Home Attualità Paesi Bassi: la KSA non esclude azioni legali contro Google e Meta per le pubblicità di gioco illegale

Paesi Bassi: la KSA non esclude azioni legali contro Google e Meta per le pubblicità di gioco illegale

Gioco e casinò online illegale

Michel Groothuizen, presidente del consiglio direttivo dell’autorità di regolamentazione del gioco olandese, la KSA, interviene sul contrasto al gioco illegale a cinque anni dall’apertura del mercato online regolamentato nei Paesi Bassi. Groothuizen spiega che l’autorità non esclude azioni legali contro le grandi piattaforme come Google e Meta, ritenute in larga parte responsabili della visibilità delle pubblicità dell’offerta illegale. Nel frattempo, però, prosegue il dialogo con le stesse società.

Il presidente parte dal bilancio dei primi cinque anni. La grande maggioranza dei giocatori olandesi sceglie solo operatori con licenza, ma in termini di spesa il circuito illegale pesa ancora quanto quello legale.

“Questo mese ricorrono esattamente cinque anni dalla legalizzazione del mercato del gioco online e dall’avvio dell’attività dei primi titolari di licenza. Il mercato illegale nel frattempo è tutt’altro che scomparso, anche se un’indagine dopo l’altra indica che circa il 90% dei giocatori online olandesi gioca esclusivamente presso operatori legali. In termini di denaro, però, il quadro è molto diverso: per ogni euro giocato nel circuito legale ne finisce uno in quello illegale. Il contrasto a questo circuito è quindi per noi la priorità assoluta.”

Groothuizen spiega che finora le sanzioni agli operatori illegali hanno avuto soprattutto un valore di segnale, perché le multe raramente vengono incassate. Per questo la KSA ha affiancato una seconda strada.

“L’esperienza maturata finora con le multe agli operatori illegali ci insegna che così diamo un segnale chiaro su ciò che è consentito e ciò che non lo è, ma otteniamo scarsi risultati quando si arriva alla riscossione. Frustrante. Per questo nell’ultimo anno e mezzo abbiamo seguito in parallelo un’altra strada: anziché frustrare noi stessi, frustrare l’offerta illegale, facendo in modo che sia più difficile da trovare e che non sia più possibile effettuare pagamenti verso questi operatori o attraverso di loro. Non ci siamo ancora, ma la direzione è chiara.”

Pubblicità di gioco illegale, la KSA tra multe e vie legali contro le Big Tech

Il presidente richiama poi le richieste arrivate dalla politica e dagli avvocati del settore per una linea più dura nei confronti delle grandi piattaforme tecnologiche.

“Nel dibattito in commissione di settembre il deputato del VVD Bart Bikkers ha chiesto un approccio deciso. Secondo questa linea la Kansspelautoriteit dovrebbe multare le grandi aziende tecnologiche o, nel gergo europeo, le VLOP (Very Large Online Platforms), che sono in larga misura responsabili della visibilità dell’offerta illegale. Anche il noto avvocato del gioco Justin Franssen ha fatto sapere in questi giorni da Lisbona che la KSA deve agire con maggiore severità nei confronti delle Big Tech.

Tutto questo suona deciso. Anch’io vorrei essere un regolatore deciso e sono piuttosto sensibile all’immagine dello sceriffo che entra nel saloon dalle porte a battente con la pistola in pugno per arrestare i malviventi, per poi cacciarli dal villaggio coperti di pece e piume così da riportare ordine e tranquillità, possibilmente per sempre. Ma uno sceriffo che spara e manca il bersaglio, o che si rivela armato di una pistola a salve, lascia mano libera ai banditi. Multare le aziende tecnologiche che facilitano l’illegalità è un’impresa un po’ più ostica. Richiede inoltre un respiro molto più lungo.”

Groothuizen si sofferma sul peso economico che le inserzioni delle offerte illegali hanno per le piattaforme e sugli strumenti a disposizione per sanzionarle.

“Le Big Tech guadagnano cifre enormi con le inserzioni degli operatori di gioco illegali, nei Paesi Bassi, in Europa e nel mondo. È un’industria da miliardi che contribuisce in misura considerevole alla loro redditività. Rinunciarvi volontariamente o imporsi limitazioni sostanziali va decisamente contro il loro modello di ricavi. Eppure è proprio questo che chiediamo, possibilmente con le buone, se necessario con le cattive.

