Tra gli interventi previsti nella Manovra 2027 in tema di gioco pubblico, ci sono quelli riguardanti le Sale Lan. Sulla questione è intervenuto, con una nota rilasciata in esclusiva ad Agimeg, Alessio Cicolari, CEO di AK Informatica ed Ex CEO di Esport Palace, sala che fu al centro di una vicenda che riportò alla ribalta nazionale la questione delle Sale Lan.
“L’introduzione di una categoria specifica è positiva ed era attesa da tempo, ma deve accompagnarsi a regole tecnicamente applicabili ed economicamente sostenibili. Parlo anche sulla base dell’esperienza di Esport Palace, alla cui chiusura hanno contribuito in maniera determinante le vicende amministrative e l’incertezza normativa. Già nei miei interventi del 2022 chiedevo chiarezza, semplificazione e confronto con gli operatori”.
“PC, console e simulatori sono apparecchiature eterogenee, soggette a rapida obsolescenza e aggiornamenti frequenti. Occorre evitare procedure di omologazione o vincoli incompatibili con questa realtà: sostituire componenti o rinnovare una postazione non può comportare ogni volta un nuovo percorso autorizzativo. Questo riguarda soprattutto i centri che affiancano alla sala un negozio di informatica e cambiano frequentemente l’hardware”.
“Un contributo autorizzativo può essere comprensibile, ma gli importi proposti sono elevati e il rinnovo biennale è limitante rispetto agli investimenti. Servono inoltre definizioni precise ed esempi concreti: cosa distingue un simulatore da un “grande simulatore”? Sono differenze che incidono sensibilmente sui costi e non possono essere lasciate all’interpretazione”.
“La criticità principale rimane l’ISI. La mia impressione è che siano stati trasferiti alle sale LAN criteri pensati per le sale giochi tradizionali, senza considerare sufficientemente le differenze negli incassi e nell’utilizzo. Le nostre postazioni vengono occupate per sessioni prolungate, spesso con pacchetti o abbonamenti, e possono restare inutilizzate per una parte significativa della giornata”.
Simulazione dei costi
“Per rendere concreto l’impatto, prendiamo un allestimento tipo Esport Palace con 24 PC, 8 simulatori di guida e 10 console, considerando una postazione per apparecchio”:
- 24 PC × 1.200 euro di ISI annua: 28.800 euro;
- 10 console × 1.200 euro: 12.000 euro;
- 8 simulatori × 2.000 euro, qualora classificati come “grandi simulatori”: 16.000 euro;
- autorizzazioni per i 42 apparecchi e la sala: 9.400 euro ogni due anni, equivalenti a 4.700 euro annui.
“Si arriva quindi a un costo medio annuo di 61.500 euro tra ISI e autorizzazioni, oppure di 55.100 euro se i simulatori rientrassero nella tariffa ordinaria. (presumendo di aver bene inteso la bozza)”.
“Il calcolo esclude giochi e piattaforme, assumendo che i relativi contributi siano sostenuti dai titolari dei diritti e dai gestori delle piattaforme, come sembrano suggerire i conteggi della relazione tecnica. Il testo deve però chiarire espressamente chi sia tenuto a pagarli”.
“Le tariffe delle sale sono indicativamente intorno ai 5 euro l’ora per PC e console, fino a 30–40 euro l’ora per i simulatori. Un singolo PC dovrebbe vendere 260 ore a tariffa piena soltanto per incassare l’equivalente dell’ISI e della propria autorizzazione annualizzata. Non significa raggiungere il pareggio: restano personale, affitto, energia, manutenzione, apparecchiature sempre più costose da rinnovare continuamente e licenze commerciali. Sull’eventuale utile si applica poi la normale imposizione fiscale”.
“Anche “gioco” e “piattaforma online” sono concetti da definire meglio. Come vengono trattati titoli, edizioni e contenuti aggiuntivi? Per piattaforma si intende Steam, l’infrastruttura multiplayer di un gioco o un servizio per organizzare tornei? E chi deve richiedere l’autorizzazione: editore, titolare dei diritti, distributore, gestore della piattaforma o sala”?
“Assumendo che paghino i titolari dei diritti, temo che molte major internazionali possano non considerare prioritario affrontare una procedura specificamente italiana per un mercato così circoscritto. Se non aderissero, i loro giochi diventerebbero inutilizzabili nelle sale? Rischieremmo di dipendere da decisioni sulle quali non abbiamo alcun controllo”.
“Se invece i 2.000 euro biennali per ogni gioco offerto fossero a carico della singola sala, ritengo che il modello diventerebbe economicamente insostenibile: anche un catalogo limitato a dieci titoli comporterebbe ulteriori 20.000 euro ogni due anni, oltre all’ISI e alle altre autorizzazioni. Un onere particolarmente difficile da giustificare per giochi free-to-play o proposti soltanto per un torneo”.
“C’è poi il tema delle licenze: molte sale mettono a disposizione l’hardware e gli utenti accedono con i propri account e titoli, nel rispetto delle condizioni degli editori. Non tutti i giochi prevedono una licenza commerciale dedicata alle sale LAN.
È una questione che ho discusso personalmente con l’Agenzia, ma nella bozza non vedo una risposta adeguata. Imporre un’unica modalità di autorizzazione e licenza rischia di restringere significativamente il catalogo disponibile”.
“Trovo problematica anche la soglia minima di venti postazioni. Molte piccole sale di paese e centri di simulazione non raggiungono questi numeri: perché obbligarli ad acquistare attrezzature non necessarie per accedere al nuovo regime? La sicurezza e la regolarità non dipendono dalle dimensioni. Servono obblighi proporzionati, che permettano anche alle piccole realtà di lavorare”.
“Quanto ai tornei, affidare ad ADM la disciplina di partecipazione, quote e premi rischia di irrigidire attività che evolvono rapidamente. La tutela dei partecipanti è condivisibile, ma dovrebbe essere assicurata attraverso regole generali chiare, lasciando autonomia organizzativa ed evitando ulteriori procedure e costi per le iniziative delle community”.
“Infine, va chiarito il passaggio dal regime attuale: nel transitorio si richiede una licenza ex articolo 86, mentre molte attività sono state indirizzate verso lo spettacolo viaggiante. Occorrono un raccordo esplicito, tempi congrui e continuità operativa, distinguendo anche le sale dagli allestimenti temporanei per fiere ed eventi”.
“La mia preoccupazione complessiva è che si stia aggiungendo regolazione a un settore che aveva soprattutto bisogno di semplificazione e definizioni certe. Senza correttivi, temo che molte attività non possano assorbire questi oneri senza perdite importanti o ulteriori chiusure. Per la mia esperienza internazionale, rischiamo di rendere l’Italia meno competitiva proprio in un ambito che altrove viene valorizzato come opportunità di sviluppo”.
Preciso che queste considerazioni sono espresse a titolo personale, sulla base della mia esperienza imprenditoriale, e non rappresentano una posizione ufficiale dell’associazione. Chiederò alla nostra associazione (AIEG) di richiedere un confronto con l’Esecutivo / l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, affinché le esigenze degli operatori possano essere ascoltate e considerate nella definizione della disciplina. L’obiettivo è contribuire in modo costruttivo, portando dati economici ed esperienze concrete, a regole che tutelino gli utenti e consentano alle imprese di lavorare e investire”. sb/AGIMEG