“Il decreto 41 prefigurava un riordino organico del gioco pubblico, ma la sua attuazione procede in modo disomogeneo: due componenti dello stesso mercato restano disciplinate da quadri normativi scoordinati, con ricadute anche sul piano sociale. Il rischio concreto è che la domanda si sposti verso l’illegalità, sottraendosi così a controlli, tracciabilità e tutele”.
È quanto ha sottolineato Moreno Marasco, presidente di Logico, intervenendo al dibattito promosso da ACADI e ringraziando Geronimo Cardia per l’invito. Al centro del suo intervento, un aspetto spesso trascurato: gli effetti indotti delle norme sul mercato e sui comportamenti degli utenti.
Secondo Marasco, ci si concentra abitualmente sugli obiettivi delle norme – tutela della salute, contrasto all’illegalità, gettito, occupazione e sostenibilità del sistema – e molto meno su ciò che esse producono concretamente. Una regola può essere corretta nelle intenzioni e generare effetti inattesi: può ridurre un’offerta senza intaccare la domanda, oppure spostare quest’ultima verso l’illegalità. Un rischio che, secondo il presidente di Logico, occorre sempre valutare.
Il punto cruciale, spiega Marasco, è che la domanda non conosce categorie normative. Non si può pretendere che l’utente decida sulla base delle categorie giuridiche utilizzate dal legislatore, le quali ambiscono a circoscrivere fenomeni preesistenti. L’utente è interessato all’offerta disponibile, alle caratteristiche del servizio, all’esperienza complessiva. Il problema, quindi, non è che l’utente non ragioni come il legislatore, ma che il legislatore non tenga conto di come ragiona l’utente.
Da qui una conseguenza metodologica precisa: “Quando si interviene sull’offerta, occorre interrogarsi su cosa accada alla domanda che quell’offerta intercettava. Può spostarsi in parte verso prodotti sostitutivi, ma se una parte viene indirizzata verso l’illegalità, il risultato è la sottrazione a un sistema di controlli, tracciabilità e tutela. Il fallimento del sistema. Non si può leggere nella riduzione di un segmento di mercato, o anche dell’intero mercato legale, una reale riduzione del fenomeno sociale: sarebbe come insabbiare, occhio non vede cuore non duole”.
Marasco cita un esempio concreto: il divieto generalizzato di pubblicità e sponsorizzazione. Una scelta che rispondeva anche a una comprensibile sensibilità sociale, ma che avrebbe richiesto una distinzione netta tra percezione ed effetti reali. Limitare la comunicazione legale ha reso più visibile quella illegale, non sottoposta agli stessi vincoli.

Un altro aspetto spesso sottovalutato è quello operativo. Le norme devono essere tradotte in sistemi, infrastrutture, procedure e processi aziendali, richiedono investimenti e tempi di adeguamento. Emblematica, in tal senso, l’imminente scadenza del 13 novembre, ora già prorogato al 15 febbraio in seguito ad una gradita, quanto dovuta, presa di coscienza delle difficoltà sopraggiunte, per l’attuazione delle nuove regole tecniche del gioco a distanza. A un anno dal nuovo regime concessorio, operatori e certificatori stanno ancora affrontando un percorso complesso e tortuoso, con evidente affanno, nonostante l’impegno profuso. “Occorre valutare la regolamentazione non solo per ciò che prescrive, ma anche per la sua concreta attuabilità”.
Sul fronte del contrasto all’illegalità, Logico invita a un cambio di prospettiva. Non basta oscurare i domini internet, che vengono sostituiti con estrema facilità. Occorre intervenire sull’infrastruttura economica dell’offerta illegale: società, conti e flussi finanziari. Agire a monte, non soltanto a valle, realizzando il blocco dei pagamenti verso gli operatori illegali, che non può rimanere solo un decreto legislativo inattuato.
Per Marasco, il settore non deve limitarsi a chiedere regolamentazioni più efficaci, ma deve contribuire alla propria evoluzione. La partecipazione di LOGiCO alla pubblicazione dello standard europeo sugli Indicatori di Rischio ne è un esempio: contribuire a definire strumenti condivisi, anziché limitarsi a recepire regole già stabilite. Ciò richiede anche una grande responsabilità collettiva: sostenibilità e reputazione del comparto devono precedere gli obiettivi economici dei singoli. La reputazione è un capitale comune, da non compromettere. Il Bilancio presentato da ACADI aiuta a ricordare la dimensione economica e occupazionale del sistema, grandezze necessariamente da considerare quando si valutano gli effetti.
In conclusione, “una regolamentazione matura deve tenere insieme tutela della salute, legalità, reputazione, occupazione e sostenibilità economica. Deve misurare i risultati, non soltanto le intenzioni, e saper correggere le proprie scelte quando gli effetti reali divergono dagli obiettivi dichiarati. Perché la maturità si misura dalla qualità dei risultati che quelle regole producono nella realtà”. Marasco ribadisce quindi la propria disponibilità al confronto con istituzioni, associazioni e operatori del settore, con l’obiettivo di contribuire a una regolamentazione efficace, sostenibile e realmente orientata alla tutela dei cittadini. lb/AGIMEG

