Il settore del bingo in Italia chiude il 2025 con segnali contrastanti: i numeri reggono, ma il calo dello 0,47% rispetto all’anno precedente e una serie di criticità operative tratteggiano un settore che fatica a trovare stabilità. È quanto emerge dalla Relazione al Parlamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze sul gioco.
Un anno di assestamento per le sale
Due concessioni in meno rispetto al 2024, alcune sale costrette a fermarsi per alluvioni, smottamenti o crolli, altre bloccate da procedure di sfratto o in attesa del via libera delle Questure per la licenza ex articolo 88 TULPS. Il quadro operativo restituito dal MEF è quello di un settore esposto a discontinuità difficili da prevedere e, soprattutto, da gestire.
Fatturato e gettito
A fronte di un fatturato complessivo di 1,5 miliardi di euro, calcolato sul valore nominale delle cartelle acquistate dai concessionari presso gli uffici ADM, il gettito erariale si è fermato a 180 milioni euro, corrispondente al 12% del fatturato. La contrazione dello 0,5% rispetto al 2024, seppur contenuta, interrompe una fase di relativa stabilità.

Il montepremi vincolato per legge
Dal 1 gennaio 2025 la legge di bilancio ha introdotto un corridoio obbligatorio per il montepremi: non meno del 70% e non più del 71% del prezzo di vendita delle cartelle. Secondo il MEF la norma ha ridotto i margini di manovra che in passato alimentavano squilibri competitivi tra concessionari con redditività molto diverse, senza incidere sulle entrate pubbliche.
La questione canoni ancora irrisolta
Resta aperta la vicenda dei canoni di proroga. Dopo l’intervento della Corte di giustizia europea, l’ADM si trova a dover eseguire sentenze in un contesto che lo stesso Consiglio di Stato ha riconosciuto di difficile interpretazione. L’Agenzia ha presentato ricorso ex articolo 112, comma 5, c.p.a. per ottenere chiarimenti sulle modalità concrete di ottemperanza. fp/AGIMEG

