Il gioco pubblico in Italia è un tema complesso e spesso dibattuto. Il settore, che nel 2024 ha generato oltre 157 miliardi di euro di raccolta, dà lavoro a oltre 300 mila persone e contribuisce economicamente al PIL. Tuttavia, il sistema si scontra con regole locali frammentate, che complicano l’attività degli operatori e spesso spingono l’offerta legale fuori dai centri urbani. Per questo si discute di un riordino normativo, volto a uniformare le regole e rafforzare la tutela del giocatore, introducendo strumenti innovativi come l’autoesclusione e controlli più moderni. La sfida attuale è trovare un equilibrio tra regolamentazione, tutela dei consumatori, tutela economica e generazione di entrate fiscali, delineando il futuro del gioco pubblico in Italia.
Elisabetta Poso, direttore Ufficio Apparecchi da Intrattenimento dell’Agenzia Dogane e Monopoli durante, è intervenuta durante il talk politico-economico Largo Chigi in onda su Urania Tv, curato da The Watcher Post e condotto da Paolo Bozzacchi. “Il sistema concessorio – ha sottolineato -, nonostante siano passati circa vent’anni dalla sua istituzione, continua a mantenere la sua validità, come presidio di legalità sul territorio. La validità di questo modello è stata recentemente confermata anche dalla Legge Delega Fiscale nel 2023. Questo è costituito da oneri piuttosto gravosi per le imprese e per lo Stato perché tutto il sistema garantisce un livello di controllo molto elevato. Dal punto di vista giuridico, avviene un doppio meccanismo di autorizzazione attraverso le licenze di pubblica sicurezza, che devono essere possedute dai locali, ma anche attraverso le concessioni che vengono affidate dallo Stato ad alcune imprese selezionate attraverso gare pubbliche. Queste imprese, per tutta la durata della concessione, che è di 9 anni devono garantire il mantenimento di un efficiente rete di collegamento e la registrazione di tutte le transazioni di gioco. E’ quindi un sistema complesso, tecnologicamente avanzato e che garantisce un presidio costante sul territorio”.
“La cosa che contraddistingue il gioco fisico da quello online, è che ha una validità in termini anche di interazione sociale. In un’epoca in cui c’è la tendenza all’isolamento sociale, il gioco che si svolge su rete fisica garantisce un intrattenimento che prevede l’interazione dei giocatori tra loro e con gli operatori, che fanno parte di una rete per cui è prevista una serie di requisiti di onorabilità e di garanzia. Sono infatti iscritti in un albo e mantengono un presidio di legalità sul territorio”, ha detto.
“La riforma del gioco fisico dovrà rispondere ai principi e criteri fissati dalle Legge Delega Fiscale. Ce ne sono diversi, ma vanno tutti verso due obiettivi principali: il contrasto al gioco illegale e la tutela del giocatore, in particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione. In entrambi i casi ci viene in soccorso la tecnologia, che può aiutarci a implementare soluzioni efficaci. Riguardo la protezione del consumatore e del giocatore, vi sono già tutele per queste fasce di popolazione, come ad esempio il divieto assoluto di gioco per i minori e il divieto di ingresso nelle sale in cui si pratica prevalentemente l’attività di gioco. Il ruolo dello Stato sarà quello di garantire una serie di misure uniformi sul territorio, ad oggi sparse a macchia di leopardo, e creare un sistema introducendo alcune misure di autocontrollo del giocatore. Per il gioco fisico, in particolare, creare una serie di operatori formati e sensibilizzati rispetto a questo tipo di problematiche legate alla all’insorgere dei fenomeni di dipendenza. Quindi, la qualificazione professionale attraverso corsi di formazione che mirino a fornire gli strumenti per gestire situazioni problematiche, potrà essere la chiave di volta del nuovo sistema”, ha concluso. cdn/AGIMEG

