniche. È un segnale pericoloso. Premia l’elusione invece della compliance, il rebranding invece della trasparenza”.
“Se la sostanza economica è la stessa, anche le regole dovrebbero esserlo. Altrimenti, molti smetteranno semplicemente di chiamarlo betting e inizieranno a chiamarlo ‘predictions’. A questo punto Agcom, le associazioni dei consumatori e i decisori pubblici dovrebbero assumere una posizione chiara”.
“L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) dovrebbe oscurare al più presto questo sito. Esiste un rischio concreto che sponsorizzazioni ad alta visibilità come questa convoglino traffico e capitali rilevanti verso piattaforme non regolamentate. E se questo accade, non siamo davanti a una tutela del consumatore, ma esattamente al contrario. Dimostriamo che l’Italia è diversa” è l’appello lanciato da Tino.
Paderi: “Siamo oltre la concorrenza sleale”
Di avviso analogo è anche Simone Paderi, direttore commerciale di Netwin. “Polymarket non è un bookmaker. È qualcosa di molto più dirompente. È una piattaforma di prediction market, basata su blockchain, dove gli utenti scommettono sull’esito di eventi reali acquistando probabilità che oscillano come prezzi di mercato. Nessuna quota imposta, nessun limite di palinsesto, tutto è determinato dalla domanda. Un sistema sempre aperto in cui si può scommettere su guerre, economia, geopolitica, sport (e Dio solo sa cos’altro) senza limiti”.
“I numeri parlano chiaro: volumi miliardari, decine di migliaia di mercati offerti e una base utenti internazionale in crescita esponenziale. Non è una nicchia crypto, è un fenomeno globale. In Italia non è legale, Polymarket è l’ecosistema d’azzardo più lontano dalla regolamentazione italiana sul gioco ad oggi immaginabile. Ma è accessibile, ed è qui che si crea il cortocircuito”.
“Perché la presenza di restrizioni geografiche in Italia non esclude totalmente una potenziale utilizzabilità della piattaforma. E qualsiasi forma di visibilità o promozione può trasformarsi in un moltiplicatore enorme di desiderio. Da una parte abbiamo il Gioco Legale, fatto di regole stringenti, offerta limitata, tutela dei giocatori, divieto di pubblicità. Dall’altra una piattaforma senza vincoli, con mercati illimitati, accesso globale, nessuna regolamentazione locale e, apprendiamo oggi, il logo in bella vista sulla maglia di una delle squadre più importanti e seguite della Serie A”.
“Siamo ben oltre la concorrenza sleale. È uno scontro tra modelli incompatibili che porta in seno uno tsunami di contraddizioni e criticità, la peggiore delle quali è la gamification della realtà che invita a scommettere su qualsiasi cosa” ha concluso Paderi. sm/AGIMEG