Siamo in grado di raccogliere prove sufficientemente convincenti del fatto che queste aziende facilitano attività vietate nei Paesi Bassi e ovunque in Europa. Su tutti i social si viene investiti da un fiume di inserzioni di gioco illegale. Le inserzioni rivolte esplicitamente a persone vulnerabili iscritte ai registri di autoesclusione di diversi Paesi europei, o anche ai minori di 18 anni, non sono un’eccezione e si trovano facilmente. Non si tratta di qualche caso isolato: si contano a migliaia, se non a centinaia di migliaia. Sia la nostra legge nazionale sia il Digital Services Act europeo offrono ampi appigli per sanzionare comportamenti di questo tipo. Nel caso del DSA spetta naturalmente alla Commissione europea decidere in tal senso, noi possiamo soltanto fornirle questi elementi.”

Avere gli elementi per un procedimento, osserva Groothuizen, non significa però doverlo avviare subito.

“Il fatto di avere un caso non significa automaticamente che dobbiamo portarlo in giudizio ora. Un procedimento perso è peggio di uno non ancora avviato e ci farebbe cadere dalla padella nella brace. Per me una multa è un mezzo, non un fine. Avviare un procedimento, nazionale o europeo tramite la Commissione, significa affrontare un avversario che dispone di mezzi finanziari praticamente inesauribili. Come insegna l’esperienza su altri dossier, è disposto a battersi fino all’ultimo grado di giudizio mettendo continuamente i bastoni tra le ruote, tanto che una sentenza definitiva potrebbe arrivare anche dopo cinque anni. Senza contare che non è mai certo che il giudice ci dia ragione su tutta la linea.

Ho grande stima per la preparazione giuridica dei miei colleghi della KSA, ma ogni prova sarà oggetto di contenzioso e ogni nostra tesi verrà contestata. La posta in gioco, del resto, è alta. L’esito è incerto, mentre la lunga durata di un procedimento giudiziario è in ogni caso una certezza.”

ksa

Task force della KSA con Google e Meta per una lista degli operatori legali

Su questo sfondo la KSA ha avviato anche un confronto diretto con le grandi piattaforme, che ha già portato a un gruppo di lavoro congiunto con Google.

“Cerchiamo anche di trattare con le VLOP, provando a raggiungere accordi che le portino a comportarsi meglio volontariamente e ad assumersi le proprie responsabilità. Alcuni interventi molto importanti per noi sono per loro, a volte, una passeggiata. Altre misure invece richiedono loro molto, sul piano tecnico o finanziario. L’idea è cogliere insieme i frutti a portata di mano, sperando che ci sia un percorso comune da seguire.

Per questo la scorsa primavera, insieme ad alcuni regolatori europei, siamo andati a parlare con Google e Meta a Dublino, dove le due società hanno le loro sedi europee. Da entrambe le parti del tavolo sapevamo che l’alternativa alla collaborazione era il contenzioso. Sapevamo anche di giocare in parallelo su due scacchiere, tra la costruzione del fascicolo e un rapporto costruttivo. Ora abbiamo una task force congiunta che, per esempio, sta lavorando insieme a Google a una white list di tutti gli operatori legali nell’Ue. Tutti gli altri operatori sarebbero per definizione in violazione e Google potrebbe escluderli. Speriamo di chiudere così un rubinetto principale. Ma ce ne saranno sicuramente altri.”

Groothuizen chiarisce infine che la collaborazione con le piattaforme non esclude la via giudiziaria.

“Non si può parlare di alleati permanenti nelle grandi aziende tecnologiche. I loro interessi sono spesso opposti a ciò che chiediamo loro. Se constatiamo che le VLOP non si impegnano abbastanza, o che nonostante gli sforzi volontari non sono abbastanza efficaci, la via giudiziaria resta naturalmente sempre aperta. Del resto non si tratta nemmeno di scegliere tra convincere o combattere. Le due cose possono andare di pari passo.

Tutti i governi occidentali, Commissione europea in testa, conducono su moltissimi dossier, dal dropshipping ai farmaci illegali fino alle sigarette elettroniche, una danza complicata con le Big Tech per convincerle, a volte con le buone e a volte con la forza, ad adottare comportamenti socialmente desiderabili. Convincere non è quindi affatto un’alternativa esclusiva al combattere. È ciò che facciamo mentre ci prepariamo a un possibile scontro. Se gli accordi con le Big Tech daranno troppo pochi risultati, non esiteremo ad aprire lo scontro con una di loro. Giudicateci su questo.” fp/AGIMEG

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