Newslot: Fasce orarie, Tar Lombardia respinge ricorso di un esercente contro ordinanza del Comune di Lecco

Il Tar Lombardia ha respinto il ricorso presentato dal titolare di un esercizio pubblico di Lecco, contro l’ordinanza del 5.11.2013 del Comune di Lecco, con la quale il Sindaco ha ordinato un orario massimo di attivazione dalle ore 10.00 alle ore 24.00 “per l’esercizio di apparecchi e congegni automatici da gioco presenti negli esercizi autorizzati”. Il ricorrente – titolare nel Comune di Lecco di una rivendita di generi di monopolio con annesso bar in cui sono installate quattro new slot – ha impugnato l’ordinanza del Comune: alla camera di consiglio del  29 gennaio 2014 “la Sezione, con ordinanza (…) aveva accolto l’istanza cautelare” ritenendo che “in base alla costante giurisprudenza di questa Sezione il potere del Sindaco di disciplinare gli orari degli esercizi pubblici non può essere esercitato per il perseguimento di scopi diversi da quello di sincronizzare gli orari di apertura al pubblico di sportelli pubblici e servizi privati per soddisfare le esigenze dell’utenza nemmeno qualora si tratti di prevenire l’insorgenza di eventuali ludopatie”. L’ordinanza in questione è stata poi appellata dal Comune dinanzi al Consiglio di Stato il quale accolse l’appello, evidenziando che “l’ordinanza sindacale impugnata richiama un titolo di competenza attribuito all’autorità emanante (…) e che tanto appare sufficiente, ad una cognizione sommaria propria di questa fase, al fine di ritenere legittimo l’atto impugnato”. Alla pubblica udienza del  17 dicembre 2014 la causa è stata trattenuta in decisione al Tar Lombardia. Per i giudici amministrativi lombardi, “il ricorso è infondato”. “Con riguardo all’individuazione e delimitazione dei poteri esercitabili dal Sindaco – si legge nella sentenza pubblicata oggi – il Collegio ritiene di doversi discostare dall’orientamento in precedenza seguito, in considerazione del mutamento giurisprudenziale recentemente intervenuto sulle questioni oggetto di causa, in particolare a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale n. 220/2014”. “La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di costituzionalità sollevata dal T.A.R. Piemonte con riguardo all’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267, nella parte in cui tale norma non prevede che i poteri dalla stessa attribuiti al Sindaco possano essere esercitati con finalità di contrasto del fenomeno del gioco di azzardo patologico (g.a.p.)”. In quest’ottica , aggiungono i giudici lombardi, “la Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile la questione sollevata dal T.A.R. Piemonte in considerazione della “non adeguata utilizzazione dei poteri interpretativi che la legge riconosce al giudice rimettente e della “mancata esplorazione di diverse, pur praticabili, soluzioni ermeneutiche”, con ciò implicitamente invitando il giudice a quo a “praticare” l’opzione interpretativa da essa richiamata, onde scongiurare che la norma in questione possa porsi in contrasto con i principi costituzionali”. Pertanto, “in ragione delle suesposte considerazioni il ricorso deve essere respinto”. im/AGIMEG