Prediction market: la maggioranza degli americani è contraria alle scommesse su elezioni e azioni governative

Negli Stati Uniti la maggioranza degli americani prende le distanze dai prediction markets quando le scommesse riguardano elezioni o azioni governative. Lo rileva un sondaggio Reuters/Ipsos realizzato online dal 30 settembre al 5 ottobre su 4.506 adulti in tutto il Paese, con un margine di errore intorno ai due punti percentuali.

La rilevazione si inserisce nel dibattito sulle regole da applicare a un settore in forte espansione, trainato principalmente dalle piattaforme Polymarket e Kalshi, che propongono scommesse su un’ampia varietà di eventi, dalla politica allo sport.

Prediction markets, la contrarietà degli americani alle scommesse unisce democratici e repubblicani

Sul voto la contrarietà riguarda il 69% degli elettori democratici e il 61% dei repubblicani. Sulle operazioni militari statunitensi il 65% del campione non vorrebbe vedere puntate. Il 63% si oppone invece alle scommesse sugli annunci e sulle decisioni politiche dell’esecutivo. I favorevoli si fermano all’8% nel primo caso e al 9% nel secondo.

Il 93% dei democratici e l’89% dei repubblicani considerano inappropriato che parlamentari e collaboratori del Congresso scommettano su eventi politici. Lo ritengono accettabile il 6% dei democratici e l’8% dei repubblicani.

Anche le scommesse sportive, attività molto più radicata, raccolgono più contrari che favorevoli, con il 43% contro il 29%. Per tre americani su quattro scommettere sull’esito di eventi reali attraverso i prediction markets è una forma di gioco. Solo l’8% è di parere opposto.

Prediction market Kalshi e Polymarket a Washington

Regolamentazione, lo scontro tra Stati e governo federale potrebbe arrivare alla Corte Suprema

Il punto in discussione è se le scommesse sui prediction markets siano operazioni su strumenti finanziari o una forma di gioco, che negli Stati Uniti è regolamentato dai singoli Stati. Per i regolatori statali le piattaforme offrono gioco e devono quindi rispettare le leggi statali, che sono più restrittive. La Commodity Futures Trading Commission (CFTC) considera invece i contratti come prodotti finanziari e ne rivendica la vigilanza.

Su questa linea si muove l’amministrazione del presidente Donald Trump, che punta a introdurre una regolamentazione federale del settore. Il figlio del presidente, Donald Trump Jr., ha rapporti d’affari sia con Kalshi sia con Polymarket. Contro l’iniziativa federale si sono schierati gli Stati e gli esperti di diritto si aspettano che la controversia finisca davanti alla Corte Suprema.

Sul tema è intervienuta anche la Coalition for Prediction Markets, che richiama una propria ricerca: ne emerge che gli elettori repubblicani e democratici preferiscono un quadro normativo nazionale piuttosto che un insieme di regole diverse da Stato a Stato.

Sul fronte parlamentare, ad aprile il Senato ha vietato a senatori e personale l’uso dei prediction markets. Diversi parlamentari democratici hanno inoltre presentato proposte di legge per limitare il settore. Tra le voci critiche c’è quella del senatore democratico dell’Oregon Jeff Merkley, secondo il quale i milioni di dollari investiti in pubblicità dalle piattaforme non devono essere letti come un segnale di consenso crescente.

Una parte della politica guarda inoltre con preoccupazione alle migliaia di possibili scommesse sulle elezioni di metà mandato, che a suo giudizio potrebbero indebolire la fiducia nel sistema democratico. Il timore è che chi ricopre incarichi pubblici possa servirsi delle proprie puntate per far trapelare informazioni riservate. fp/AGIMEG